Il confronto aperto che Stefano Di Battista ha instaurato con la storia del jazz e i suoi protagonisti si arricchisce di un nuovo, elettrizzante capitolo; a incoronare un percorso artistico salito all'onore delle cronache a partire dalle collaborazioni con il batterista Elvin Jones, il trombettista Nat Adderley o il compianto pianista Michel Petrucciani e suggellato dal tributo ideale dedicato a Thelonius Monk, realizzato con Vince Mendoza e approdato alla Salle Olympia di Parigi. I dieci brani che Di Battista ha inciso in questo recente Parker's Mood rappresentano i comandamenti scolpiti sulla pietra della bibbia del bebop; accompagnato da una band di prim'ordine, capitanata dal grande Kenny Barron al pianoforte e completata da Rosario Bonaccorso al contrabbasso ed Herlin Riley alla batteria (la tromba virtuosa di Flavio Boltro compare solo in quattro pezzi), il sassofonista romano si mette infatti sulle tracce del leggendario Byrd e ne segue pedissequamente le orme. Tra assoli torrenziali e ritmi vertiginosi, funambolici fraseggi e lunghe cavate melodiche, si tratta di musiche complesse e affascinanti, che raccontano di un jazz giocato tra pathos e sentimento, suonato con tecnica straordinaria e grande cuore; rimanendo sempre fedeli al linguaggio, ma soprattutto allo spirito libero con cui Parker viveva il jazz.
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