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Speaker’s Corner è un angolo di Hyde Park, a
Londra; lì, da una sedia o da un palchetto improvvisato, si
può esporre liberamente agli astanti il proprio punto di vista.
Questa rubrica vuole riprendere tale filosofia e rappresentare un luogo in
cui parlare di musica a 360°: presentando cd, libri, concerti e altro,
allargando la visione non soltanto al mondo ‘classico’, ma a
tutto quell’ambito musicale che gli anglosassoni chiamano
‘popular music’. |
POLINA LESCHENKO
Liszt Recital
avanticlassic / 2007
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GIUDIZIO:
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IL CONTENUTO:
Franz Liszt - Prelude und Fugue a-moll (transcription after J. S. Bach), S. 462 Ferruccio Busoni - Chaconne (transcription after J. S. Bach) Franz Liszt - Valse de l'opèra Faust (transcription after Charles Gounod), S. 407 - Sonate für Klavier h-moll S. 178
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A soli ventisei anni la promettente Polina Leschenko si addentra, con lucidità e abilità tecnica, tra complesse e monumentali architetture per pianoforte in questo recital lisztiano. A partire dalla trascrizione del Preludio e Fuga in la minore la giovane pianista di San Pietroburgo (giovane ma tutt'altro che inesperta considerate le sue performances con Maestri quali Martha Argerich, Roby Lakatos, Mischa Maisky...) conferisce grande nitore alla polifonia bachiana in una trascrizione (quella di Liszt, appunto) nella quale emerge, ancora una volta, uno dei due aspetti fondanti della dicotomia caratteristica del grande virtuoso ottocentesco: la spiritualità. Nella Ciaccona di Bach, trascritta per pianoforte da Ferruccio Busoni, la Leschenko sostiene passaggi di notevole difficoltà tecnica ed espressiva con grande padronanza dello strumento, evocando sonorità maestose (come nell'incessante susseguirsi di imponenti ottave ben marcate) alternate a sonorità brillanti e possenti (ben lontane da quelle malinconiche evocate dall'originale Ciaccona per violino). Ma è sicuramente nel Valzer dell'opera di Faust e nella Sonata in si Minore S.178 che emerge con decisione il temperamento impulsivo e dinamico del titanico compositore/pianista. Della trascrizione di Charles Gounod percepiamo, sin dall'inizio prorompente di questa incisione, una marcata sensibilità al colorito sonoro nonché una giustificata verve che accompagna i virtuosismi presenti rendendo palpabile il carattere fondamentalmente brioso e leggero di questo valzer. Infine, nella Sonata in si minore, che Liszt dedicò a Robert Schumann, Paulina Leschenko dimostra un'attenta lettura dell'incessante trasformazione e dello sviluppo ciclico dei quattro temi presenti con un suono stentoreo, a volte granitico, altre ancora cristallino grazie al quale riesce a rendere, con particolare evidenza l'eclettismo e la grandezza di una delle composizioni per pianoforte più importanti del XIX secolo.
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Lisa Gallotta |
| Recensione: Novembre 2007 |
ENRICO RAVA - STEFANO BOLLANI
The Third Man
ECM Records / distr. Ducale / 2007
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GIUDIZIO:
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IL CONTENUTO:
Estate / The Third Man / Sun Bay / Retrato Em Branco Y Preto / Birth Of A Butterfly / Cumpari / Sweet Light / Santa Teresa / Felipe / In Search Of Titina / Retrato Em Branco Y Preto, var. / Birth Of A Butterfly, var.
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È incredibile come Stefano Bollani riesca a essere un istrionico incantatore di folle, grazie alla sua verve ironica da buon fiorentino "d'adozione", e dimostrarsi al contempo un virtuoso del piano, abile nella tecnica, così come nell'improvvisazione. Quest'essenza dicotomica è stata confermata con un live particolarmente intenso, tenutosi presso il Teatro Smeraldo di Milano, e con l'uscita di un cd intriso di delicate emozioni, The third Man, firmato con colui che è stato suo mentore, Enrico Rava. Il concerto, denominato "Sei volte Bollani", organizzato per la pregevole rassegna MiTo/Settembre Musica, è stato più che altro una lunga maratona musicale suddivisa in due parti, che lo ha visto protagonista assoluto, o quasi. Al suo fianco, hanno incantato il pubblico Stian Carstensen (fisarmonica), il gruppo dei Visionari, Petra Magoni e il già citato Rava. Una performance in cui Bollani ha sfoggiato ancora una volta le sue doti clownesche, grazie anche a citazioni di quel fanfalese (idioma creato da Fosco Maraini) da lui musicato in modo trascinante e coinvolgente. Ma una sottile dose d'umorismo si è percepita anche quando ha duettato con Rava. Piano e tromba dialogavano in piena armonia e nel fluire delle note si captava la complicità tra i due musicisti. Un feeling artistico maturato nell'arco di più di un decennio e che li ha visti lavorare insieme in diversi progetti, tra cui Tati (2004), realizzato con Paul Motian. A distanza di tre anni da quel notevole album, Rava e Bollani firmano un altro disco di elevato spessore, The third Man, in cui non c'è traccia della goliardica ironia tipica dei live del pianista. Si ritrova però la già evidenziata complicità tra i due jazzisti apprezzati (per fortuna e meritatamente) a livello internazionale. Le dodici tracce scivolano lungo l'interplay che fluttua tra squarci di penetrante energia e onde sonore morbide, lievemente malinconiche, quasi sussurrate, dal sentore minimalista. Composizioni per nulla scontate, né tanto meno banali, che hanno in sé il dono di toccare contemporaneamente mente e cuore. Si assaporano i tecnicismi, così come l'estemporaneità di arrangiamenti catturati nell'istante esatto della bellezza compiuta. Oltre a brani concepiti perlopiù da Rava – sublime "Birth of a Butterly", come pure "Sun Bay" (solo due quelli cofirmati da Bollani) –, ritroviamo perle preziose ispirate a classici di Antonio Carlos Jobim, Bruno Martino e Moacir Santos. Prodotto da Manfred Eicher, fondatore della Ecm, The third Man, a dispetto del titolo (pensato in funzione della foto di copertina, dove si intravede un terzo uomo), è imbevuto dell'essenza di Bollani e Rava. Seppur registrato in un luogo sui generis – non in un teatro affollato, non in uno studio, bensì nell'Auditorio Radio Svizzera di Lugano – i due traducono la loro intesa in momenti di profondo pathos. Un album da assaporare sino all'ultimo, da ascoltare e poi riascoltare, senza temere di affondare nella monotonia.
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Silvia Turrin |
| Recensione: Novembre 2007 |
BLUE PENGUIN
Pengeris
Preludio / 2007
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GIUDIZIO:
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IL CONTENUTO:
Pengeris / Africa / Manic Monday / Lo Iundolo / Dalila / I feel love / Serenata / Insettoni / Material Girl / I'm thru with love / Brodo di carne / Smalltown Boy / Vienna
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Si intitola Pengeris ed è l'ultimo album dei Blue Penguin, il gruppo vocale che dal 1999 si è presentato sulla scena italiana ed estera in seguito all'incontro di nove cantanti e musicisti provenienti da esperienze artistiche che spaziano dal teatro al musical, dalla musica antica a quella corale contemporanea. Con Pengeris (in cui ogni suono è prodotto unicamente da cinque voci femminili e quattro maschili) il tentativo (pienamente riuscito oltre che opinabile nelle sue finalità) è quello di esplorare generi musicali diversi tra loro come il pop, il jazz, la techno contemporanea e la disco-dance. Accanto a cover di classici degli anni Settanta e Ottanta quali Africa dei Toto, I Feel Love di Donna Summer o Smalltown boy dei Bronski Beat, si trovano brani originali quali Pengeris o Lo Iundolo insieme a brani per bambini come Insettoni, Serenata e Vampiro. Tuttavia, lo stile che caratterizza le tredici tracce dell'album ci rimanda a sonorità frivole (come ne I Neri per Caso) più che corpose e tecnicamente evolute come in gruppi classici (Swingle Singers, Manhattan Transfer) o in gruppi leader del pop a cappella americano o mitteleuropeo (Housejacks, m-pact, Flying Picktes) a cui i Blue Penguin sembra vogliano rifarsi. Pengeris si presenta dunque, non tanto nell'esecuzione (in cui lo sforzo del canto a cappella risulta comunque apprezzabile anche se eccessivamente ammiccante) quanto nella scelta delle canzoni, come un esperimento (azzardato) interamente percorso da un'impercettibile e sterile (se non inesistente) ironia. Un album che vuole risultare divertente. Inutilmente.
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Lisa Gallotta |
| Recensione: Ottobre 2007 |
Un libro e un cd su Niccolò Castiglioni
Lodi (Festival ContemporaneaMente) 15/9/2007
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Sabato 15 settembre a Lodi, nell'ambito del Festival ContemporaneaMente, sono stati presentati al pubblico un libro e un cd dedicati al compositore Niccolò Castiglioni (1932-1996). Il libro, intitolato Niccolò Castiglioni, 1950-1966 e edito dalla LIM, ricostruisce vivacemente la vita e la carriera del compositore negli anni giovanili, inserendolo nel contesto di un periodo molto importante per lo sviluppo della musica in Italia. Si traccia un quadro dettagliato della sua carriera, con cenni ai meccanismi di scelta delle musiche da parte di alcuni importanti istituzioni, alla maggiore o minore fortuna avuta da Castiglioni nei rapporti con esse, al ruolo dell'editore, agli orientamenti stilistici dei diversi festival. Tutto questo viene fatto esaminando documenti finora non disponibili e presentati qui per la prima volta. Il cd, appena uscito per l'etichetta Col legno e intitolato Cangianti, propone invece l'integrale della musica per pianoforte solo di Castiglioni. Ricordiamo che lo stesso Castiglioni era pianista, e un pianista di quelli solidi, da Sonata di Liszt, da Terza sonata di Brahms, da All'aria aperta di Bartok, da Prima sonata di Boulez. Le sue composizioni fanno entrare chi le ascolta in una delle poetiche musicali più particolari del secondo Novecento. Si ha l'impressione di essere condotti per mano in un luogo in cui agisce un potente incantesimo: i colori che dominano sono un bianco purissimo, associato talvolta a tinte pastello, altre volte a filigrane dorate o argentate. Tutto ciò che ci circonda ha l'apparenza del cristallo e della porcellana, tutto è liscio e lucente. Ma, ciò che più conta, chiunque vi entri si ritrova bimbo e con occhi di bimbo guarda davanti a sé gli oggetti della vita. Brani come Cangianti, Dulce refrigerium ed He conquistano l'ascoltatore con una forza negata a tanta parte della produzione musicale del secondo Novecento. Autore del libro e pianista impegnato nel cd si riuniscono in un'unica persona, Alfonso Alberti, il quale nel corso dell'evento lodigiano ha anche interpretato dal vivo una scelta di composizioni per pianoforte. Essere pianista e al tempo stesso musicologo costituisce evidentemente un arricchimento per un musicista che riesca a riunire in sé entrambe le competenze: la particolare efficacia che si è notata nelle interpretazioni ascoltate non può non essere messa in rapporto con l'approfondimento storico-critico che ha portato ad esse, così come l'ottima riuscita del libro è evidentemente legata alla concretezza con cui un biografo-pianista può avvicinare la musica di cui si ha scelto di occuparsi. In conclusione, nel concerto-conferenza di Lodi (a cui hanno partecipato anche il compositore Giampaolo Testoni e il musicista Luigi Mandelli) è stato vivacemente rievocato un compositore fra i più grandi del nostro Novecento, la cui presenza nelle sale da concerto è attualmente e fortunatamente in crescendo.
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Raffaele Cacciola |
| Recensione: Ottobre 2007 |
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