In Edicola:


I Nostri Partner:











|
 |
Speaker’s Corner è un angolo di Hyde Park, a
Londra; lì, da una sedia o da un palchetto improvvisato, si
può esporre liberamente agli astanti il proprio punto di vista.
Questa rubrica vuole riprendere tale filosofia e rappresentare un luogo in
cui parlare di musica a 360°: presentando cd, libri, concerti e altro,
allargando la visione non soltanto al mondo ‘classico’, ma a
tutto quell’ambito musicale che gli anglosassoni chiamano
‘popular music’. |
Sarah Jane Morris / Enrico Melozzi
Cello Songs
Cinik Records, 2011, CNK_025, dist. Edel
|
GIUDIZIO:
|
IL CONTENUTO:
Fast car / Alleria / Love is pain / The blower's daughter / Illumination / She always / Migratory birds / Blue valentine / Moonlight / Mother of God
| |
 |
Un lavoro lungo, complesso, dettagliato. Questo è Cello Songs, disco prodotto, arrangiato e diretto da Enrico Melozzi per Cinik Records e interpretato da Sarah Jane Morris. Un manufatto di rara bellezza, vista la modalità di orchestrazione. Grandi violoncellisti accompagnano la bellissima voce della Morris che con originalità e spinte ardite, interpreta sia composizioni inedite che canzoni scritte da Tracy Chapman, Tom Waits, Ennio Morricone, Pino Daniele, Damien Rice e su partitura di Claude Debussy. Non mancano partecipazioni straordinarie come quella del grande Dominic Miller (chitarrista di Sting), Danilo Rea (piano), Ian Shaw (cantante jazz londinese) e Fabrizio Bosso (tromba). L'intero album è stato registrato presso gli studi Cinik di Roma, mixato da Enrico Melozzi, Vincenzo Schiavo e Sarah Jane Morris e masterizzato da Fabrizio De Carolis. Abbiamo avuto l'occasione di parlare del disco con Enrico Melozzi. Com'è nato il progetto? «é il risultato di un lungo labor limae, in cui abbiamo sperimentato e cercato di arrangiare nel modo più originale possibile. Io e Sarah ci siamo incontrati dieci anni fa, io dirigevo e lei era la solista. é il sogno di tutti i violoncellisti creare una sorta di momento unico in cui si esibiscono in ensemble solo il gruppo dei violoncelli, sentire un impasto di suono, avere un momento di "violoncello pride". Questo strumento è più completo rispetto al violino, avendo sia frequenze acute che gravi, e quindi, il suono che ne conviene, è unico. Il progetto da me pensato è piaciuto molto e ci siamo messi al lavoro. La sua estensione vocale si adeguava benissimo alle mie idee. Quindi sono diventato il produttore artistico di Cello Songs. Abbiamo scelto i brani, implementando a vicenda i rispettivi gusti musicali. Alla fine ci siamo resi conto di avere in mano un bel prodotto sonoro. Quando si è circondati da grandi artisti è tutto più facile. In questo lavoro c'è anche la figura del "tracklist artist", Francesco Tumminello, fonico e grandissimo professionista cinematografico». Com'è stato arrangiare vari tipi di spartiti, dai più classici ai più moderni? «Non ho avuto problemi ad arrangiare. Io mi diverto a sperimentare. E tutti i suoni sono stati registrati dal vivo, uno ad uno. Qui l'orchestra respira davvero. The Blower's Daughter ha, ad esempio, un lungo intro contrappuntistico per immettere l'ascoltatore in una sorta di mondo parallelo. E poi le curate sfumature dinamiche dal pianissimo al fortissimo. In Migratory Bird, secondo un mio stile violoncellistico, i bicordi bassi si associano agli alti, a un ritmo di batteria, apparendo come un'orchestra rock. Tecnica che con il violoncello funziona molto e che ho utilizzato nel finale di questa traccia. Faccio accordi sfruttando le corde vuote creando accodi dissonanti in un senso armonico, passando con arco. In Allegria, invece, c'è come intro un accenno della Nona sinfonia di Beethoven. E ancora in Debussy, Moonlight, il pianoforte preparato usato come arpa dove ho creato io l'arpeggio. Sono classico ma anche punk. Gli unici due effetti registrati sono quelli degli uccelli in Migratory Bird e il rumore di una macchina in Fast Car. Due gli inediti del disco: "Mother of God", scritta insieme Johny Brown e "She Always", scritta da Boy George appositamente per la cantante inglese». Come avete scelto i pezzi? «Ne avevamo circa trenta e abbiamo fatto una selezione seguendo anche l'entusiasmo degli altri. L'importante non è solo scegliere il pezzo ma arrangiare nel rispetto della classicità dei musicisti». Il tuo sogno nel cassetto? «Sono un suo grande fan di Sollima. Mi piacerebbe collaborare con lui».
|
Rita Vecchio |
| Recensione: Gennaio 2012 |
In Italia è quasi sconosciuto. Le radio la sua musica non la programmano (come non programmano quella di altri artisti ben più noti di lui, ma troppo â€úsofisticatiâ€ù e poco utili per far audience). Anche nei negozi di musica â€ì ormai sempre meno frequentati per lâ€ôeffetto internet â€ì i suoi cd sono introvabili. Un peccato, perché Jeff Oster è uno di quegli artisti che scrivono musica per passione, ci mette lâ€ôanima, oltre che la tecnica. Questo lo si percepisce ascoltando il suono della sua tromba, cui affianca il flicorno. Nellâ€ôestate 2011 ha pubblicato il suo quarto album, Surrender, con 11 brani uno più intenso dellâ€ôaltro. La base è jazz, ma non solo, perché le sonorità racchiudono stilemi downtempo, oltre che echi di ambient music e atmosfere evocative. Come capita per molte produzioni musicali contemporanee è difficile â€úcatalogare-etichettareâ€ù la musica e questo vale anche per quella di Jeff Oster. Il trombettista americano nato in Illinois, poi trasferitosi a San Francisco, con Surrender è riuscito a creare un progetto intimista e al contempo pieno di sensualità, grazie anche alla presenza della vocalist Diane Arkenstone. Questâ€ôultimo lavoro conferma lâ€ôimpronta musicale che Oster aveva già dato al precedente True, anchâ€ôesso ricco di varie influenze musicali. Il trombettista sintetizza la sua musica con queste parole «Miles incontra gli Enigma», come dire il jazz, sperimentale e classico si fonde con quel filone elettronico più mainstream. Surrender contiene brani sia strumentali sia cantati dalla Arkenstone, cui si affianca lo stesso Oster, rivelandosi un inaspettato vocalist dalla timbrica molto calda. Difficile segnalare le tracce più rappresentative, ma emergono proprio quelle strumentali, come â€úVocê Quer Dançarâ€ù, â€ú53 Mirrorâ€ù e â€úBeautiful Silenceâ€ù dove la tromba sembra sussurrare lâ€ôurgenza di abbassare i toni e ascoltare quasi il silenzio. È un disco per chi ama le atmosfere musicali non urlate, morbide, ipnotiche, per chi desidera rilassarsi e fermarsi lontano dalla confusione del mondo.
|
Silvia Turrin |
| Recensione: Novembre 2011 |
Ravi Shankar
Nine Decades - Vol.1 (1967-68)
East Meets West Music / distr. Ducale Music, 2011
|
GIUDIZIO:
|
IL CONTENUTO:
Raga Gangeshwari / West meets East / Durga Suktam & Mahishasura Mardini Stotram
| |
 |
Ripercorrere un cammino musicale intenso, ricco di produzioni e di emozioni non è semplice, soprattutto se si considera il percorso artistico del grande maestro di sitar Ravi Shankar. Solo l'etichetta discografica della Fondazione che porta il suo nome poteva raccogliere sapientemente in modo ordinato le composizioni di colui che ha trasportato le atmosfere sonoro-spirituali indiane nei frenetici meandri urbani dell'Occidente. Non a caso, la sua label porta il nome di East Meets West. La sua musica non ha mai però abbandonato le radici culturali da cui attinto, mantenendosi sempre integra, rispettosa della tradizione dei raga. Eppure allo stesso tempo, la sua musica ha saputo e sa dialogare con quella parte di mondo chiamata Occidente, che talvolta ha sfruttato il nome e le opere di Ravi Shankar per operazioni commerciali alquanto discutibili. Lo sottolinea del resto il virtuoso di sitar nel libretto che accompagna il primo volume del progetto Nine Decades. Diversi i casi di etichette discografiche che hanno ri-utilizzato le sue composizioni inserendole in compilation o in riedizioni senza il consenso del maestro; o ancora, i suoi album vengono catalogati sotto l'etichetta "new age" o ridistribuiti semplicemente cambiando l'artwork. Contro queste e altre speculazioni la sua etichetta East Meets West ha appunto ideato Nine Decades, progetto discografico strutturato in una serie di cd che recuperano straordinarie e rare performance live del Pandit, alcune registrate in occasioni pubbliche, altre in luoghi privati, come negli ambienti di casa della famiglia Shankar. Il primo volume racchiude esibizioni live risalenti al lontano 1968. Volutamente, le tracce mantengono vivi i suoni e l'atmosfera dell'epoca, lasciando altresì inalterate le voci di sottofondo del pubblico. Ascoltare "Raga Gangeshwari" della durata di 48 minuti è come ritornare indietro in un'India rurale e mistica, sentendo il lento scorrere del Gange. Questo lungo raga – che secondo la tradizione dovrebbe essere suonato al mattino – registrato alla periferia di Allahabad, vede l'intreccio di sitar, tabla (Ustad Alla Rakha) e tampura (Kamala Chakravarty). Un tripudio di sonorità e ritmi che creano una coinvolgente sinfonia indiana. L'altra traccia datata 1968 è "Durga Suktam & Mahishasura Mardini Stotram", registrata in un tempio di Allahabad. La sacralità del luogo è d'obbligo per la stessa natura del componimento, canto vedico che interpreta in musica l'anima spirituale indiana. Accanto a questi storici brani troviamo nel cd anche un documento audio del 1967, in cui si ascoltano le voci di donne e uomini statunitensi che, negli anni Sessanta, scoprono una nuova musica proveniente dall'Asia, la musica di Ravi Shankar e la tradizione millenaria dei raga. é proprio in quel decennio, pieno di fermenti culturali e di ideali, che inizia a svilupparsi il ponte comunicativo tra Oriente-Occidente, alimentato certamente dalle innumerevoli opere musicali di Shankar e dalle sue prestigiose collaborazioni (ricordiamo quelle con l'ex Beatles George Harrison e Philip Glass). Il dialogo tra Est e Ovest prosegue attraverso i prossimi volumi della serie Nine Decades raccolgono tutta la passione musicale di questo arzillo e creativo novantenne, nato nella città più sacra dell'India, Benares, e forse i suoi raga risentono di questo influsso originario...
|
Silvia Turrin |
| Recensione: Ottobre 2011 |
Felice Clemente Quartet
Nuvole di carta
Crocevia di Suoni Records, 2011
|
GIUDIZIO:
|
IL CONTENUTO:
The Courage To Try / Paradossi / Nuvole Di Carta / To Mjb / Aneddoti / Inside Changes / The Young Prince And Princess (Theme from Shéhérazade) / Lost In Blues / Bastian Contrario
| |
 |
Quando le nuvole assumono la forma dei nostri sogni, ci vorrebbe sempre un pezzo di carta per fissare e realizzarli davvero. Nuvole di carta, il nuovo lavoro di Felice Clemente, attraverso limpide note mette insieme, fondendoli, l'idea e la realtà, come se avesse voluto dare forma ai desideri a occhi aperti. «é un cd che ho composto per commemorare la morte di un ragazzo, amico di famiglia, che aveva tanti progetti ancora da realizzare», racconta Felice Clemente. «Per questo il titolo Nuvole di carta: le nuvole assumono la forma dei nostri sogni, passano velocemente e mutano con la vita e l'esperienza. E a facilitare tutto ciò è la musica che da sempre accompagna momenti belli e brutti, e per la maggior parte delle volte è un motore di reazione molto importante per farci superare lo sconforto. La mia vuole essere una musica che accompagna i vari momenti senza pensieri, sempre solare e energica, ma dove non mancano passaggi struggenti oltre a quelli intensi e positivi». Questo spiega anche la scelta della copertina: il disegno e i colori indicano quasi una realizzazione, elevazione di una vita certe volte molto negativa, altre molto bella. C'è insito il pensiero di cercare l'extraterreno, di elevare a qualcosa di assoluto. «Sono credente – dice - e lo concepisco come forma verso Dio. Si parte dal nero, che metaforicamente potrebbe essere l'aspetto negativo e buio, e attraverso un tunnel sempre meno fitto arrivare ai colori celestiali. La copertina raffigura un quadro già esistente al momento della produzione di questo lavoro. Ho utilizzato un disegno di una giovane artista, Cinzia Pugliese, che bene evidenziava la musica che doveva "contenere". Semplice, melodico e ben arrangiato. Un percorso musicale che abbraccia nove tracce inedite e un arrangiamento di Shéhérazade di Rimsky-Korsakov. La stesura è durata un anno e registrato con molta cura per la fattura del suono da Artesuono Recording Studios a Cavalicco, insieme al quartetto ufficiale con cui collabora oramai da anni. Giunto all'ottavo disco, ma già in procinto di registrare il nono, Clemente affianca con cura e creatività brani che spaziano da un jazz classico a quello un po' più moderno, intriso di sonorità contaminate provenienti da un mix di influenze mondiali. Da Inside Changes a brani con tempi dispari e con arrangiamenti molto più strutturati e complessi come The Courage to Try e Paradossi, più artificiosi nella struttura: così si trovano di frequente cambi di tempo repentini, come nel primo di questi brani, dove c'è quasi una sovrapposizione dal 7/4 al 5/4 e nel secondo con passaggi dal 5/4 al 4/4. Ma la sua rimare pur sempre una musica semplice che anela verso al ricerca delle origini. Compositore impegnato, Felice, che si è da poco esibito al Blue Note di Milano, di certo non dimentica la sua formazione classica che diventa la sua musa ispiratrice anche in ambito improvvisato e senza categorizzazioni quale quello jazzistico. «La musica classica non mi ha vincolato, anzi - commenta Clemente - é il mio motore. Utilizzare l'approccio jazz mi ha aiutato a togliere quelle categorizzazioni mentali tipiche della musica classica. La musica jazz permette qualche sbavatura in più, lasciandoti uscire di più nell'aspetto creativo. E concepisco che la semplicità sia la giusta formula per fare musica. Non è moderna o alla moda un'accozzaglia di suoni messi magari maniera artificioso. Louis Armstrong ha saputo ben cogliere l'essenza del jazz. In questo ultimo lavoro, c'è molta più ricerca di un tema sottile che unisce le varie melodie con una ricerca spasmodica alle origini». Così fonde le esperienze provenienti da Wayne Shorter, Joe Henderson, Sonny Rollins, Joe Lovano, Miles Davis e Brandford Marsalis a quelle classiche di Stravinskji, Ravel, Debussy e Rimsky-Korsakov, facendo un tutt'uno, proprio come la musica ci insegna a fare, come scatole cinesi, contenitori di note variegate. E su come è cambiato il jazz, risponde: «Quello puro, quello che si concepiva qualche anno fa non dico che non esista più, ma è messo in secondo piano da una diversa progettualità contaminata anche a ragion veduta da vari impulsi provenienti da varie parti del mondo. Una volta era molto swing e afro americano. Ora contaminato da una dimensione europea, nord europea, nord africana, insomma un mix di culture unite dal piacere di fare musica. Molti musicisti seguono la moda del momento. Oggi gli arrangiamenti sono più colti e più strutturati. La musica classica si è fatta influenzare dalla musica jazz. A differenza del passato, forse, c'è la coesistenza di più generi musicali. La mia origine rimane classica e lì vado a cercare l'aspetto creativo».
|
Rita Vecchio |
| Recensione: Maggio 2011 |
© Amadeusonline
Pubblicazione periodica telematica registrata presso il Tribunale di Milano il 9/5/2005 con il n.352
Redazione: via Alberto Mario 20 - 20149 Milano
Tel. 02.4816353 - Fax 02.4818968
Mail: news@amadeusonline.net
Direttore responsabile: Riccardo Santangelo
Proprietario ed editore: Paragon s.r.l.
via Alberto Mario 20 - 20149 Milano
Reg. Imp. Milano n. 221450/6030/50
Cap. Soc. 10.400 € i.v.
Provider: Infocom Consulting s.r.l.
Tutti i marchi in questo sito sono di proprietà dei rispettivi proprietari.
© Tutto il materiale pubblicato su amadeusonline.net è di esclusiva proprietà della società Paragon s.r.l. ed è coperto da Copyright internazionale. Ne è consentito l'utilizzo a patto che se ne richieda l'autorizzazione e se ne citi la fonte. È severamente vietato per qualsiasi portale internet, o rivista cartacea, riprodurre qualsivoglia notizia e foto pubblicata da amadeusonline.net. I trasgressori saranno denunciati e ne risponderanno in base alle normative vigenti.
Le immagini presenti sul sito provengono da internet oppure dagli uffici stampa, e si ritengono di libero utilizzo. Se è stata pubblicata un'immagine protetta da copyright, il legittimo proprietario può contattarci scrivendo a news@amadeusonline.net: l'immagine sarà rimossa oppure accompagnata dalla firma dell'autore.
|
Le Rubriche di AmadeusOnline:








I Nostri Sponsor:


|