Sono l’uomo delle stelle

David Bowie

Il Saggiatore, 2016, pagg. 469, euro 24,00
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Chi meglio di se stessi può raccontarsi. Non solo seguendo il filo logico della propria vita, ma anche uscendo dalle righe e mistificando magari la realtà. È la tua vita e puoi darne la versione che vuoi. Quando si parla di se stessi, tutto è possibile. A patto di essere un uomo “normale”. Ammesso di riuscire a dare un senso a questo aggettivo.

Di certo David Bowie non poteva rientrare in questa categoria, essendo stato molte persone nella sua vita: Duca Bianco, Ziggy Stardust, Aladdin Sane, Nathan Adler, Halloween Jack, Pierrot, Prettiest Star, e infine BlackStar. Compositore, musicista, costumista, scenografo, attore, pittore e molto altro ancora. Ma David Robert Jones è soprattutto stato se stesso, anche indossando le maschere che l’hanno reso famoso. Il suo punto di vista sulla sua vita non abbiamo però avuto la fortuna di leggerlo, perché un’autobiografia non l’ha mai scritta.
Così le fonti più dirette a cui possiamo attingere per capire il “fenomeno Bowie” sono le interviste. E proprio alcune di queste (rilasciate dal novembre 1969 al novembre 2003 alla stampa anglossassone) vengono raccolte (insieme ad alcuni scritti critici) nel libro Sono l’uomo delle stelle, edito da Il Saggiatore.
Quasi 35 anni di evoluzione di un artista che ha saputo inventare, prima di altri, la figura dell’icona della cultura pop. Nel percorso cronologico tracciato dalle interviste, si può notare la sua evoluzione, di uomo e personaggio che coinvive con insicurezze, coraggio, fallimenti; che in vari periodi della sua vita l’hanno portato  a essere tutti le stupende “maschere che la sua mente creativa ha saputo inventare. Oltre a tutto questo il libro ci fa comprendere uno spaccato dell’evoluzione del giornalismo musicale e di come i giornalisti sono cambiati


Riccardo Santangelo