From a Distant Past

Tommaso Starace / Michele Di Toro

Emarcy /Universal, 2016
Voto Complessivo:

Via i manierismi autocompiacenti di un certo jazz, sempre alla ricerca di stupire a tutti i costi, Tommaso Starace e Michele Di Toro puntano all’essenziale, a iniziare dalla strumetazione: il primo ai sassofomi alto e soprano e l’altro al pianoforte, e nient’altro.

C’è una vena malinconica in questo disco, che propriamente si intitola From a Distant Past, come voler evocare sonorità lontane. Ma è una malinconia evocativa e non deprimente quella che scaturisce dagli strumenti di Starace e Di Toro, che conversano tra di loro a volte lasciandosi andare a un pathos più sognante e altre volte facendo uscire momenti di forza espressiva.
Nove brani quasi tutti a firma dei due musicisti (tranne Childen’s Song No. 6 di Chick Corea e Dexter’s Tune di Randy Newman), dove in quasi tutti si respira sonorità evocative degli anni ’50; come in A Trust Betrayed, Jump for Joy, Soundtrack, La favola continua e nella dolcissimo brano di Newman. «È la melodia la chiave di From a Distant Past, un disco dal sapore antico e dal gusto moderno. Il soprano racconta storie di paesaggi sonori, mentre il pianoforte salta da un crinale all’altro della storia del jazz toccando gli estremi temporali di un’evoluzione che si fa arte». Così Flavio Caprera descrive il disco nelle note di copertina. E facendosi trasportare dalla melodia si può ascoltare un bel disco.


Riccardo Santangelo