Musiche “classiche” dall’Iran

Un concerto dalle atmosfere intime ma coinvolgenti è stato proposto a Padova da un trio di musicisti iraniani





di Luca Mantovanelli

Siamo ormai al terzo appuntamento del ciclo Opera Foyer II Musicaltrove ideato dagli Amici della Musica di Venezia presso il foyer del Teatro Verdi di Padova. Il titolo del concerto era Sarawan. Persia e archetipi musicali d’Oriente. La sala era gremita di pubblico e il successo notevole, sia a Padova sia il giorno dopo nella magnifica Sala della Musica di Ca’Sagredo, a Venezia, dove il concerto è stato replicato, sempre a cura degli Amici della Musica, con un prezioso intervento introduttivo dell’etnomusicologo Giovanni De Zorzi da cui traggo alcuni spunti, unitamente a quelli derivati da una conversazione con il musicista persiano Mohssen Kassirosafar.

“Sarawan” (che significa “Sorgente di luce”) è infatti il nome del gruppo, nato da un progetto culturalmente molto interessante dello stesso Mohssen Kassirosafar, per diffondere la musica dell’Iran in Italia. Kassirosafar ha preso parte al concerto con il suo zarb (un tipo di tamburo a calice), assieme a Amir Nazari (viella kamanca) e Vahid Hosseini (Santur, una sorta di salterio). I tre musicisti provengono da diverse regioni dell’Iran: Kassirosafar è nato a Mashhad (est dell’Iran), Nazari a Tehran, e Hosseini a Esfahan. Emblema dell’identità iraniana è la musica “classica” persiana, particolarmente raffinata, ricca di rimandi simbolici. In essa la poesia e la musica si fondono nelle performance sonore costruite attraverso un equilibrio perfetto delle parti. Per via delle vicende storiche millenarie, la musica persiana è una stratificazione di più culture: da quella mesopotamica a quella greca, fino a quella islamica e mongola.

Vahid al “Santur” (Xsantur in sanscrito, che significa “strumento dalle cento corde”), Mohessen allo Zarb (strumento millenario, un tamburo a calice che anticamente si costruiva in terracotta, mentre negli ultimi tre-quattro secoli in legno) e Amir che  trasporta sulla viella kamanca anche gli effetti - l’intonazione è straordinaria - di una rigorosa formazione di violinista classico, si sono dimostrati dei veri virtuosi. L’interpretazione è stata trascinante, e al contempo la presenza di soli tre strumenti dalla sonorità abbastanza ridotta, destinata ad un pubblico raccolto, recava in sé un messaggio intimistico. L’intento di Sarawan è quello di una reinterpretazione del repertorio classico e semiclassico della musica dell’Iran e pertanto quello di una fusione con il gusto contemporaneo. La musica impiegata, raffinata, delicata, piena di sottigliezze per l’ascoltatore acculturato, era in parte quella del ‘radif’ (con cui si intende la musica classica iraniana); in parte quella del popolare compositore e musicista Parvi Meshkatian (1955-2009); e in parte s’è trattato di brani folk del Kurdistan. Dice De Zorzi, su Meshkatian: “I brani di Meshkatian possono rientrare in quella tipologia di brani "semiclassici" o "classico-leggeri"…si usa la dicitura “semiclassico” per distinguere questi brani più leggeri, melodici, facili, vicini al gusto corrente dalle cose più "classiche" tipiche del radîf”.
Il concerto è consistito in un unico grande ‘flusso’ musicale con largo spazio per l’improvvisazione senza interruzioni suddiviso in tredici parti; ciascuna sezione prevedeva l’intervento di uno, o due, o tre strumenti. Tra i bis proposti, anche un pezzo cantato: un lamento per la mancanza della pioggia per i campi.

Il prossimo concerto di MusicaAltrove al Verdi di Padova vedrà impegnato il talentuoso chitarrista romano Stefano Cardi in duo con la cantante Laura Polimero in un affascinante repertorio di canzoni colte e popolari (“Il mondo in tre minuti”, 18 febbraio ore 17.30). A Venezia invece la rassegna MusicaAltrove proseguirà in pieno Carnevale (23 e 28 febbraio alle 18.00 all`Ateneo Veneto) con il Recital di Susanna Armani dedicato al mecenate di Mozart Giuseppe Ximenes Musica sopra un ritratto di porcellana, di cui si legge nel numero di febbraio di Amadeus.