La Scuola russa ha un erede

Grande protagonista del concerto scaligero, insieme a Valery Gergiev, il pianista quindicenne Alexander Malofeev ha dimostrato lo smalto ancora vivo dell’insegnamento russo





di Luisa Sclocchis

«Noi russi siamo fatti in tal modo che, non appena tocchiamo la riva e siamo convinti che quella è la riva giusta, ce ne rallegriamo talmente che dobbiamo subito arrivare ai limiti estremi […] È la nostra passionalità russa che stupisce in tali casi non soltanto noi stessi, ma tutta l'Europa […]». Nelle parole de L'idiota di Fëdor Dostoevskij la passionalità di cui sono testimonianza tante espressioni artistiche, in particolare del XIX secolo, proveniente dalla grande madre Russia, espressa allora in musica nelle pagine di autori come Pëtr Il'ič Čajkovskij e Modest Musorgskij e sapientemente riproposta oggi da esecutori come Valery Gergiev e Alexander Malofeev.

A loro il merito di aver “appassionato e stupito” la folta platea del Teatro alla Scala in occasione del recente concerto dell'Orchestra Filarmonica della Scala, interpreti, rispettivamente sul podio e al pianoforte, di una serata dedicata a due capolavori del repertorio russo: il Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra in si bemolle minore op. 23 di Pëtr Il'ič Čajkovskij e i Quadri da un'esposizione di Modest Musorgskij. Fin dal solenne tema principale affidato all'orchestra, la lettura del Concerto per pianoforte e orchestra appare vigorosa ed energica. Ma è il giovanissimo solista Alexander Malofeev a conquistare senza riserve la scena. Si fa magistrale interprete di quello che, giudicato “banale, rozzo, mal scritto e ineseguibile”, fu il Concerto pensato da Čajkovskij in omaggio all'amico e mentore Nikolaj Rubinštejn.

A discapito di quanto ci si potrebbe aspettare dai suoi quindici anni, dà sfoggio, non solo di grande precisione tecnica, ma soprattutto di inattesa maturità espressiva. Il tocco è deciso, il suono sgranato, la padronanza assoluta e la resa delle dinamiche pienamente centrata rispetto all'alternarsi di momenti brillanti, drammatici e malinconici propri del capolavoro romantico. L'impatto emotivo è notevole. La scuola pianistica russa ha un degno erede, il giovane vincitore del primo premio al Concorso Čajkovskij del 2014.

Applausi scroscianti e due bis, l'Andante Maestoso dallo Schiaccianoci di Čajkovskij-Pletnev e l'Ondine dal Gaspard de la Nuit di Ravel. Un breve intervallo ed ecco che, condotti dalla bacchetta di Gergiev, si prosegue con la passeggiata virtuale in musica all'Accademia Russa di Belle Arti di San Pietroburgo. Tra disegni ed acquerelli di Viktor Hartmann, artista ed architetto amico di Modest Musorgskij, prende vita un'esperienza sinestetica: i fenomeni percettivi si intrecciano fino a indurci quasi a vedere, ascoltando, dieci quadri dai più svariati soggetti, e a sentire cinque Promenade che scandiscono il movimento da una tela all'altra. La musica descrive immagini e ricrea atmosfere nei “Quadri da un'esposizione”, composizione dalla grande varietà e ricchezza timbrica. Caratteristiche eccezionalmente rese nella carismatica lettura del direttore russo, capace di rubare alla pittura la ricchezza espressiva delle tante sfumature di una tavolozza di colori.