La Russia a Napoli

Un programma incentrato sui compositori russi quello eseguito magistralmente dalla Filarmonica di San Pietroburgo, con Yuri Temirkanov alla direzione e Martha Argerich al pianoforte





di Marco Ranaldi


È difficile, quasi imbarazzante scrivere di un concerto nel quale l’arte della performance ha toccato punte di altissimo livello. Non capita sovente di ascoltare, di vedere una compagine orchestrale così professionale come quella di San Pietroburgo. È noto come tale sodalizio abbia radici molto lontane e come nel tempo, la continua ricerca sonora ha raggiunto un livello tale da gridare al miracolo. Infatti il sodalizio, sotto l’instancabile guida di Yuri Temirkanov è saldo nella sua uniformità sonora, nella sua compostezza e professionalità (mai visto che il primo violino “conduca” persino l’accordatura dei suoi colleghi) e soprattutto nella rispondenza emotivo/romantica di esecuzioni che rammentano ciò che nel passato grandi direttori e orchestre erano capaci di fare.

Presenti al Teatro di San Carlo di Napoli per un concerto straordinario, la Filarmonica di San Pietroburgo ha esordito con alcune pagine di Chačaturjan, tratte dal balletto “Spartacus”. Di questo compositore la memoria trattiene la sua immediatezza tematica, ispirata ai grandi suoi predecessori come Rimskij Korsakov e Alexander Borodin. Infatti nel tema cantabile proposto dall’orchestra, emerge una bellezza tematica, amplia e accattivante che richiama il sinfonismo di Borodin. Ma Chačaturjan certo non è stato un innovatore come lo fu certamente Sergeij Prokof'ev. Di questo geniale compositore è stato proposto il Terzo concerto per pianoforte e orchestra. Solista Martha Argerich.

La grande presenza di questa pianista e l’eterno connubio con Temirkanov ha fatto sì che la febbrile composizione di Prokofieff arrivasse ad alte punte di espressione, grevi di una intensità emotiva evidente e di una perizia tecnica che va oltre ogni scritto. La compostezza e l’eleganza della Argerich nel narrare i dissidi compositivi di Prokof'ev sono stati così evidenti che solo un maestro come Temirkanov poteva fare suo il senso dell’interpretazione. Ciò che ha veramente stupito è stato come il pianoforte non fosse “sopra” l’orchestra (come spesso accade) ma ne fosse parte unica, strumento dell’orchestra. Questo è apice di pochi pianisti. Martha Argerich ha poi suonato Domenico Scarlatti a omaggio della città che la ospitava e anche nella breve composizione, l’impronta timbrica era evidente e soprattutto emergeva quella sorta di dialogo infinito con il tempo pianistico che è auspicio di pochi veri interpreti.

La presenza della Filarmonica di San Pietroburgo è stata suggellata dall’esecuzione della complessa Quinta Sinfonia di Dmitrij Šostakovič. Di questo compositore si può scrivere brevemente che nella sua grande creatività è stato uno dei maggiori sostenitori della modernità compositiva. Lo studio continuo, la conoscenza delle forme e dei repertori hanno poi permesso a Šostakovič di scrivere opere sublimi, di enorme bellezza. Nella Quinta c’è tutta la sua umana disperazione, la sua forte critica allo stanilismo e il suo personale pensiero di essere un compositore senza mezze misure. Spontaneità creativa, così come nella Quinta ciò che colpisce è proprio quella continua tensione/distensione. Temirkanov è stato magistrale, un direttore raro, composto, asciutto, dal gesto breve e significativo. La sua interpretazione di Šostakovič ripaga di tutto quello ostracismo che era così forte verso la musica di questo compositore. D’altro non è necessario scrivere se non sottolineare come eventi di questo genere siano oramai rari e alla direzione del San Carlo il plauso per averlo permesso.