Il trionfo di Gergiev al Parco della Musica

Alla guida dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, e con Seong-Jin Cho al pianoforte, ha incantato il pubblico romano





di Alessandro Tommasi

In una stagione concertistica capitano quei concerti-evento capaci di riempire anche le sale più spaziose: quello del 3 febbraio presso la Sala Santa Cecilia del Parco della Musica di Roma ne è un esempio perfetto. Difficile non aspettarsi il successo, quando al celebre direttore russo Valery Gergiev alla guida dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia si affianca Seong-Jin Cho, vincitore dell’ultimo Concorso Chopin di Varsavia, in un programma interamente dedicato ai compositori russi. Dopo uno sguardo al secondo Novecento con il Concerto per orchestra n. 1 “Naughty Limericks” di Rodion Ščedrin, infatti, è stata la volta del Terzo concerto di Rachmaninov e a concludere la Sagra della Primavera di Stravinskij.
I presupposti di grandiosità non sono stati affatto disattesi e già da “Naughty Limericks” si è percepito il totale controllo del direttore sulle sonorità della compagine orchestrale. Il Concerto per orchestra è stato fresco, aspro e raffinato; Gergiev ha saputo combinare con gusto e maestria tutte le componenti timbriche dell’orchestrazione di Ščedrin e, coadiuvato nella chiarezza degli attacchi dall’eccellente spalla Roberto Gonzàlez-Monjas, ha donato un senso di particolareggiata unità al brano.

Nel passaggio dal sovietico Ščedrin al romantico Rachmaninov, il suono dell’orchestra si è addolcito, abbandonando la ricerca timbrica per favorire le intense sonorità. Il solista ha mostrato con gran disinvoltura la sua maturità tecnica, decisamente superiore alla giovane età. Come accade frequentemente nelle sue interpretazioni, Seong-Jin Cho si è districato nel difficilissimo concerto alternando momenti di grande tensione nervosa a istanti di vaga contemplazione. Il risultato è stato un Concerto tecnicamente impressionante e capace di notevoli tensioni, interessante dal punto di vista timbrico, vero punto di forza del pianista sono stati infatti gli agili passaggi di secondo e terzo movimento, ma spesso velato da una certa patina di manierismo e dal suono eccessivamente aggressivo. La brillantezza tecnica e gli scatti nervosi hanno però dato al Concerto una sua indubbia validità e hanno confermato le notevolissime doti del giovane pianista, cui si spalanca una potenziale carriera di grande successo. Al pubblico in visibilio, Cho ha concesso due bis, tratti dal più celebre repertorio: il Lento con grande espressione op. postuma di Chopin e il Clair de lune dalla Suite Bergamasque di Debussy.

Nella seconda parte la sala gremita di pubblico è rimasta incantata di fronte alle prodezze raggiunte dall’orchestra, cui la bacchetta di Valery Gergiev ha fatto generare sfumature timbriche mai sentite prima. La sua Sagra della Primavera è stata un’esperienza totale, capace di muoversi dalle più raffinate nuances sonore alla barbarica violenza, dalla staticità ipnotica al frenetico dinamismo, in un’interpretazione capace di affiancare l’indubbia drammaticità ad una disinibita sensualità. La resa tecnica è stata impeccabile e tutte le parti hanno regalato soli di splendida fattura. Da notarsi particolarmente l’ottimo solo di fagotto iniziale, i numerosi passaggi del clarinetto piccolo e i soli delle prime parti di archi. A dare unità al brano e solidità all’insieme, infatti, è stata non solo la acuta e carismatica direzione di Gergiev, ma anche una concreta attenzione fra le sezioni, manifestatasi in uno scambio di sguardi costante fra le prime parti degli archi, sicuri nell’intenzione quanto nell’intonazione. L’applauso del pubblico ha suggellato il trionfo del concerto, celebrando la magnetica direzione di Gergiev e il livello sempre più elevato dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia.