Il mondo in tre minuti

Il duo Polimeno - Cardi ha proposto per la rassegna Opera Foyer un concerto fra musica popolare, musica d’arte, pop e jazz



Stefano Cardi (chitarra) e Laura Polimeno (voce)

di Lorenzo Rubboli

Il tempo di una canzone per raccontare storie, volti e luoghi del XX secolo. Il quarto appuntamento della rassegna Opera Foyer organizzata al ridotto del Teatro Verdi dall’associazione “Amici della musica di Venezia” vede in scena il duo Laura Polimeno (voce) e Stefano Cardi (chitarra). Essenziale e ricca in un sol tempo la sonorità del duo chitarra e voce, trattata con cura, è in grado di muoversi sul ciglio fra il colto e il popolare, confine percorso anche dalla voce di Laura Polimeno che possiede un calore e timbri rari. L’attento lavoro di trascrizione e arrangiamento di Stefano Cardi inoltre restituisce equilibrio ad un programma che apparentemente si muove in maniera scomposta fra musica popolare, musica d’arte, pop e jazz.

Il concerto si è aperto con la gentile sonorità di I Will Give My Love an Apple di Benjamin Britten, unico brano del programma che non ha visto l’intervento di arrangiamento di Cardi, la versione per voce e chitarra infatti è dell’autore. Sono seguite le movenze ironicamente cavalleresche della piccola Chanson medievale di Erik Satie e la deliziosa Chanson du Chat. Le parole di Youkali, seducente e meraviglioso tango habanera di Kurt Weill, ci hanno raccontato un’utopia, un’isola dove ogni pena si può dimenticare, e bene ha fatto Laura Polimeno, prima di cantarle con voce elegante e mai forzata, a sottolinearne il significato al pubblico attento. L’ Aire de zamba per chitarra sola di Agustin Barrios ci ha condotto in Sud America: la canzone Caprichosa di Froilán Aguilar e Canción el arbol del olvido di Alberto Ginastera sono state perfettamente sostenute dall’accurato accompagnamento della chitarra di Stefano Cardi che in un caso ha condensato in un solo strumento la versione di Carlos Gardel e nell’altro ha trascritto l’accompagnamento pianistico di Ginastera. John Cage, incastonato al centro del programma con un brano tratto da Four Walls (1944), è sembrato sospendere il tempo, la chitarra ha taciuto e la voce ha raccontato.

Ad aprire l’ideale seconda parte, un altro dei mondi narrati, Duke Ellington con I Got It Bad and That Ain’t Good e Solitude con un occhio a Ella Fitzgerald e Barney Kessel. Particolarmente apprezzata è stata la versione di Blackbird di John Lennon e Paul McCartney. Nella parte finale, aperta da Mmiezz’o grano di Evemero Nardella, Laura Polimeno ha dimostrato tutta la sua esperienza nel repertorio di musica popolare, attenzione alla lingua, al carattere, alla narrazione. In Cu ti lu dissi il siciliano grido di dolore di Rosa Balistreri è emerso limpido e struggente pur dietro l’andamento apparente scanzonato. L’esilarante Guarracino ha chiuso il pomeriggio nel ricordo dello storico duo Mario Gangi e Fausto Cigliano.

Il programma del concerto è stato quindi il felice risultato della scelta tutta personale di Laura Polimeno e Stefano Cardi. Non si è scorta la ricerca di artificiose contaminazioni, il tentativo di celebrare matrimoni forzati fra musiche dalle origini e dalle storie diversissime, ma solo la volontà di porgere al pubblico, una dopo l’altra, con gusto ed eleganza, queste piccole gemme del Novecento, che non ci raccontano solo ciò che narrano ma anche loro stesse, un mondo in tre minuti, tanto basta.