Grigory Sokolov: tra Mozart e Beethoven

Dopo la tappa di Colugna (Udine), applauditissima dale pubblico, prosegue applauditissima la tournée del celebre russo





di Alessio Screm

Dopo Belluno è al Teatro Luigi Bon di Colugna, in provincia di Udine, che Grigory Sokolov, il “Dostoevskij del pianoforte”, ha tenuto mercoledì scorso la seconda tappa della sua nuova tournée. È la quinta volta consecutiva che il grande pianista russo si esibisce nel piccolo teatro friulano, un luogo per lui ideale perché raccoglie le imprescindibili specifiche per le sue esibizioni: un pianoforte Steinway & Sons nuovo, non deve avere più di cinque anni, puntualmente assistito dal suo tecnico e accordatore di fiducia per l’Italia. Una sala non di grandi dimensioni, che risponda acusticamente in modo irreprensibile alle sue intenzioni. Un pubblico attento, lontano da vezzi, mondanità e sterili venerazioni d’artista. Infine la quasi totale assenza di luce in sala. Così è stato.

Pubblico delle grandi occasioni raccolto però in un’atmosfera salottiera, un piccolo e folto cenacolo di spettatori rapiti dalla classe inequivocabile e dall’inimitata speculazione pianistica propria soltanto a Sokolov. Il repertorio romantico con cui ci ha abituati, questa volta ha dato spazio alle Sonate e Fantasie di Mozart e Beethoven, proiettando così le attenzioni all’evoluzione di queste due grandi forme a cavallo tra Sette ed Ottocento. Del primo la Sonata in do maggiore K 545, la Fantasia K 475 e la Sonata K 457 in do minore. Del secondo la Sonata in mi minore n. 27 op. 90 e la Sonata in do minore n. 32 op. 111, il testamento sonatistico del genio di Bonn.

Al di là di una breve pausa tra i due tempi del concerto, l’intero recital si è svolto con soluzione di continuità tra un brano e l’altro, senza interruzioni, rivelando in questo continuum lo spirito indagatore, profondamente sensibile e tecnicamente inappuntabile di Grigory Sokolov, capace come non altri di far intendere: similitudini, differenze, relazioni, rimandi, anticipazioni di gusto e di stile tra i due grandi geni Mozart e Beethoven. Una rilettura a dir poco illuminante e personalissima.
È parso quasi di riviere quel lontano aprile 1787, quando il sedicenne di Bonn incontrò a Vienna il Salisburghese e si cimentò nello sviluppo di alcuni temi che gli propose, congedato infine con la lauta raccomandazione: «Tenete d’occhio questo giovane, avrà qualcosa da raccontarvi». Un gioco di specchi, dalla “piccola sonata per principianti” - a detta di Mozart - ovvero la K 545, alla monumentale Sonata n. 32 di Beethoven, molto discussa anche da Thomas Mann di cui molto scrisse, in particolare dell’“Arietta”, nel Doktor Faustus.

La perizia interpretativa di Sokolov e il suo approccio meditativo e intellettuale, che nulla lasciano all’approssimazione ma che tutto indagano e plasmano, con perfezione maniacale, hanno svelato di queste pagine proprietà inaudite, dove il virtuosismo non è stato di vetrina, ma in cui ogni momento si è rivelato sintesi inaudita di perfezione nel fraseggio, nelle dinamiche, nell’agogica, nei plurimi significati di questi capolavori pianistici. 
Solo a fine concerto, ritornato in sé dopo un viaggio ancestrale, il pubblico si è lasciato in un lunghissimo applauso, claque ed ovazioni. Più volte richiamato sul palco, Sokolov ha iniziato coi bis, molti, come ci ha abituati. Ben sei, tra Schubert, Schumann e Chopin.