Giovanni Sollima: tra classica e rock per le Serate Musicali





di Emiliano Michelon

«Il titolo non ve lo dico perché è famoso». Così Giovanni Sollima presenta il primo dei tre bis che concede all’entusiasta pubblico milanese delle Serate Musicali: nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano risuonano le note di Bohemian Rhapsody in una trascrizione per violoncello e pianoforte. Spesso in questo genere di operazioni il rischio è di tracimare nel kitsch, tanto più quando si coinvolgono i Queen, band che proprio sul rapporto rock e classica, tra eccessi e pomposità costruì la propria fama. Analoghe considerazioni valgano anche per il secondo bis, Proclamation dei Gentle Giant; mentre il terzo, Come Again di John Dowland, si direbbe un fuori programma a tutti gli effetti. 

Si tratta, invero, di un rischio calcolato per un interprete del calibro di Sollima, compositore ed esecutore sì di musica “colta”, ma con le radici ben piantate nel progressive rock che qui omaggia. In queste trascrizioni emerge l’uomo-Sollima, non il violoncellista interprete di grande talento e nemmeno il compositore: bensì il Sollima che suona per sé stesso, prima ancora che per il numeroso pubblico, un affettuoso tributo ai propri maestri, e con grande godimento, a tutto beneficio degli spettatori.

Il programma di lunedì 15 maggio sembra voler favorire questa condizione, orientandosi verso un Novecento melodico che esalta il timbro caldo del violoncello: dalla rilettura contemporanea del rinascimentale John Donwland, passando per lo Šostakovič romantico (quando fu costretto a compiere un passo indietro dopo le critiche formaliste dell’intelligencija sovietica) e lo Stravinskij neoclassico, financo allo stesso Sollima, che nei suoi lavori ha sempre posto molta cura alla cantabilità. Il violoncello si muove sempre con agilità e passione, quasi fosse una parte del corpo dello stesso musicista, una simbiosi tra persona e strumento che con facilità prende il sopravvento durante la sua esibizione.

Nella fantasiosa trascrizione del capolavoro di John Downland, Flow my tears (1596), il pianoforte preparato tramite dei fogli di carta sulla cordiera è un abile stratagemma che rende con ottima mimesi il timbro del liuto, lasciando tuttavia un margine di incertezza sulla precisa altezza e durata delle note; cosicché la voce del violoncello può dispiegarsi con ampio margine di movimento tra gli spazi sonori di questo ingegnoso basso continuo, proprio come un cantante al quale è concesso di indulgere in melismi. 

Questa esaltazione accompagna anche la Sonata in re minore op. 40 di Šostakovič. Oramai il  violoncellista palermitano è noto per la sua personalità travolgente durante le sue esibizioni, al punto che rischia di offuscare il sodale Giuseppe Andaloro. L’amalgama musicale che riescono a raggiungere oggi ha forse pochi uguali nel repertorio per pianoforte e violoncello. Andaloro non si limita a fare da sparring partner dell’ingombrante personalità del collega (i due ormai fanno coppia da parecchi anni), ma sa opportunamente rimbeccarlo e assecondarlo nelle sue volate virtuosistiche, come nelle due opere eseguite di cui Sollima è anche autore; ne Il bell’Antonio (2005) e in Bestiario il pianoforte accompagna con fermezza i vertiginosi climax dinamici e timbrici del violoncello, fornendo un sostegno stabile e sicuro.

Infine lo Stravinksij della Suite Italienne (1933), dove fra la successione di danze (che il compositore russo trasse da vari frammenti di Pergolesi), spicca su tutte la vivace Tarantella, forse il momento più esemplificativo dell’intesa tra i due musicisti, in cui si ha l’impressione che i due strumenti danzino l’uno accanto all’altro; merito di una chiarezza espositiva di entrambi tanto nei morbidi passaggi in legato quanto nei fluenti staccati. 

Sollima ha la grande capacità di saper coinvolgere il pubblico in ogni sua performance proprio perché è egli stesso il primo a lasciarsi trasportare dalla musica: un’aura che lo accompagna ad ogni sua esibizione e che forse spiega la sua – meritatissima – fama presso il pubblico molto più del suo eccellente talento compositivo ed esecutivo.