Bella la gioventù al Verdi di Pordenone

Francesca Dego e l’Orchestra Filarmonica di Mannheim diretta da Boian Videnoff: quando i giovani eternano la classica





di Alessio Screm

L’ha detto il direttore dell’Orchestra Filarmonica di Mannheim, Boian Videnoff, al termine di un concerto molto applaudito al Teatro Verdi di Pordenone, martedì scorso: «Quest’orchestra è composta da giovani e talentuosi musicisti provenienti da trenta Paesi del mondo. Una vera orchestra multietnica. L’Orchestra è totalmente autofinanziata e ogni strumentista che vedete è qui in cerca di lavoro. Questa realtà è per tutti loro una vetrina importante, per mostrarsi e per continuare a crescere musicalmente insieme. Pertanto, nella hall del Teatro è possibile acquistare i nostri cd, la cui vendita ci aiuta a proseguire in questo importante progetto». E attacca il bis di chiusura, la briosa e celeberrima Danza Ungherese n. 5 di Brahms.

Così si è concluso, tra lunghi applausi e consensi unanimi, il terzo dei sei appuntamenti sinfonici di questa stagione al Teatro Verdi di Pordenone, diretto artisticamente dal noto pianista Maurizio Baglini, il quale dimostra anche quest’anno larghe vedute con una eterogenea programmazione raccolta nel titolo “Metamorfosi”. È stato quindi bello, utile e motivo di riflessione, vedere sul palcoscenico unicamente dei giovani, in evidente contrasto con l’età media - oltre gli “anta” - del pubblico presente in sala. Si potrebbero aprire sul tema dibattiti attualissimi, in particolare sullo stato della musica classica e della sua fruizione tra differenti generazioni, come questo concerto ha fatto ben intendere.

Ospite solista, per questa serata young, un’altra giovane e talentuosa interprete, considerata tra le migliori della nuova generazione: la violinista Francesca Dego, la quale ha incantato il pubblico con un’esecuzione riuscita e compiuta del Concerto per violino in re maggiore op. 77 di Johannes Brahms, tra i più celebri della letteratura violinistica romantica. Ad aprire la serata è stato però l’interludio Träumerei am Kamin dall’opera Intermezzo di Richard Strauss. Un brano edulcorato e borghese, attraverso il quale l’orchestra possiamo dire che si è scaldata, perché la resa, precisa e lineare ma senza sentimento, non è stata delle migliori ed il pubblico lo ha percepito applaudendo con poco calore.

Il momento atteso è arrivato con l’entrata in scena di Francesca Dego con un violino Francesco Ruggeri del 1697. Un concerto difficile, eseguito con una spontaneità quasi irreale, perfettamente a suo agio sia negli equilibri con l’orchestra sia nei complessi passaggi che caratterizzano i tre movimenti dell’opera, nella consueta struttura di due tempi veloci inframezzati da un Adagio. Questo concerto che Brahms compose e dedicò al celebre violinista Joseph Joachim, ha trovato in Dego un’erede esemplare, dove l’intimismo, la cantabilità e il vigore di queste pagine, hanno brillato di nuova luce. In particolare nelle cadenze, dove il virtuosismo della giovane stella si è espresso in tutta la sua lucentezza. Tanti e ripetuti gli applausi per questa artista italiana, entrata giovanissima nel pantheon degli artisti Deutsche Grammophon, tanto che ha regalato - richiamata più volte sul palco -, due Capricci da Paganini, il corpus che l’ha consacrata nel 2012 alla “yellow label”.

Terza ed ultima parte di concerto con la Sinfonia n. 4 in re minore op. 120 di Schumann, opera diretta - come le altre in programma - con l’energia propria e distintiva del direttore Boian Videnoff.  Espressivo, chiaro, carico, appassionato, giovane, assecondato da un’orchestra dotata di altrettante e simbiotiche qualità.