Andrea Lucchesini infiamma il pubblico de laVerdi a Milano





di Emanuele Lavizzari

Il pubblico de laVerdi gli riserva un caloroso e prolungato applauso al termine di un’esecuzione davvero coinvolgente. È Andrea Lucchesini il protagonista annunciato del Concerto per pianoforte n. 3 in Do minore op. 37 di Beethoven. A 18 anni dalla sua ultima apparizione all’Auditorium di Milano, le aspettative nei confronti di uno dei più acclamati pianisti del panorama attuale sono elevate, così come atteso è il giovane e talentuoso direttore russo Stanislav Kochanovsky. All’appuntamento sul palco milanese lo scorso 14 maggio si esprimono entrambi, l’uno alla tastiera e l’altro sul podio, in maniera del tutto convincente.

Il terzo concerto per pianoforte e orchestra, uno tra i più noti ed eseguiti dai virtuosi dell’Ottocento, suonato dallo stesso Beethoven alla prima assoluta nel 1803, porta con sé un pathos romantico che conquista generalmente le platee, ma in questa occasione il contributo di Lucchesini al pianoforte trasmette ancor più quella tensione e quel lirismo che il maestro di Bonn aveva fissato sulla partitura. Il primo movimento, l’Allegro con brio, mette subito in luce la maestria del solista al pianoforte e il suo notevole affiatamento con Kochanovsky e l’Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi. Il Largo, secondo movimento del concerto, rappresenta il momento lirico di maggior valore dell’intera composizione. Il pianoforte ha qui un carattere meditativo, che Lucchesini rende davvero efficacemente, e l’orchestra, in particolare nei dialoghi tra flauto e violini, impreziosisce l’esecuzione con passaggi di rara intensità. Nel terzo movimento, il Rondò: Allegro, il carattere brillante e vivace di queste pagine emerge ancora una volta in maniera entusiasmante dalla performance di Lucchesini che, come già anticipato, raccoglie una lunga e meritatissima ovazione da parte del pubblico. 

La seconda parte del programma propone la Sinfonia n. 4 in Re minore op. 120 di Schumann. Kochanovsky si conferma particolarmente ispirato nel condurre l’orchestra anche in quest’opera, dove la sensibilità e l’inquietudine del compositore si intrecciano. Nel primo movimento, delicatezza ed energia si alternano e si completano senza stridere. Pure in questo caso l’esecuzione rende fedelmente lo spirito originario che ha alimentato la creatività di Schumann. Nel secondo movimento il clima trasognato e malinconico è trasmesso con dolcezza, senza illanguidirsi eccessivamente. Subito con lucidità e dinamismo riparte una corsa concitata nello Scherzo (Vivace), per giungere al movimento finale in cui un inatteso Lento precede il Vivace, Più presto, eseguito dall’orchestra con fare incalzante e a tratti veemente. Il pubblico apprezza la conduzione di Kochanovsky e anche per lui il concerto si conclude con un’intensa e sentita acclamazione.