Una parata di stelle al Pavilion

A chiudere la stagione milanese di “Jazz Nights” siul palco dell'Unicredit Pavilion si sono alternati grandi musicisti





di Luisa Sclocchis


Jazz Nights, questo il nome della parata di stelle del jazz in scena sul palco dell'Unicredit Pavilion di Milano gli scorsi 10 e 11 dicembre per celebrare i 15 mesi della rassegna Jazz al Pavilion. Spazio quest'ultimo che dalla sua inaugurazione ha registrato quasi 8000 presenze e oltre 30 artisti in cartellone. I due giorni hanno visto protagonista una carrellata di grandi nomi che nella scorsa stagione hanno scelto proprio il palco del Pavilion per presentare i loro progetti. Una serata, quella dell'11 in particolare, che si è aperta su un ispiratissimo pot pourri del genio della tastiera Danilo Rea. Una fortunata successione di estratti da celebri arie d'opera, tra cui la pucciniana “O mio babbino caro”, magistralmente combinati con pagine di Chopin, con immortali brani come “Bocca di Rosa” di De Andrè, “Your song” di Elton John e citazioni varie provenienti indistintamente dai mondi dell'opera, del jazz e del pop. Un travolgente fluido sonoro in cui perfettamente rivivono e convivono capolavori senza tempo.

In cui felicemente si amalgamano temi qua e là rubati che conducono fino alla seconda ospite, Simona Molinari, accompagnata al pianoforte da Claudio Filippini. Una voce dal timbro cristallino e dalla singolare precisione tecnica ed estensione, capace di unire virtuosismi estremi a espressività e grande morbidezza. Un intervento che ha spaziato da “La felicità” a “Mr Paganini”, tributo alla Fitzgerald che l'ha resa famosa - quella stessa che sentita da bimba le fece decidere che un giorno avrebbe cantato - fino a concludersi sulle celebri note di “Mission” di Ennio Morricone.

La serata prosegue con il Fabrizio Bosso Quartet, composto dal celebre trombettista insieme a Julian Oliver Mazzariello al pianoforte, Jacopo Ferrazza al contrabbasso e Nicola Angelucci alla batteria. Dopo i tre brani firmati Bosso, si aggiunge la voce di Walter Ricci in “The shadow of your smile”. Ma è il tocco di Enrico Pieranunzi ad ammaliare, la leggerezza di un grande pianista al servizio del jazz. Scivolano le dita sugli ottantotto tasti per “Come rose dai muri” e “Castle of solitude”. A chiudere la serata Chiara Civello, interprete di fortunate riletture di indimenticabili brani come “Che mi importa del mondo”, “Resta”, “Io che amo solo te” e “Il mondo”. Una sala quasi sold out ribadisce il gradimento del grande jazz d'autore. Lunghi e scroscianti applausi.