Una catena lunga quattro secoli

A Padova il direttore Marco Angius ha proposto per il concerto di Natale un programma tra scrittura e trascrittura





di Paolo Cattelan

Non “Novità dell’Antico”, espressione cara alla Generazione dell’Ottanta di Malipiero, Casella, Respighi, ma “Presente del Passato”: così il direttore musicale e artistico dell’Orchestra di Padova e del Veneto, Marco Angius, ha voluto presentare il programma del tradizionale concerto di Natale tenutosi nella imponente Basilica di Sant’Antonio con grande concorso di pubblico. Le ragioni di Angius sono evidenti quanto coraggiose: quattro autori vengono infatti presentati insieme a quattro “trascrittori (arrangiatori o rielaboratori)” creando una catena lunga quattro secoli di musica: Monteverdi/Malipiero, Haydn/Brahms, Wagner/Henze, Bach/Respighi: di fronte al passato ognuno assume un proprio punto di vista.

I Wesendonck Lieder di Wagner trascritti da Henze sono, in questo contesto occasionale e in relazione all’acustica del Santo (un luogo della musica che da sempre risuona al cospetto di grandi organi e masse corali ed orchestrali) la scommessa più difficile e tuttavia vinta grazie al lavoro di Henze, alle sottili differenziazioni, all’uso di timbriche cristalline, alla moltiplicazione di riflessi coloristici nel sostanziale rispetto della texture originale. Per un “miracolo” che riesce (ottimo anche il mezzosoprano Beatrice Mezzanotte, anche se a volte indulge in finezze troppo cameristiche per queste monumentali mura) perché Henze è un modello, un capolavoro assoluto di orchestrazione, meno convincenti a mio parere  sono gli esiti delle altre tre trascrizioni. Sia per questioni intrinseche, ossia i sottili tradimenti degli autori nei testi degli “arrangiatori”, vedi l’ispessimento de-oggettivizzante operato da Respingi sui Corali del Choralvorspiele di Bach, o l’improbabile connubio di fedeltà nell’infedeltà di cui Malipiero si fa portatore trascrivendo per orchestra tre Madrigali di Monteverdi. Sia invece, ancora una volta, per l’influsso acustico del luogo: anche la  suprema raffinatezza con cui Brahms tratta il tema del Corale di Sant’Antonio traendolo da Haydn è reso vano nel grande e riverberante involucro. Resta comunque saldo l’interesse per l’idea di ampliare lo spettro dell’offerta di conoscenza e la capacità del direttore e dell’orchestra di sintonizzarsi  con un tale impegnativo programma. Pubblico molto attento e plaudente.