Tutti grandi!

Solista, Janine Jansen, orchestra, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, direttore Antonio Pappano: gli ingredienti unici del concerto al Teatro Grande Brescia





di Luisa Sclocchis


Metti le suggestioni del Novecento, una delle più blasonate orchestre italiane e una solista di raffinatezza ed espressività senza eguali. Il risultato? Pubblico esultante e grande livello artistico dell'esecuzione. In sintesi estrema ciò che è accaduto il 19 dicembre al Teatro Grande di Brescia, protagonisti l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, guidata dalla bacchetta di Antonio Pappano, e la celebre violinista di origine olandese Janine Jansen. La serata, presentata da un Pappano nella fortunata veste di divulgatore, si apre con Une barque sur l'océan e Alborada del Gracioso, dapprima parte della raccolta pianistica Miroirs, trascritti poi dallo stesso autore per grande orchestra.

Una ricca tavolozza di colori introdotti dal pianissimo del flauto rendono appieno l'efficacia di una scrittura che, con tratti morbidi ma decisi, descrive quel paesaggio immaginifico. Effetti e delicate nuances esaltate dall'orchestrazione di Ravel uniti all'amalgama timbrico e al nobile fraseggio dell'orchestra fanno il resto. Ma è su Serenade after Plato's Symposium, sorta di gran concerto per violino, archi, arpa e percussioni composto da Leonard Bernstein nel 1954, che la scena è dominata da lei, la violinista Janine Jansen. La composizione, scritta in memoria di Serge Koussevitzky, per essere eseguita dal virtuoso Isaac Stern, è ispirata a personaggi del Simposio di Platone che, come nel dialogo platonico, disquisiscono sull'amore. Lascia estasiati il suono quasi ipnotico del violino, sempre centrato e cristallino. Capace, tra la ricchezza della gamma espressiva, di non perdere mai tensione e direzione.

Della Jansen come non esaltare la grande padronanza tecnica e la versatilità nel passaggio da virtuosismi estremi a frasi di cantabilità tale, da lasciare senza respiro. Un continuo alternarsi, in perfetta armonia, di grande energia e impeto con momenti di profondo lirismo. Si prosegue con la Sinfonia n. 7 in do maggiore di Sibelius: la struttura ricorda un poema sinfonico per la mancanza di consuete divisioni tra movimenti. Una scrittura di gusto post-romantico ispirata alla ricchezza della natura in cui emerge la compattezza degli archi e la raffinata interpretazione nella lettura di Pappano. A concludere la serata ancora Ravel, con La Valse, celebre poema coreografico in omaggio alla memoria di Johann Strauss. “Un turbinio fantastico e fatale” reso dall'orchestrazione spettacolare e lussureggiante.