Netrebko e Beczala: il primo “Lohengrin”

La coppia di cantanti si è cimentata per la prima volta nell’opera di Wagner allestita a Dresda





di Guy Cherqui


Più che la vecchia regia di Christine Mielitz, risalendo al 1983, più che la direzione esperta di Christian Thielemann, più che la Staatskapelle Dresden, l’orchestra mitica della Semperoper, questa ripresa di Lohengrin di Wagner ha attirato tutta l’Europa per i due ultimi arrivati nel mondo wagneriano e nel Lohengrin: la coppia Anna Netrebko (prima Elsa) e Piotr Beczala (primo Lohengrin). L’evento era tale che la rappresentazione del 22 maggio (anniversario della nascita di Wagner) è stata proiettata davanti al teatro per migliaia di spettatori, in una domenica primaverile caldissima dove si superavano i 30 gradi.

Temperatura anche caldissima all’interno del teatro, dove, oltre ai protagonisti, la compagnia di canto era una di quelle che segnano il trionfo assicurato. L’araldo di Derek Welton era eccelso, con voce ben impostata e chiara, mentre il baritono polacco Tomasz Konieczny segnava anche lui il debutto in Telramund, con voce chiarissima, dizione eccelsa, impressionante espressività, potenza notevole. L’Ortrud di Evelyn Herlitzius ha superato ogni aspettativa e ogni prestazione anteriore per la potenza inaudita della voce, per l’incarnazione incredibile, per la scienza nell’adattare i difetti della voce e farne dei vantaggi: une prestazione da leggenda. E il re Enrico l’Uccellatore di Georg Zeppenfeld era come sempre magnifico e imponente, con una scienza collaudata nello scolpire le parole.

Una compagnia di canto all’altezza delle attese e della coppia neofita. Tutti aspettavano Anna Netrebko nella suo primo ruolo tedesco, che segna un cambiamento della voce verso parti più potenti nel repertorio verista e wagneriano. Infatti, ha rinunciato a Norma, troppo sottile e tecnica per lo stato attuale della voce. Elsa conviene invece perfettamente: bellezza timbrica unica, linea di canto, voce carnosa e potente, tenuta sul soffio. Manca forse un attimo di espressività, ma già dietro questa Elsa si sentono altri ruoli wagneriani. Riesce a impadronirsi pienamente del personaggio nel terzo atto. Notevole inizio.

Piotr Beczala è come sempre un cantante valoroso, attento allo stile, senza errori di canto ne problemi vocali. Una prestazione impeccabile…che pecca però dal punto di vista espressivo. L’interpretazione rimane un po’ assente, troppo preoccupata dalla parte canora, e non dalle parole pronunciate. Certo la voce è chiara, con accenti alla Richard Tauber, all’opposto di un Kaufmann oppure di un Vogt, ma non riesce ancora a dare al suo Lohengrin una vita vera, una fiamma interiore che si cerca invano. Piccola delusione.

È un’orchestra grandiosa che accompagna questa compagnia eccezionale: nessuna scoria, un suono sontuoso, ottoni chiari senza difetti, legni da sogno e archi pieni e carnosi, nonché sottili: la Staatskapelle di Dresda suona questa sera nella grande tradizione tedesca con il suo colore unico, così particolare, sotto la bacchetta precisa di Christian Thielemann, forse un po’ troppo chiassoso nel primo atto, un po’ troppo pesante, mentre il secondo atto, il più riuscito è più teatrale, più drammatico con crescendi incredibili e raffinatezze inaudite, che si ritrovano in un terzo atto anche lui attento, drammatico e lirico. Tecnicamente non c’è nulla da dire, ma forse questo stile di interpretazione di Wagner, pur bellissimo, è oggi un po’ superato. Splendida serata comunque.