Musica al femminile a Venezia nel secolo XVIII

Compositori famosi e meno per un programma rivolto all’“altra metà del cielo”





di Luca Mantovanelli

È stato proposto con successo il 10 dicembre nel Foyer del Teatro Verdi di Padova e il 21 dicembre all’Ateneo Veneto di Venezia il concerto del soprano Susanna Armani e della pianista Alexandra Bochkareva intitolato “Come piuma sul respiro di Dio” nell’ambito del ciclo MusicaAltrove organizzato nelle due città dagli Amici della Musica di Venezia. Il titolo, che comprende in sé un suggestivo motto di Ildegarda von Bingen (straordinaria figura medievale di donna compositrice, poetessa e badessa benedettina da pochi anni proclamata Dottore della Chiesa, famosa per le sue straordinarie visioni), era rivolto alla spiritualità femminile espressa in musica a Venezia nel Settecento al culmine della storia secolare dei “Spedali” e delle loro virtuose Figlie da Choro. Il concerto presentava diversi motivi di interesse. I brani proposti, di certo impegno vocale, alcuni dall’alto tasso virtuosistico, erano altresì tutti di rara esecuzione: accanto a Cimarosa e Mozart figuravano Ferdinando Bertoni (1725-1813) e Joseph Schuster (1748-1812). Si è trattato inoltre di brani inediti (ad esclusione del pezzo di Mozart), frutto della meritoria ricerca di testimoni musicali non conservati a Venezia compiuta dallo stesso soprano veneziano: autori e opere oggi più che mai da rivalutare. Tale prezioso repertorio e la storia delle virtuose degli Ospedali sono stati introdotti al pubblico da Tiziana Plebani, specialista della storia delle idee e del costume della società veneta settecentesca.

Furono più di cento nel corso dei secoli gli Ospedali a Venezia, ma quattro in particolare si distinsero per l’intensa attività musicale: la celeberrima Pietà dove fino al 1740 operava Vivaldi, gli Incurabili dove Hasse e Galuppi furono i maestri più famosi, l’Ospedale dei Derelitti (o Ospedaletto) e dei Mendicanti che primeggiarono nella seconda metà del Settecento e al cui repertorio era dedicato il concerto. Oltre a compositori come Cimarosa, Bertoni, Anfossi e Schuster, della storia dei Mendicanti si ricordano oggi doverosamente anche i nomi di alcune Figlie divenute famose a livello internazionale; i soprani Teresa Amerigo, Maddalena Lombardini (nota ancor più come violinista e ultima alleva di Tartini) Adriana Ferrarese, Vincenza Marchetti. Dell’Ospedaletto si ricordano ancora Teresa Ortolani e Lucia Bianchi, immortalate nel memorabile affresco del 1777 di Jacopo Guarana nella Sala della musica. Proprio di Ferdinando Bertoni Susanna Armani e Alexandra Bochkareva hanno eseguito “Ma se peccasti ingrato”, l’aria di Betsabea pensata per la voce di Teresa Amerigo, dall’oratorio Davide penitente, del 1775, che invitava all’ardito confronto con il Davvide penitente K 469 composto da Mozart dieci anni più tardi per Vienna: le due musiciste hanno proposto una suggestiva interpretazione della drammatica aria Tra l’oscure ombre funeste scritta per il soprano Caterina Cavalieri (detto per inciso Bertoni e Mozart si incontrarono nel 1771 proprio ai Mendicanti)

Il programma poi prevedeva l’aria di Esther “Sponsae carae supplicanti” dall’oratorio omonimo (1781) composto da Joseph Schuster e tre pezzi di Domenico Cimarosa, la Cavatina di Giuditta (“Aura serena”) ricavata dall’oratorio omonimo (1782), il Rondò di Joab (“Lacrimande patris”) dall’Absalom (sempre del 1782); e il Recitativo e Aria di Sara da Il sacrificio di Abramo (1786) (“Chi per pietà…Deh! Parlate”). Ognuna di queste Arie aveva delle caratteristiche specifiche calcate sulle qualità intrinseche delle interpreti che in certi casi uscirono dall’ambito degli Ospedali per divenire vere e proprie dive dei teatri. Le fonti documentarie hanno permesso di scoprire che le funamboliche arie di Giuditta furono scritte per il soprano Teresa Ortolani mentre quelle estesissime di Joab ed Esther per Lucia Bianchi. Vincenza Marchetti, invece, interprete di ruoli pieni di pathos drammatico fu la prima Sara (Cimarosa impiegò il libretto del Metastasio Isacco figura del Redentore ribattezzandolo Il sacrificio di Abramo).

Tutti i brani proposti durante il concerto, che coprono l’arco temporale di un decennio (1775-1786), mostrano da parte dei compositori un impegno a dar risalto alla musica e alla vocalità, superando i contenuti e la forma del testo letterario, o riducendo quest’ultimo a veicolo per esprimere una vasta gamma di ‘affetti’ musicali e chiaroscuri, come è il caso dell’incipit della Cavatina di Giuditta (“Che l’aria spiri serena / o ristagni tenebrosa”), ove si ha una contrapposizione tra due ‘passioni’ differenti. Non si tratta comunque più di arie semplicemente tripartite ma segmentate in più sezioni musicali (ricche di variazioni) all’insegna di un flusso melodico libero e virtuosistico di cui le due artiste hanno dato eccellenti interpretazioni, salutate da calorosi applausi estesi anche alla cornice storica tracciata da Tiziana Plebani. MusicaAltrove riprenderà al Foyer del Verdi di Padova il 21 gennaio dell’anno nuovo, con Sarawan, un concerto di musica persiana.