Le mille sfumature di Giulietta

Sold out in molte repliche per la coreografia di Kenneth MacMillan che ha inaugurato la stagione di balletto al Teatro alla Scala di Milano





di Valentina Bonelli

In sostituzione della cancellata Coppélia di Bigonzetti che avrebbe dovuto inaugurare la stagione di balletto del Teatro alla Scala, il ben noto Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan ha di nuovo incontrato i favori del pubblico, sold-out in molte rappresentazioni. La produzione del 1965 firmata dal coreografo del Royal Ballet per la coppia Nureyev-Fonteyn regge bene lo scorrere del tempo, con la teatralità animata degli affreschi di massa, l’intensità britannica degli snodi drammatici, l’aereo plasticismo di pas de deux e variazioni. Anche l’allestimento scaligero ha finito per piacere agli habitués, con le scene di Mauro Carosi di una Verona monumentale dove si riconoscono Castelvecchio, la casa di Giulietta, il Lungadige a cipressi, mentre ai costumi di Odette Nicoletti ispirati all’affresco di Pisanello in Sant’Anastasia si perdonano i colori teatrali troppo sgargianti. E se per rinnovare l’interesse su un classico del Novecento tante volte rappresentato la scelta dei cast è fondamentale, il direttore ad interim Frédéric Olivieri ha saputo attrarre il pubblico e incuriosire la stampa.

Asso il debutto alla Scala della ballerina di cui più si è parlato nell’ultimo anno: Misty Copeland, prima afro-americana nominata Principal dancer dell’American Ballet Theatre. Preceduta dall’eco mediatica, la trentaquattrenne guest non si è lasciata intimidire dalla tradizione e ha presentato una Giulietta americana per libertà stilistica e velocità tecnica, nulla più che spontanea per registro interpretativo. Senza convincere del tutto i puristi del ruolo, abituati a ballerine europee che sanno racchiudere anche l’impeto drammatico in una cornice stilistica classica. Mentre il grande pubblico, conquistato dalla sua storia e compiaciuto dall’evento, le ha tributato alla prima ovazioni persino superiori al beniamino di casa Roberto Bolle. Il nostro ballerino, Romeo “over quaranta” che nel suo ruolo d’elezione resta tecnicamente impeccabile ma con uno sguardo oggi maturo, ha accompagnato amorevolmente il debutto della sua “unlikely” Giulietta (per citarne l’autobiografia: An Unlikely Ballerina). Ancora due le occasioni per vederli insieme in scena, il 13 e il 15 gennaio, data quest’ultima anche della trasmissione del balletto in differita su Rai 5.

 

 

Di star in star la recita di fine anno ha visto il ritorno alla Scala, a nove anni dal suo addio, della Prima ballerina assoluta Alessandra Ferri. Per i fans che ne avevano pianto il ritiro la serata di gala è stata una festa calorosa. Per chi ne ha seguito criticamente l’evoluzione artistica degli ultimi tempi, il ritorno a Giulietta non è apparso d’interesse, come invece lo sono i nuovi titoli tagliati sulla sua splendida maturità, Chéri, La Duse, Woolf Works: in questi sì avremmo voluto vederla tornare nel suo teatro! Non meramente virtuosistica ma connaturata all’impeto adolescenziale di Giulietta, la coreografia di MacMillan è decantata dalla cinquantatreenne artista in ritmi ora suoi, privilegiando un’interpretazione così intensa da risultare a tratti gravata. Accanto a lei il partner fisso degli ultimi tempi: Herman Cornejo, Principal dancer dell’American Ballet Theatre, brillante demi-caractère, perno dall’agile solidità nei passi a due.

 

 

Chi invece dalle celebrità ha preferito ammirare la partitura coreografica e la tessitura drammaturgica di MacMillan interpretate con fedeltà dai giovani ballerini scaligeri, ha fatto scoperte entusiasmanti. Tornano per una nuova recita, il prossimo 18 gennaio, Nicoletta Manni, Prima ballerina, e Timofej Andrijashenko, questa stagione al suo debutto nel ruolo. I due giovani, coppia anche nella vita, incarnano i protagonisti con cinematografica bellezza, toccati da autentico struggimento in un’interpretazione di aristocratica misura. Una sola recita insieme, ma di grande successo, per il Primo ballerino Claudio Coviello, Romeo fuoriclasse dallo stile squisito, e l’esordiente Martina Arduino, una rivelazione con la sua Giulietta brillante e volitiva per tecnica e interpretazione. Claudio Coviello torna ad essere Romeo in coppia con un’altra Giulietta, la delicata Solista Vittoria Valerio, nella rappresentazione conclusiva del 19 gennaio.