La “bella addormentata” si desta: nuova vita per la Mozart

L’Orchestra creata da Claudio Abbado riprende da dove aveva cominciato con un concerto tenutosi il 6 gennaio al Teatro Manzoni di Bologna. Sul podio Bernard Haitink, solista Isabelle Faust





di Luisa Sclocchis

Ed ecco finalmente un lieto fine. Come nelle favole finisce l’effetto del sortilegio. L’Orchestra Mozart si desta da un sonno durato tre anni. Il silenzio si rompe la sera del 6 gennaio in quello che era stato lo stesso luogo del suo debutto: l’Auditorium del Teatro Manzoni di Bologna. Come in quel lontano 4 novembre 2004, la serata si apre su un lungo e scrosciante applauso. Sul podio Bernard Haitink, grande direttore e sostenitore di quell’ambizioso progetto firmato Claudio Abbado. Così come la violinista Isabelle Faust, più volte solista con la celebre compagine orchestrale. Tra le file molti dei volti noti, alcuni dei quali parte della storia dell’orchestra: primo violino di spalla Raphael Christ, concertino Francesco Senese, prima viola Danusha Waskiewicz, primo violoncello Gabriele Geminiani, e primo contrabbasso il venezuelano Edicson Ruiz, figlio del Sistema di Abreu e attualmente membro dei Berliner Philharmoniker. Presenze illustri anche tra le prime parte dei fiati: Herman van Kogelenberg, flauto, Lucas Navarro, oboe, Mariafrancesca Latella clarinetto, Fredrik Ekdahl fagotto, Jose Vicente Castello Vicedo corno, Daniel Neumann tromba, Andrea Conti trombone. Mentre ai timpani ancora Robert Kendell, parte dell'orchestra dalla sua fondazione. L’Orchestra accorda e “Risuona” sull’Ouverture in Fa minore da Egmont op. 84 di Ludwig van Beethoven, quella stessa che con grande energia aprì la prima serata in cui si presentò al pubblico. Sullo quello stesso accordo si dispiegano le voci e, come allora, comincia l’avventura. Altra guida, altro suono ma l’energia rimane. La compattezza sonora viaggia insieme ai sorrisi che ripetutamente i musicisti si scambiano.

Per loro il sogno si realizza: veder rinascere la creatura a cui sono stati a lungo e profondamente legati, così come dichiarano nel messaggio rivolto al pubblico: «La scelta di far ripartire l'Orchestra Mozart è un atto di coraggio necessario. Abbiamo bisogno di portare avanti un suono, un sogno, un impegno e sentiamo, in questo, una forte responsabilità: la responsabilità di aver costruito qualcosa di importante, che non può morire e non può essere dimenticato. Se c'è una cosa che abbiamo imparato nei dieci anni insieme a Claudio Abbado e proprio quella di non avere paura, di non immaginare limiti, barriere, confini e di non fermarsi davanti alle difficoltà. Per questo sentiamo il dovere di tornare a suonare insieme, per continuare a condividere quello che abbiamo ricevuto da questa esperienza musicale e umana meravigliosa». La serata prosegue con il Concerto in Re maggiore per violino e orchestra op. 61, solista Isabelle Faust. Notevole la sua finezza interpretativa, così come la gestione delle dinamiche che arriva a mozzare il fiato nel pianissimo del secondo movimento. Una voce, quella del suo violino, che diventa poesia pura nell'appassionato canto dell'ultimo movimento. Il risultato è coinvolgente ed emotivamente toccante. A chiudere la Sinfonia n. 3 in Mi bemolle maggiore op. 97 Renana, voluta nei programmi dell'Orchestra per il 2014. Un modo per riprendere il discorso esattamente da dove era stato sospeso.