Filarmonica della Scala: chi ben comincia…

Grande successo, lunedì scorso, per il primo concerto del 2017 con Andrés Orozco-Estrada sul podio e la virtuosa del violino Patricia Kopatchinskaja





di Ettore Napoli

Ottant’anni non ancora compiuti in due. Nati entrambi nel 1977, Andrés Orozco-Estrada e Patricia Kopatchinskaja hanno esordito con la Filarmonica della Scala nel primo concerto del 2017 con pagine di tre compositori nati in quell’Europa dell’Est che a partire dai primi del XX secolo ha immesso nuova linfa nella storia della musica europea: Kodály (Danze di Galánta), Ligeti (Concerto per violino), Dvořák (Sinfonia n. 9). Il risultato artistico è stato di notevole valore grazie anche a una convincente prova della Filarmonica, in un programma che ha consentito al direttore colombiano e alla violinista moldava di mettere in luce qualità esecutive di notevole spessore.

Composte ed eseguite per la prima volta a Budapest nel 1933, le pagine di Kodály sembrano fatte apposta per esaltare la mobilità ritmica e lo splendore timbrico di un’orchestra, qualità che la Filarmonica scaligera ha evidenziato appieno sotto la bacchetta sicura di Orozco-Estrada nell’alternare l’andamento lento (lassu) a quello veloce (friska) proprio di queste danze di origine popolare.

Il Concerto di Ligeti, proposto nella versione definitiva in cinque movimenti (1992), è un concentrato degli artifici compositivi del Ligeti degli anni Ottanta: complessità ritmica anche di matrice medievale, sonorità intonate a fianco di altre “scordate”, ricorso frequente agli armonici degli archi e del solista in particolare, rimandi più o meno espliciti alla tradizione del concertismo violinistico, ostinati, continuum sonoro, rapporto violino solo-orchestra in prevalenza cameristico. Alle prese con questa ampia tipologia di scrittura la Kopatchinskaja ha dato prova delle sue doti tecniche senza la minima incertezza, affidate a una gestualità esecutiva assai comunicativa. Il pubblico l’ha giustamente gratificata con lunghi e meritati applausi ai quali ha risposto con due bis, il primo dei quali, una ballata di Kodály, in duo con un violinista della Filarmonica.

Il concerto si è chiuso con una trascinante esecuzione della Sinfonia “Dal Nuovo Mondo” (1893), pagina notissima della quale Orozco-Estrada ha valorizzato anche passaggi connettivi tra una sezione e l’altra non di rado oscurati dallo splendore dei timbri e delle sonorità magniloquenti della partitura. Da sottolineare anche l’intesa tra podio e Orchestra, apparsa perfetta in ogni momento e non intaccata da un paio di incertezze di intonazione della sezione degli ottoni nell’ultimo tempo, per altro ampiamente riscattate dalla compattezza e dalla profondità del suono degli archi tutti. Anche qui il consenso del pubblico è stato entusiastico.