di Patrizia Luppi Quasi quaranta furono i compositori che tra il 1734 e i primissimi anni dell'Ottocento misero in musica il libretto della Betulia liberata di Pietro Metastasio. Niccolò Jommelli ne trasse un oratorio nel 1743; il quindicenne Mozart, mentre era a Padova nel 1771, compose un'"azione sacra in due parti" su commissione di un nobile locale. Riccardo Muti ha realizzato quest'anno – dapprima al Festival di Pentecoste salisburghese e in questi giorni al Ravenna Festival – il progetto di eseguire a distanza ravvicinata queste due fondamentali versioni, di cui quella mozartiana in forma scenica. L'eroina della vicenda, che è tratta dall'apocrifo Libro di Giuditta del Vecchio Testamento (e ha ispirato numerose opere d'arte, oltre a lavori musicali), è proprio Giuditta, nobildonna resa audace dalla fede, che, per liberare la città ebrea di Betulia assediata, si presenta al condottiero nemico Oloferne e riesce a decapitarlo, producendo così la disfatta dell'esercito assiro. Mozart ha scelto di musicare integralmente il libretto, dando voce a tutti i personaggi previsti da Metastasio: Giuditta (contralto), Ozìa, principe di Betulia (tenore), la nobildonna israelita Amital (soprano), Achior, principe degli Ammoniti (basso), Cabri e Carmi, capi del popolo (soprani), oltre al Coro degli abitanti di Betulia. Nell'oratorio di Jommelli, il testo è in parte ridotto e i personaggi diventano quattro, oltre al Coro: rimangono Giuditta, mezzosoprano, Ozìa, interpretato a Ravenna da un controtenore, il tenore Carmi e il basso Achior. Entrambe le partiture seguono fedelmente la struttura del libretto nell'alternare lunghi recitativi, secchi o più raramente accompagnati, arie e brevi inserti corali. La maestria compositiva del giovanissimo Mozart e la sua stupefacente profondità nel dare risonanza musicale a un testo ricchissimo di affetti, che si inoltra anche in vere e proprie dissertazioni teologiche, hanno trovato sul palcoscenico del ravennate Teatro Alighieri – in tre serate, il 2, 4 e 6 luglio – una convincente e misurata rispondenza scenica nell'attenta regia di Marco Gandini, nella essenziale scenografia di Italo Grassi e nei sobri (fatta eccezione per le sontuose mises di Giuditta) ed elegantissimi costumi di Gabriella Pescucci. Sede eccezionale per la partitura di Jommelli, che Mozart ben conosceva, è stata la basilica di Sant'Apollinare in Classe, la sera del 5 luglio. Magnifiche le esecuzioni musicali, in primo luogo per la sempre straordinaria maestria e sensibilità della plastica direzione di Muti, ma anche per l'ottima resa di tutti gli interpreti: l'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, il Philharmonia Chor Wien diretto da Walter Zeh e i giovani cantanti, tra i quali vorremmo segnalare in particolare, nella Betulia di Mozart, Marta Vandoni Iorio, Amital precisa ed espressiva anche nelle agilità; in quella di Jommelli, il basso Vito Priante di voce duttile e corposa, e, sopra ogni altro, il controtenore Antonio Giovannini, arrivato da un giorno all'altro a sostituire un collega ammalato, che in Jommelli, nell'impegnativa parte di Ozìa, ha offerto una prova di primissimo ordine: senza nessuna traccia di preparazione frettolosa, ma, anzi, particolarmente convincente per sicurezza vocale e finezza interpretativa. Tra una Betulia e l'altra, molta emozione ha suscitato anche il concerto tutto čajkovskiano di Yuri Temirkanov al Palazzo Mauro de André, il 3 luglio. Con il tipico ed estremamente eloquente gesto delle mani senza bacchetta, il grandissimo direttore russo ha evocato le atmosfere tumultuose e dolenti della Quinta sinfonia e della Sesta "Patetica" nel segno di una comunicativa nobile, asciutta quanto toccante, sostenuta con notevole efficacia dalla fenomenale Philharmonia Orchestra di Londra. Info: www.ravennafestival.org
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