Al 21° Ravenna Festival è stata eseguita con successo la nuova “cantata video-scenica” di Guarnieri, Cacciari e Cristina Muti. In arrivo I demoni con la regia di Peter Stein
Un momento dello spettacolo
di Patrizia Luppi Con Tenebrae, la cantata video-scenica di Adriano Guarnieri su testi di Massimo Cacciari, ideazione, regia e visual concept di Cristina Mazzavillani Muti, nello scorso fine settimana il Ravenna Festival è entrato nel vivo della programmazione. La manifestazione si è scelta quest'anno come tema "Ex tenebris ad lucem", dalle tenebre alla luce, e lo declina in molti modi nel corso del lungo e composito cartellone. Tenebrae, che avrà una ripresa a Roma in ottobre per il Teatro dell'Opera, è un incandescente, magnifico momento di teatro. In scena, tre cantanti di notevole perizia (i soprani Alda Caiello e Sonia Visentin e il controtenore Antonio Giovannini) stanno fissi, inerpicati su leggii altissimi come l'impasto delle voci spinto di frequente verso zone siderali; sono i tria mystéria Kraugès, i "tre misteri del Grido" officianti di questa cerimonia sospesa tra suggestioni sacre e profane. I testi di Cacciari, meditativi frammenti selezionati da Cristina Muti in alcune opere del filosofo veneziano, sono decontestualizzati e riuniti in quattro sezioni a evocare una riflessione esistenziale, tra vita e morte, corpo e anima, inizio e fine; le proiezioni ideate, come la scena e i costumi, da Ezio Antonelli (con le luci di Vincent Longuemare) velano e adombrano la scena con immagini di acqua, di sassi, di ossa, portando il segno del mare e della terra; risaltano particolari ingranditi di quadri di Caravaggio, pittore la cui arte è immersa più che mai nel rapporto tra luci e ombre. Nella partitura mirabile ed elaboratissima, lirica e potente, che dalla polifonia più intricata, carica di energia tellurica, trapassa a zone di tenera e rarefatta quiete oceanica, risuonano a tratti passaggi di canto gregoriano. Adriano Guarnieri ha scelto – avvalendosi anche di live electronics (regia del suono di Luigi Ceccarelli) e di un nastro registrato con le voci delle stesse Caiello e Visentin e dello Speculum Ensemble – uno strumentale di per sé drammatico, senza il suono conciliante dei violini, ma atto a produrre un colore cupo, con viola e violoncello, legni, ottoni e percussioni. Nell'ampio e sospeso finale, su bellissimi versi di Georg Trakl tradotti dallo stesso Cacciari, ha usato tra l'altro, per richiamare un suono funereo, delle battole: semplici tavolette di legno percosse con maniglie di metallo che un tempo annunciavano le funzioni nei periodi liturgici in cui non si potevano suonare le campane, come durante la Settimana santa, nei giorni dell'Ufficio delle Tenebre. Evocativa, nello spettacolo ravennate, anche la sensibile presenza della ballerina Catherine Pantigny, mentre l'unico aspetto poco risolto apparivano i passaggi di testo declamati dall'attrice Elena Bucci, un'aggiunta di evidente scopo esplicativo che però non riusciva bene a fondersi con la partitura. Lodevolissima la prestazione dei 14 strumentisti dell'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma, diretti con sapienza da Pietro Borgonovo. Dopo l'emozionante debutto di Tenebrae, il Ravenna Festival è tornato alla consueta ricca programmazione (a volte anche più avvenimenti in un giorno) e un appuntamento spicca tra gli altri in questo fine settimana: la titanica prova registica di Peter Stein a confronto con I demoni di Dostoevskij. Dodici ore di spettacolo punteggiato da brevi intervalli (sabato 26 e domenica 27, a partire dalle 11 del mattino, al Palazzetto dello Sport Angelo Costa). Un impegno di tutto rispetto anche per il pubblico; ma ne vale assolutamente la pena. Info: www.ravennafestival.org
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