L’inquieta ed elettrica New York secondo Sentieri Selvaggi
Un'immagine dell'esecuzione in prima assoluta di "Dulle Griet" di Giovanni Verrando per Sentieri Selvaggi (Photo: Max Lenti / Pomeziauno.com) >> Altre foto legate alla notizia.
di Mara Lacchè L'immaginaria Gotham City, la città che non dorme mai, metropoli tentacolare e frenetica, è stata la protagonista, il 18 maggio 2010, dell'ultimo appuntamento della stagione di musica contemporanea che Sentieri Selvaggi ha dedicato alla musica proveniente dal Nuovo Mondo. La sala Fassbinder del Teatro Elfo Puccini di Milano ha ospitato ben tre prime esecuzioni, due italiane e una assoluta - Dulle Griet di Giovanni Verrando, commissionata dello stesso ensemble -, terminando quel viaggio immaginario nella Grande Mela, iniziato con l'ensemble Bang On A Can. In apertura del concerto, il brano della trentenne Anna Clyne, londinese di nascita ma newyorkese di adozione, ci ha trasportato nel cuore d'acciaio di Brooklyn. Nella partitura di Steelworks si mescolano infatti le sonorità del flauto, del clarinetto basso e della marimba ai rumori e alle voci degli operai, registrati nel 2006, della Flame Cut Steel, celebre acciaieria ora dismessa. L'universo sonoro della fabbrica viene così trasfigurato in suoni cui fanno da contrappunto gli strumenti affidati ai sempre splendidi musicisti dell'ensemble (Paola Fre al flauto, Andrea Dulbecco alla marimba e Mirco Ghirardini al clarinetto basso). Ne risulta un'opera di straordinaria potenza e invenzione sonora, in cui si rivela una dimensione "futurista", quasi un'esaltazione della macchina e dei rumori, immergendo lo spettatore in quello stesso "inferno urbano" che ha caratterizzato anche la composizione di Giovanni Verrando, presente in sala. Ispirata al dipinto di Pieter Bruegel del 1563, Margherita/Greta la pazza (o Dulle Griet, per l'appunto), la partitura a colori del compositore ligure, classe 1965, ne traduce quella violenta visionarietà che sembra quasi prefigurare, secondo Sentieri Selvaggi, la tentacolarità inquietante di una metropoli contemporanea.I suoni prodotti dall'ensemble diretto da Carlo Boccadoro (agli esecutori precedenti al flauto basso, clarinetto e clarinetto basso, vibrafono e percussioni, si sono aggiunti Piercarlo Sacco al violino e Aya Shimura al violoncello), sono stato trasformati in tempo reale dal keyboard+sampler, affidato al pianista Andrea Rebaudengo, in qualcosa di non convenzionale e inaspettato. «Disordine, molteplicità, antropomorfo», che comunque «rivela un ordine mentale, [...] una rete di relazioni coerenti e inverosimili», afferma infatti Verrando nella nota introduttiva alla partitura, citando l'intellettuale Jacques Attali: «non un mito che non descriva la musica come la "mise en forme", l'addomesticamento, la ritualizzazione del rumore come simulacro dell'assassinio rituale, metafora del sacrificio fondatore di ogni ordine sociale». Tale senso di ordine celato dal polimorfismo, si è invece palesato in quel Double Sextet di Steve Reich, eseguito in prima italiana a conclusione della serata. La partitura per la quale il compositore newyorkese settantaquattrenne è stato insignito del Pulitzer Prize For Music 2009, presenta il "diabolico" meccanismo contrappuntistico del canone, associato a un ritmo ossessivo e aggressivo (soprattutto nel primo e terzo movimento), e può essere eseguita in due modalità: con un sestetto che utilizza una base pre-registrata, o con dodici strumentisti dal vivo, ovvero due ensemble speculari. E proprio nella realizzazione della versione live si è impegnato il sestetto di Sentieri Selvaggi e il direttore Carlo Boccadoro, coinvolgendo sei giovani strumentisti allievi del Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano (Carlo Mangiacotti al flauto, Ilenia Torsello al clarinetto, Maurizio Paletta al vibrafono, Jacopo Bellometti al pianoforte, Carola Zosi al violino e Issei Watanabe al violoncello). A degna conclusione di una stagione dedicata a un orizzonte in continuo movimento come quello della musica contemporanea statunitense, la splendida iniziativa di accostare interpreti di grande levatura a ragazzi, inesperti ma talentuosi musicisti, è valsa l'applauso caloroso di un pubblico letteralmente "elettrizzato" da queste visioni e sonorità metropolitane.
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