Il suono e il cosmo secondo Crumb e Sentieri Selvaggi
Andrea Rebaudengo (Photo: Michela Veicsteinas)
di Mara Lacchè Il microcosmo del pianoforte, e del suo interprete, affronta il macrocosmo, con le sue costellazione e la loro portata simbolica ed esoterica. Tale è l'esperienza proposta il 3 maggio 2010, con l'esecuzione dei cicli pianistici Makrokosmos I e II (1972 e 1973) di George Crumb, nell'ambito della rassegna Nuovo Mondo di Sentieri Selvaggi. Il virtuoso Andrea Rebadeungo, al pianoforte amplificato della piccola Sala Bausch nel Teatro Elfo Puccini di Milano, ha dato vita a quella che lo stesso compositore statunitense chiamava «l'espressione mitologica» della sua musica, quella dimensione immaginifica che si rivela nei titoli evocativi ispirati allo Zodiaco, declamati prima di ogni brano di entrambi i cicli (ventiquattro pezzi in tutto). Da Primeval Sounds (Genesis I) Cancer a Spiral Galaxy Aquarius del primo volume, fino a Ghost-Nocturne: For The Druids Of Stonehenge (Night-Spell II) Virgo del secondo, solo per fare qualche esempio di titolo, le costellazioni e la loro dimensione mitica trovano infatti una trascrizione in segni musicali, attraverso partiture cariche di simboli. Esempio tangibile è Leone (Volume I), di cui Filippo Del Corno, socio fondatore di Sentieri Selvaggi, nel presentare il concerto secondo le consuetudini dell'ensemble, ha fatto notare il rapporto fra la circolarità simbolica del Magic Circle of Infinity, la scrittura in partitura a forma di cerchio e la sua espressione musicale nel moto perpetuo. La compenetrazione, richiesta all'interprete, con la partitura e con il suono stesso prodotto dal pianoforte amplificato, rende infatti particolarmente impegnativa l'esecuzione di Makrokosmos. Intervenendo direttamente sulle corde attraverso glissandi e pizzicati - ad esempio in Music Of Shadows (For Aeolian Harp) Libra del primo volume -, ma anche con lo sfregamento sulla cordiera di semplici oggetti (fogli di carta, bicchieri di vetro, spazzole di metallo, legnetti, ecc.), Rebaudengo ha scandagliato le potenzialità timbriche del pianoforte preparato, dando anche prova di un raffinato pianismo, capace di rendere sfumature impercettibili anche nell'utilizzo del pedale e dell'amplificazione sonora, tipica dell'epoca di Cage e Stockhausen. Forse meno efficaci, e più timidi, sono stati gli interventi performativi, attraverso la voce e il fischio. Ciononostante, il recital ha rivelato una musica assolutamente originale per la ricerca trimbrica e per la capacità di mantenere sempre viva l'attenzione dell'ascoltatore anche quando sfiora il silenzio, e al tempo stesso profondamente legata alla grande tradizione pianistica europea del XIX secolo. Non è un caso infatti che proprio la dualità dei Gemelli, ovvero Dream Images (Love-Death Music) Gemini, penultimo brano del primo volume, sveli chiare, impalpabili reminescenze chopiniane. Nell'accompagnarci sotto la volta celeste di Makrokosmos, il pianoforte di Rebaudengo ha quindi messo in contatto un pubblico attento e sensibile con il potere magico, incantatorio del suono stesso, indagato nelle sue molteplici sfaccettature, e ha decretato il successo di un quarto appuntamento di Nuovo Mondo davvero suggestivo.
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