Andrea Rebaudengo (pianoforte) e Piercarlo Sacco (violino) durante l'esecuzione di "The Red Violin Caprices" (Photo: Valentina Vitali)
di Mara Lacchè
Il potere del violino, dal suono stridente, a volte graffiante e al tempo stesso lirico e melodico: ecco il protagonista del concerto del 12 aprile 2010, svoltosi nell'ambito dell'attuale stagione di musica contemporanea che Sentieri Selvaggi ha dedicato al Nuovo Mondo, ovvero alla musica dei compositori statunitensi del Novecento. Nella piccola ma gremita Sala Bausch del Teatro Elfo Puccini di Milano, dopo l'introduzione pianistica, con American Berserk di John Adams (già premio Pulitzer nel 2003), brano anomalo eseguito Andrea Rebaudengo, è stata la volta di The Red Violin Caprices di John Corigliano,magistralmente interpretato da Piercarlo Sacco. Alla sensazione di delirio creata dal primo componimento, ispirato al romanzo Pastorale Americana di Philip Roth, con il suo discorso ritmico frammentato e nervoso, quasi rapsodico e che stupisce per il suo pianissimo conclusivo, sono seguiti i "capricci" dal diabolico virtuosismo paganiniano. Il secondo brano tratto dalla musica di Corigliano (premio Oscar 1998) per il film Le violon rouge di François Girard, che ripercorre le vicende di un mitico violino creato da un certo Nicolò Bussotti, liutaio immaginario del XVII secolo, e dipinto con il sangue dell'amata moglie morta di parto, ripropone infatti il tema dell'essenza demoniaca dello strumento. L'altra sua anima invece, quella lirica e vibrante, si è manifesta nel commovente incontro con il pianoforte per Two movements (with bells), in prima italiana, composizione in due movimenti di Aaron Jay Kernis (Philadelphia, gennaio 1960). Dedicato al padre scomparso e alla sua passione per il jazz, il pezzo presenta un'intensità tenera e tragica, ulteriormente sottolineata dal "con campane" del titolo, a mo' di indicazione per gli interpreti e a ricordo del rintocco che il compositore percepiva dentro di sé durante la sua composizione. A conclusione del programma, Road Movies per violino e pianoforte, sempre di John Adams, ha trasportato il pubblico nei grandi spazi americani, in quella tipica atmosfera on the road di questo genere cinematografico. Divisa in tre movimenti (First movement: Relaxed groove, Second movement: meditative III, Third movement: 40% swingper), la composizione presenta tutti gli elementi caratteristici dello stile di Adams: l'ostinato del primo movimento, e il trattamento groovy del pianoforte per ottenere l'effetto swing, visto dal compositore come «un tranquillo cammino su una strada sconosciuta»; il richiamo alla musica di Aaron Copland per la meditazione del secondo, in cui piccoli motivi melodici, molto semplici, rimandano alla solitudine del deserto e alla semplicità dell'America "prima maniera" ; e l'ispirazione jazzistica del terzo, che fa riferimento a una macchina sempre in azione denominata "Swing 40%" e che «rimanda a qualcosa che sta tra un ragtime di Ives e a come suonava l'Orchestra di Benny Goodman nel 1939» (John Adams). Nel bis, i due straordinari interpreti dell'ensemble hanno eseguito, da Porgy and Bess di George Gershwin, la celebre e splendida It Ain't Necessarily So nella trascrizione per violino e pianoforte diJascha Heifetz. Doveroso, a fine serata, il saluto al giornalista Angelo Miotto, uno dei fondatori dell'associazione, impegnato sul fronte dell'Afganistan per Peacereporter e ai volontari di Emergency, a testimoniare la solidarietà nei confronti di tale associazione umanitaria, contro gli attacchi che sta subendo in queste ore. Ancora una volta quindi, i musicisti di Sentieri Selvaggi hanno saputo creare un'atmosfera intima e familiare, con i membri fondatori dell'associazione, Carlo Boccadoro e Filippo Del Corno, impegnati nella presentazione del programma e delle caratteristiche dei vari brani, quasi a voler instaurare un rapporto diretto con un pubblico affezionato e attento, e comunque sensibile anche alle questioni sociali e umanitarie.
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