di Ettore Napoli Discreto nella pagina della tradizione ottocentesca ("Preludio e morte di Isotta" dal Tristan und Isolde di Wagner), più che buono in quella del Novecento storico (Turingalîlâ-Symphonie di Messiaen). Si potrebbe sintetizzare così l'esito del concerto dell'Orchestra Verdi all'Auditorium di Milano; sul podio il giovane direttore basco Juanjo Mena, che si è avvalso anche dei contributi di Simone Pedroni al pianoforte e Valerie Hartmann-Claveire alle Ondes Martinot. In realtà ci si aspetterebbe un risultato esattamente contrario da un'orchestra italiana, ovvero che sia a proprio agio in una pagina di repertorio, o comunque legata al sinfonismo ottocentesco, e con qualche problema in un'altra che, come in questo caso, racchiude in sé molte caratteristiche strumentali e linguistiche del XX secolo: organico molto ampio, arditezze ritmiche di non poco conto, sonorità poderose unite ad altre esilissime, passaggi cameristici di forte connotazione timbrica a fianco di unisoni possenti. Ebbene, l'Orchestra Verdi ha affrontato e risolto con buona sicurezza tutte queste difficoltà racchiuse nella gigantesca pagina di Messiaen, uno dei capisaldi della letteratura del Novecento, che quando la si ascolta si capisce perché sia di così rara programmazione; Mena è apparso sempre sicuro di sé, anche nei passaggi dall'orchestrazione complessa. E se a volte l'effetto strumentale è risultato appunto tale, un effetto, questo è dipeso dalla musica che in qualche caso si risolve in esteriorità e, peggio ancora, in ripetitività (la sezione 8 e il Finale). A un livello inferiore si è collocata l'esecuzione della pagina di Wagner, dove rispetto alla sezione degli archi, dal suono compatto e profondo (la lezione di Riccardo Chailly fortunatamente non è stata dimenticata), quella dei fiati non è apparsa alla stessa altezza; a parte i legni nel registro grave, gli altri hanno lasciato infatti a desiderare per precisione e tenuta dei suoni. In apertura è stata eseguita l'ouverture di stampo rossiniano "Gli schiavi felici" del compositore basco del primo Ottocento Juan Crisostomo Arriaga, come contributo alla "Serata de Bilbao" in Milano.
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