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Prima Fila

Leoncavallo dal mare di Napoli al lago di Brissago


Olga Romanko
 

di Nunzio Primavera

Ruggero Leoncavallo aveva scelto Brissago, in Svizzera, come "buen retiro" e sulle rive elvetiche del lago Maggiore ha composto molti dei suoi capolavori quali Bohème, Zaza, Rolando, Maia, Malbruck. Proprio qui è sepolto, come da sua espressa volontà, sotto il portico della chiesa cinquecentesca della Madonna del Ponte al fianco della moglie.
La preferenza di Leoncavallo, del quale nel 2007 ricorrevano i 150 anni della nascita a Napoli nel 1857, per questo angolo del Ticino di cui era cittadino onorario, è ripagata con manifestazioni musicali di livello internazionale che si svolgono in tutta la Svizzera e in particolare a Locarno e Lugano.
Proprio Brissago, che all'autore dei Pagliacci riserva un museo con una ricca collezione di documenti e cimeli, da tredici anni dedica a Leoncavallo un interessante Festival lirico internazionale che ha dato voce ad artisti di caratura mondiale, che si sono esibiti nel meglio del repertorio leoncavalliano.
Nell'edizione 2008 svoltasi dal 26 aprile al 10 maggio, il soprano italo russo Olga Romanko, accompagnata al pianoforte dal maestro Giovanni Brollo, nel suo recital ha proposto un interessante percorso musicale in cui le più famose arie di Leoncavallo sono state messe a confronto con quelle di contemporanei come Massenet, ma anche Verdi dai toni più drammatici, sino al verismo più forte di Mascagni, passando attraverso la poesia di Puccini. Un confronto dal quale Leoncavallo è uscito a testa alta.
Olga Romanko - che nel luglio 2008 sarà ancora una volta Aida a Caracalla nella stagione estiva del Teatro dell'Opera di Roma - ha offerto il momento più emozionante con l'immancabile "Mattinata" in duetto con il tenore brissaghese Ottavio Palmieri, organizzatore e promotore della rassegna musicale leoncavalliana di Brissago.



Prima Fila inserita il 10-05-2008.


Il 1984 arriva alla Scala


Una scena dell'opera (foto: Marco Brescia - Teatro alla Scala)
>> Altre foto legate alla notizia.

 

di Ettore Napoli

1984, in prima italiana l'altra sera alla Scala di Milano, è il primo lavoro per il teatro musicale di Lorin Maazel, più noto al grande pubblico come direttore grazie alle sue oltre trecento incisioni comprendenti, tra l'altro, i cicli completi di Beethoven, Brahms Mahler, Sibelius, Rachmaninov etc. Prima di questo esordio in campo operistico, Maazel, nato in Francia nel 1930 ma formatosi musicalmente negli USA dove ha esordito sul podio a soli otto anni, aveva all'attivo pagine concertanti e un paio di lavori per voce recitante e orchestra e per coro e orchestra. Con 1984, tre atti ricavati dal romanzo omonimo di George Orwell (1949) dai librettisti J.D. McClatchy e Th. Meehan, egli ha compiuto il grande salto verso il palcoscenico, altro "luogo" privilegiato della sua attività direttoriale (è stato, tra l'altro, il più giovane direttore a essere chiamato a Bayreuth).
Questo preambolo su Maazel-direttore si rende necessario alla luce di quanto si è ascoltato in Scala, dove l'opera è arrivata a tre anni esatti di distanza dall'esordio al Covent Garden di Londra ricevendo un'accoglienza contrastata: entusiastica dal pubblico, più circospetta dalla critica, che non ha mancato di far notare come più che di una rappresentazione si sia trattato di un evento, aggiungendo con sottile perfidia che la Big Brother Productions, fondata dallo stesso Maazel, abbia contributo al 50% dei costi di produzione. Non sappiamo se le cose siano andata così anche per l'allestimento scaligero, che sembra aver riproposto quasi integralmente quello londinese, ambedue firmati da Robert Lepage per la regia, Carl Fillon per le scene (bellissime), Michel Beaulieu per il funzionale gioco di luci e Yasmina Giguère per i costumi; ma se anche così è stato si è trattata di un'operazione riuscita, se non altro per il forte impatto che lo spettacolo ha avuto sul pubblico, che alla fine ha applaudito convinto.
Molto merito di tanto successo va agli autori del libretto, che hanno saputo ricavare dall'originale un testo che nonostante il necessario ridimensionamento nel passaggio dalla pagina scritta alla pagina musicale non ha perso nulla dell'atmosfera ossessiva dell'originale e che -sia detto per inciso- nel mondo attuale della comunicazione globale sembra farsi ancora più incombente (solo che in Orwell -e sul palcoscenico- il Grande Fratello almeno si manifesta direttamente, attraverso un volto dall'inquietante presenza su teleschermi disposti ovunque). Ma tutto lo spettacolo, diretto ovviamente dallo stesso Maazel, ha meritato tanto consenso, in virtù anche di un perfetto coordinamento tra musica dal vivo, sonorità sinistre registrate, amplificazione di molte parti corali, voce fuoricampo di Jeremy Irons diffusa in sala da telescreen. Ottima anche la prestazione degli interpreti; in particolare di Nancy Gustafson come Julia e Richard Margison come O' Brien, mentre nel ruolo di Winston poco incisivo è apparso Julian Tovej, che ha preso il posto di quel Simon Keenlyside alla cui superba prestazione molto ha dovuto la riuscita della prima londinese del 2005.
Abbiamo lasciato per ultima la musica perché la complessità e la disposizione multi-stratificata dell'opera hanno conferito a quest'ultima una valenza multimediale nella quale essa, la musica, è sembrata svolgere un ruolo di supporto, quasi da sound-track, come qualche critico inglese ha già sottolineato. Una colonna sonora costruita con consumata perizia da un musicista che ha avuto tra mani tutte le più importanti partiture orchestrali e operistiche degli ultimi due secoli e dunque sa come si ottengono sonorità percussive e abbandoni lirici, come si usa un Leitmotiv (lo stesso Maazel ne ha elencati una sessantina), come si usa la voce solista e quella del coro, qui impiegate in tutta la loro gamma: dal declamato allo spiegato, dal sussurro all'urlo, dall'allucinato al melodico. C'è dunque nello score di 1984 una grande varietà di idiomi, ma, come spesso accade nella musica contemporanea, questo impedisce di sentire quale sia quello autentico del compositore.


Prima Fila inserita il 06-05-2008.

Altre foto legate all'argomento:

Julian Tovey (foto: Marco Brescia - Teatro alla Scala) Julian Tovey e Nancy Gustafson (foto: Marco Brescia - Teatro alla Scala)
Una scena dell'opera (foto: Marco Brescia - Teatro alla Scala) Una scena dell'opera (foto: Marco Brescia - Teatro alla Scala)



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