Una voce tra jazz, pop e rhythm and blues

Con Al Jarreau scompare il suono di un epoca, che ha saputo coniugare l’intensità e il calore della voce con il gusto della buona musica





di Riccardo Santangelo

Anche se negli ultimi anni il suo nome era circolato poco nelle cronache musicali, Al Jarreau  rimane ancora la pietra di paragone per capire il punto a cui un cantante deve aspirare. La sua voce baritonale era riconoscibile, unica, tanto da essere paragonata a quella di Bobby McFerrin, per la sua versatilità e “colore”. Il suo stile di canto era famoso per la sua capacità di evoluzione timbrica e per il modo di saltare fra le ottave
Nato a Milwaukee il 12 marzo 1940 Alwyn Lopez “Al” Jarreau si dedicò presto alla musica e incise il suo primo album nel 1965, con poco successo. Negli anni successivi trova modo di guadagnare esibendosi in vari locali di Los Angeles, soprattutto come cantante jazz. Dovrà aspettare fino al 1975 per essere notato dalla Warner Bros. Records e incidere un secondo disco che lo fece conoscere, soprattutto fuori dai confini statunitensi.
Gli anni successivi, soprattutto gli ’80, lo consacrano come una delle più belle voci del panorama jazz, pop e rhythm and blues, fino a fargli vincere ben 7 Grammy Award (tra il 1978 e il 2007), per tutti e tre i generi musicali (ma anche per un album per i bambini).

Nel 1985, invitato da Quincy Jones, partecipa ad USA for Africa, un supergruppo di 45 celebrità della musica pop (in cui figurano nomi quali Michael Jackson, Lionel Richie, Cyndi Lauper, Stevie Wonder, Diana Ross, Ray Charles, Bob Dylan e Bruce Springsteen), e canta insieme a loro il brano We Are the World, prodotta e incisa a scopo benefico.

Dal 2010 le sue condizioni di salute (problemi al cuore e polmonite) lo costrinserò a volte a interrompere alcune tournèe, fino al ricovero dello scorso 8 febbraio per un grave esaurimento nervoso, che l’ha portato a morire quattro giorni dopo.