Il Messiah secondo Ton Koopman

Il 23, 24 e 25 marzo il maestro olandese sul podio dell’Orchestra di Santa Cecilia all’Auditorium di Roma





di Massimo Rolando Zegna

È stretto il rapporto tra Ton Koopman e l’Italia: nutrito com’è dall’innamoramento cronico per le cose belle del maestro olandese, che possiede tra l’altro una splendida casa a Verona decorata con affreschi del Cinquecento (dove appena può si rifugia dalla nativa Olanda con la moglie clavicembalista e i figli), e una biblioteca da capogiro arricchita da una preziosa collezione di musiche manoscritte originali del Sei-Settecento. Difficile, infatti, incontrarlo senza un libro sottobraccio, preferibilmente antico e raro. È questo legame con il nostro paese a spiegare almeno in parte la frequente presenza di Koopman sulle ribalte italiane. E se ci si mette di mezzo la sua sconfinata ammirazione per la musica di Händel ecco concretizzarsi i tre concerti che il 23, 24 e 25 marzo affronterà all’Auditorium Parco della Musica di Roma alla testa dell’Orchestra e del Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. In programma l’oratorio il Messiah: voci soliste Yetzabel Arias Fernandez (soprano), Maarten Engeltjes (alto), Tilman Lichdi (tenore) e Klaus Mertens (basso). 

Nato il 2 ottobre 1944 a Zwolle, clavicembalista, organista e direttore d’orchestra, da decenni Koopman è una delle personalità più importanti e versatili del mondo della musica antica. Fin dagli esordi si è dedicato agli strumenti d’epoca e alla prassi esecutiva storicamente informata. Nel 1969 ha fondato il complesso barocco Musica Antiqua, dieci anni dopo l’Amsterdam Baroque Orchestra, a cui nel 1993 si è aggiunto l’Amsterdam Baroque Choir. Autore di un’imponente produzione discografica (con lucidità manageriale ha fondato anche una sua casa di produzione, l’Antoine Marchand), è anche apprezzato per la sua appassionata attività di musicologo e ricercatore (ricordiamo, ad esempio, la sua ricostruzione della Passione secondo san Marco di Bach). Oggi è considerato uno dei maggiori conoscitori dell’opera del compositore di Eisenach. Ma a “dispetto” di questa sua straordinaria erudizione, di lui il pubblico ama soprattutto la capacità di coniugare al momento dell’esecuzione la ricerca a una comunicativa che arriva sempre all’ascoltatore: si trattasse della musica più complessa e meno conosciuta mai scritta.

Nel 1741, a cinquantasei anni, dopo una straordinaria carriera operistica (come autore e impresario), Händel iniziò a Londra una nuova fase legata all’oratorio in lingua inglese: genere che egli stesso aveva contribuito a sviluppare. Il Messiah nacque nell’arco di un estate, a Dublino, dove il compositore aveva accettato l’invito di partecipare a una stagione concertistica. Il testo, scritto da Charles Jennens, è tratto dalla Bibbia ed è incentrato sulla celebrazione epica della figura del Messiah e della sua importanza per la redenzione dell'umanità. Sin dalla prima rappresentazione il successo fu costante e il Messiah è una delle composizioni a cui ancora oggi è maggiormente associato il nome di Händel. Un capolavoro della musica barocca, ricco di tutti gli artifici stilistici del tempo. Info: www.santacecilia.it