Grande attesa per il Peter Grimes al Comunale di Bologna

Da stasera al 24 maggio va in scena per la prima volta al Comunale il capolavoro di Britten





di Federico Lanzellotti

Peter Grimes, una delle opere più affascinanti e discusse di Benjamin Britten, sarà al Teatro Comunale Bologna dal 18 al 24 maggio: cresce l’attesa in città per una delle proposte più accattivanti della stagione 2017. L’allestimento è una coproduzione di ampio raggio che, su iniziativa teatro comunale Pavarotti di Modena, coinvolge anche i teatri di Ferrara e Ravenna. Sul podio Juraj Valčuha, che qui a Bologna nel 2006 ha avuto il suo esordio italiano con La bohème e qui appena due anni ha presentato in prima italiana Jenůfa di Janáček.

Dopo il successo con The turn of the screw del 2013, il Comunale ospita un nuovo allestimento britteniano e riconferma Bologna come una delle città italiane attualmente più ricca di eventi legati alla musica novecentesca e contemporanea. La scelta va incontro anche al sempre riconfermato interesse del pubblico per le opere del compositore, di consueto molto gradite sia per la raffinata trama compositiva che la forte problematicità delle tematiche affrontate.

Peter Grimes op. 33 è il primo grande successo operistico di Benjamin Britten ed una delle opere più fortunate del ’900. Apprezzata fin dalla sua prima esecuzione a Londra il 7 giugno 1945, l’opera nasce da una lunga e meditata riflessione introspettiva del compositore e prende forma in un lungo periodo di quattro anni. Ispirata dalla lettura del poema The Borough di George Crabbe (1754-1832) e dalle seguenti discussioni con il compagno Peter Pears nel soggiorno americano del 1941, la drammaturgia dell’opera è attentamente cesellata in un fine lavoro sulle forme e sulle vocalità dei personaggi. Tanto che, quando viene contattato dai due, il librettista Montagu Slater trova un’impalcatura già solida e dettagliata ed i suoi interventi, che pur avrebbero introdotto l’accenno ad altri temi forti, come la pederastia, vengono rifiutati in quanto estranei ad un’idea dell’opera già formata a tutto tondo. Fulcro della composizione rimane quindi l’incomunicabilità fra l’individuo e una comunità che non lo comprende, lo aliena ed infine lo condanna. La crudeltà e la mancanza di scrupoli di Peter sono quelli dell’uomo disilluso di fronte alla realtà, ma ancora prigioniero di un lacerante desiderio di rivalsa sociale. Sullo sfondo un oceano terribile, ma fatalmente accogliente, che mostra allo spettatore la storia del protagonista, subito empaticamente avvertito come un innocente alienato, vittima di una società colpevole.

Un tragico moderno, formato della stessa sostanza del melodramma ottocentesco, ma indirizzato ad un’analisi profondissima, quasi psicoanalitica, di personaggi presentati nella propria nudità. Britten intarsia la sua opera adoperando forme, strutture e colori orchestrali continuamente cangianti, tenendosi sempre in bilico fra passato e presente e dando vita a quel dialogo di stili e linguaggi musicali diversi che è un topos britteniano. All’arioso lirico, punta di diamante del canto di Pears, a tratti appena sfociante nel melologo e nel recitato, risponde il canto orchestrale in motivi e frammenti tanto efficaci drammaticamente quanto godibili per la propria fragranza musicale. Se i pezzi più famosi sono i Four Sea Interludes e la Passacaglia (che il compositore ha in seguito estrapolato e che oggi vivono anche di vita propria), memorabili sono diversi passi dell’opera: il dialogo del Prologo in cui Peter si presenta, la successiva inchiesta, l’intricato episodio fugato del I atto, i sapienti interventi del coro (in scena/fuori scena) che enfatizzano l’angosciosa presenza della collettività, l’inquietante epilogo in cui, quasi un brivido a fior di pelle, i sussurri della tuba evocano il richiamo nella nebbia del fog-horn.

La presenza della bacchetta di Valčuha, da pochi mesi primo direttore del San Carlo, ma per anni impegnato con l’Orchestra Nazionale della RAI, ci permette di ricordare l’arrivo di Peter Grimes in Italia il 7 dicembre 1945, a sei mesi precisi dalla première londinese, nell’esecuzione che questa orchestra realizzò per la radio, sotto la direzione di F. Previtali. La messinscena bolognese vedrà l’interessante incontro di Valčuha, direttore affermatissimo, ma attento e sensibile, con un regista di lunga esperienza qual è Cesare Lievi. Peter sarà interpretato dalla voce di Ian Storey, cantante che con Britten, The rape of Lucretia, ha debuttato nel 1991. Gabriella Sborgi sarà Auntie, già al comunale nel 2013 con un’opera di Britten, The turn of the screw, il mezzosoprano ha collaborato con Valčuha a gennaio scorso nell’allestimento del Faust di Gounod all’Opera di Firenze. Si attende una buona performance anche dalla “pucciniana” Charlotte-Anne Shiphey, Ellen.