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Musiche dalle Corti d’Oriente
Suoni e Suggestioni dal Patrimonio Culturale dell’Asia Centrale dal 30 marzo al 1° aprile 2007 al Teatro Regio di Parma

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(Comunicato stampa) La musica e i musicisti ricoprono da sempre un ruolo fondamentale nella cultura storica dell'Asia Centrale e del Medio Oriente. Alla musica e ai suoi interpreti sono affidati i valori della comunità che vengono così insegnati e tramandati di generazione in generazione. I musicisti, chiamati a narrare le gesta esemplari di capi politici e padri di famiglia, avvicinano così gli ascoltatori alla spiritualità religiosa, rafforzano i legami e la memoria collettiva nelle feste e nelle celebrazioni, facendo sì che la loro arte sia funzione centrale nella vita sociale. Il riconoscimento del ruolo centrale della musica e dei suoi interpreti ha spinto nel 2000 Sua Altezza l'Aga Khan a fondare l'Aga Khan Music Initiative in Central Asia (AKMICA), che si propone di preservare lo straordinario patrimonio musicale dell'Asia Centrale e presentarlo a nuove generazioni di musicisti e ascoltatori in tutto il mondo. Proprio mentre il Teatro Regio di Parma si appresta a mettere in scena Otello di Giuseppe Verdi (nel suggestivo, denso, profumato vento d'Oriente vive questo capolavoro), tra le scenografie dell'opera, venerdì 30 marzo 2007 alle ore 19.30, si inaugurerà Musiche dalle Corti d'Oriente. Suoni e suggestioni dal patrimonio culturale dell'Asia Centrale, con virtuosi strumentisti e interpreti che, con la forza trascinante della loro musica, ci racconteranno un mondo solo in apparenza lontano dal nostro. Nel tempio della lirica risuoneranno ritmi, melodie, liriche che mostrano radici molto vicine a quella europea, a ribadire che la "nostra" cultura deriva proprio da migrazioni di popoli dell'Asia Centrale. Se il latino e le lingue germaniche hanno origine accadica, ecco che alcuni degli antichissimi strumenti usati dai musicisti di questo concerto hanno una sorprendente affinità con i nostri violini, i tamburelli, gli oboe. Così, i canti epici, le melodie suadenti, la mistura con il caldo bacino della musica popolare tendono la mano al nostro passato e persino al gusto tipicamente italiano del teatro d'opera. Lo straordinario concerto inaugura un progetto culturale che propone a Parma la prestigiosa mostra Splendori a Corte. Arti del Mondo Islamico nelle Collezioni del Museo Aga Khan al Palazzo della Pilotta dal 31 marzo al 3 giugno 2007, concerti e giornate di studio che testimonieranno il denso rapporto di scambi culturali intercorso tra i paesi musulmani e quelli europei dal Medioevo fino ai nostri giorni. Musiche dalle Corti d'Oriente proseguirà sabato 31 marzo e domenica 1 aprile alle ore 12.00 e 16.00 all'Auditorio del Palazzo della Pilotta con concerti straordinari in occasione della mostra. Sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Parma e del Comune di Parma, il progetto culturale, ideato e curato da Fondazione Aga Khan Trust For Culture, da Fondazione Parma Capitale della Musica e dalla Sovrintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Parma e Piacenza, è promosso dalla Fondazione Teatro Regio di Parma e dall'Università di Parma, con il contributo di Arcus. Main sponsor Unipol. Si ringrazia per la collaborazione Mediaset, 80, Intercast Europe.Publitalia I biglietti-invito al concerto inaugurale di Musiche dalle Corti d'Oriente saranno disponibili, sino ad esaurimento posti, presso la biglietteria del Teatro Regio di Parma dal 20 al 24 marzo 2007. Per informazioni: Biglietteria del Teatro Regio di Parma, via Garibaldi 16/a - 43100 Parma tel. 0521 039399, fax 0521 504424, biglietteria@teatroregioparma.org, www.teatroregioparma.org Musiche dalle Corti d'Oriente Suoni e Suggestioni dal Patrimonio Culturale dell'Asia Centrale Teatro Regio di Parma venerdì 30 marzo 2007, ore 19.30 L'arte del Rubâb afgano Homayun Sakhi, rubâb afgano Toryalai Hashimi, tabla Bel Canto Bukhara: splendori dei canti dell'Asia Centrale Izro Malakov, Abukhai Aminov voci Matat Baraev, tamburo a cornice David Davidov, tar Ochil Ibragimov, violino e voce Canti mistici dalle montagne del Pamir tagiko Ensemble Badakhshan Sahiba Davlatshaeva, voce Aqnazar Alovatov, voce e rubâb del Pamir Jonboz Dushanbiev, ghijak Shadikhan Mabatkulov, daf Olucha Mualibshoev, voce Mukhtar Muborakqadamov, setar Ghulamsho Safarov, tamburo del Pamir, rubâb del Pamir, voce Musica spirituale dell'Azerbaigian Alim Quasimov, Fargana Qasimova, voci Rafael Asgarov, balaban Rauf Islamov, kamancha Ali Asgar Mmammadov, tar Natiq Shirinov, percussioni Palazzo della Pilotta, Voltoni del Guazzatoio Concerti straordinari in occasione della Mostra Splendori a Corte sabato 31 marzo, ore 12.00 e ore 16.00 programma Bel Canto Bukhara: splendori dei canti dell'Asia Centrale Izro Malakov, Abukhai Aminov voci Matat Baraev, tamburo a cornice David Davidov, tar Ochil Ibragimov, violino e voce Musica spirituale dell'Azerbaigian Alim Quasimov, Fargana Qasimova, voci Rafael Asgarov, balaban Rauf Islamov, kamancha Ali Asgar Mmammadov, tar Natiq Shirinov, percussioni Palazzo della Pilotta, Voltoni del Guazzatoio Concerti straordinari in occasione della Mostra Splendori a Corte domenica 1 aprile 2007, ore 12.00 - ore 16.00 L'arte del Rubâb afgano Homayun Sakhi, rubâb afgano Toryalai Hashimi, tabla Canti mistici dalle montagne del Pamir tagiko Ensemble Badakhshan Sahiba Davlatshaeva, voce Aqnazar Alovatov, voce e rubâb del Pamir Jonboz Dushanbiev, ghijak Shadikhan Mabatkulov, daf Olucha Mualibshoev, voce Mukhtar Muborakqadamov, setar Ghulamsho Safarov, tamburo del Pamir, rubâb del Pamir, voce I GRUPPI Homayun Sakhi Nato a Kabul nel 1976 in una famiglia di musicisti fra le più in vista del Paese, ha cominciato a suonare il rubâb sotto la guida del padre Ghulam. È stato poi allievo del leggendario suonatore di rubâb Ustad Mohammad Omar. A causa dei disordini del 1992 seguiti alla presa di potere dei mujaheddin, fu costretto come molti afgani a rifugiarsi in Pakistan, dove aprì una fiorente scuola musicale, e nel 2001 si è trasferito a Fremont, vicino San Francisco. Il suo stile musicale è radicato nel mondo classico del raga dell'India settentrionale, che si diffuse anche in Afghanistan all'inizio del Novecento: Sakhi ne ha trasferito la caratteristica organizzazione dei suoni sul rubâb, infondendovi le opulente ornamentazioni melodiche che fanno parte della tradizione afgana. Oggi è considerato il più raffinato suonatore di rubâb della sua generazione. Izro Malakov Izro Malakov è originario di Shakhrizabaz, in Uzbekistan. Dalla madre ha appreso la tecnica del Maqam, la forma classica della canzone uzbeka, intrisa di influenze afgane e persiane. Imponendosi su oltre ottanta fra musicisti e cantanti, ha ottenuto un posto nel Tashkent Radio Ensemble, con il quale ha lavorato per quattordici anni. In seguito si è unito all'Ensemble Shashmaqam e all'Ilyas Malayev Ensemble. Vive con il fratello Manachem, anch'egli cantante, a Queens, vicino New York. Il suo repertorio riguarda sia le canzoni profane uzbeke, sia il Maqam, sia le forme musicali degli ebrei dell'Uzbekistan. Aqnazar Alovatov e Sahiba Davlatshaeva Aqnazar Alovatov è nato a Khorog, sulle montagne del Pamir tagiko non lontano dal confine pakistano. Giovanissimo, la sua voce pulsante ed espressiva gli ha permesso di farsi notare nel repertorio caratteristico di queste regioni che risentono delle culture russe, afgane e pakistane, nel quale si canta l'amore per la divinità ma anche per le donne, i profumi e la natura. Scoperto da Leslie Dunton-Downer, acclamata autrice di libretti e testi teatrali e televisivi, mentre lavorava a un testo teatrale in Tagikistan, fu subito portato in Europa, dove raccolse un entusiasmante successo in Gran Bretagna e in Francia. Ha suonato anche al Torino World Music Meeting nel 2004. Anche Sahiba Davlatshaeva viene dal Pamir, l'altopiano secondo per altezza solo all'Himalaya e attraversato dalla Via della Seta. Danzatrice prima di tutto ma anche raffinatissima cantante, insieme ad Alovatov ha allestito un repertorio di canzoni spirituali islamiche (Maddahis) basate su testi del grande poeta sufi del XIII secolo Jalal al din Rûmi. Insieme al percussionista di daf Shodikhan Mabatkulov hanno formato l'Ensemble Badakhshan, che li accompagna nell'esecuzione di canti spirituali della comunità Shia Isma'ili della regione del Badakhshan, nel sud montuoso del Tagikistan dove sono nati Alovatov e Davlatshaeva: la caratteristica principale di questa musica spirituale è la sua capacità di interagire con la quotidianità, riflessa musicalmente nello scambio di ritmi e colori fra canzoni popolari e canzoni ispirate alla cultura sufi. Due mesi fa sono stati invitati alla "Sacred Voices Conference" svoltasi al Castello di Windsor a Londra. Alim Qasimov Alim Qasimov è il più famoso e il più amato cantante azerbaigiano. Nato a Shamaka nel 1957, ha coltivato lo studio musicale alternandolo a piccoli lavori per mantenersi, poi si è iscritto alla scuola "Musiki Mektebi" di Bakou, dove ha imparato le tecniche della tradizione musicale azera, anche grazie all'insegnamento del grande maestro Khan Shushinsky, divenendo in seguito totalmente dedito al professionismo musicale. Ha già registrato nove album, compiuto tournée in tutto il mondo e raccolto lodi ovunque: Le Monde lo ha definito "voce magica" e il Folk Roots Magazine lo ha elencato fra i più grandi cantanti del XX secolo. Nel 1999 ha vinto il il Premio di Musica dell'UNESCO, in passato assegnato anche a musicisti come Shostakovich e Bernstein. Nel 2001 ha programmato cinque concerti a Tabriz, in Iran, ma l'enorme successo del pubblico lo ha obbligato a farne dieci. La sua abilità e la sua preparazione gli permettono di essere ugualmente versato nei due modelli principali di cultura musicale dell'etnia azera, il Mugham (suite formate da canzoni e improvvisazioni strumentali) e l'âshiq (una forma di epica cantata). In entrambi i casi l'esecuzione dev'essere accompagnata da percussioni, dal caratteristico liuto dal manico lungo (il tar) e dal tipico violino "a spiga" (kemanche). Da alcuni anni le voci femminili hanno preso sempre più spazio in questo repertorio, ed è per questo che la figlia di Quasimov, Fargana, ha cominciato a lavorare con l'ensemble del padre divenendo anche una solista molto apprezzata. GLI STRUMENTI Balaban. Flauto ad ancia cilindrica di origine persiana. Daf. Piccolo tamburo a cornice con sonagli, usato nell'accompagnamento delle canzoni nella tradizione dell'Azerbaigian. Ghijak. Violino caratteristico con cassa di forma circolare e manico lungo e sottile ("a spiga"), che può montare tre o quattro corde. Si suona con un arco, tenendolo in posizione verticale appoggiato alla gamba dell'esecutore seduto. Diffuso da Tagikistan al Turkmenistan. Kamanche. Violino tipico della musica azera e iraniana, simile al ghjiak, da cui si differenzia per l'uso di sole tre corde e un manico tendente ad allargarsi all'estremità. Rubâb. Il caratteristico liuto del Tagikistan e dell'Afghanistan. Sfrutta un sistema di corde pizzicate e vibranti per simpatia. Setar. Liuto a piccolo a quattro corde (tre melodiche e una di bordone), di origine indiana, con cassa tradizionalmente in zucca a cui si sovrappone una sottile tavola di legno. Il nome si riferisce all'antica forma a tre corde. Tar. Liuto a sei corde della tradizione del Caucaso e dell'Iran: la forma è simile a quella di una chitarra, ma il manico è lungo e la tastatura è mobile, con tavola ricoperta in pelle. È la variante di liuto più completa e con l'estensione sonora più ampia dell'Asia Centrale.
News inserita il 25-03-2007.
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