L’opera inaugurerà la stagione d’Opera del Teatro Regio di Parma il 23 dicembre 2004
La locandina dello spettacolo
Parma: l'"Alceste" di Gluck L'opera inaugurerà la stagione d'Opera del Teatro Regio di Parma il 23 dicembre 2004
(Comunicato stampa)
«Una grande meditazione sulla vita, la morte, e la vita di nuovo» L'Alceste di Gluck inaugura la Stagione d'Opera del Teatro Regio di Parma Sul podio il Maestro Bruno Bartoletti, Anna Caterina Antonacci, interprete dell'eroe eponimo nell'allestimento che vede la regia di Liliana Cavani, le scene di Dante Ferretti, i costumi di Alberto Verso, le coreografie di Micha van Hoecke, interpretate dal suo Ensemble, le luci di Sergio Rossi
Teatro Regio di Parma, giovedì 23, martedì 28, giovedì 30 dicembre 2004, ore 20.00 domenica 2 gennaio 2005, ore 15.30
"Nuova per Parma", recavano orgogliosamente a grandi caratteri i manifesti dell'Ottocento e del primo Novecento quando le opere presentate da quegli ormai lontani cartelloni potevano fregiarsi di quell'onorifico (e veridico) titolo: e con un'opera "nuova per Parma" si apre un nuovo capitolo dell'ultracentenaria storia del Teatro Regio. Un punto fermo nella storia di tutta l'opera lirica, di cui rappresenta uno straordinario punto di svolta, ma, strano a dirsi, un'opera che ha poco meno di duecentocinquant'anni! Stiamo parlando di Alceste, il capolavoro nato dalla collaborazione tra Gluck e Calzabigi che il prossimo 23 dicembre (repliche il 28 e 30 dicembre, ore 20.00, e il 2 gennaio 2005, ore 15.30) inaugurerà la Stagione d'Opera 2005 del Teatro Regio di Parma. Degna dell'occasione è la produzione: sul podio sarà Bruno Bartoletti, direttore che ha saputo affrontare con successo un repertorio sterminato che va dal Settecento fino ai grandi capolavori del Novecento. Il prestigioso allestimento della Fondazione Teatro Regio porta la firma di Liliana Cavani alla regia, le scene sono di Dante Ferretti, i costumi di Alberto Verso, le coreografie di Micha van Hoecke, interpretate dal suo Ensemble, le luci di Sergio Rossi. Sul palcoscenico, un cast di grande spicco, in cui troviamo tra gli altri i nomi di artisti specializzati in questo repertorio quali Anna Caterina Antonacci nel ruolo dell'eroe eponimo, di Donald Kaasch in quello di Admeto. Strumenti di sempre più affermata qualità sono, in questa come in tutte le altre opere della Stagione lirica e del Festival Verdi, l'Orchestra ed il Coro del Teatro Regio, maestro del coro Martino Faggiani. Alceste, che qui al Regio verrà rappresentata nella sua prima versione, quella di Vienna del 1767, è il frutto di una spontanea necessità creativa e non, come pressoché sempre in quel periodo, di una precisa commissione: un'opera nella quale quei motivi portanti di una nuova ideazione e disposizione musicale e drammatica, «minuziosamente esposti nella prefazione che rappresenta il manifesto più esplicito delle idee-cardine della riforma» si fanno teatro. Un'opera i cui semi, dal difficile esordio sino al rapido e sempre maggior successo, molto frutteranno nella successiva storia del teatro in musica. «Che dire di un'opera come Alceste - dice Bruno Bartoletti, che di questa produzione è la guida musicale - se non che essa rappresenta uno dei pochi, veri punti di svolta nella storia della musica? Alceste è l'opera lirica intesa come dramma, in cui la musica sa intessere un rapporto di totale fusione con la parola, in cui la declamazione diventa musica, il recitativo arioso, e poi aria, con un ruolo tutto nuovo dell'orchestra, quasi un altro personaggio nel dramma, e così il coro: in un'evoluzione di tale forza e allo stesso tempo di tale continuità nei trapassi e, alla fine, di tale bellezza, che ha pochi eguali». «Il tema dominante di Alceste - dice Liliana Cavani, che ha inserito la vicenda nella classica cornice di un teatro/palazzo del Cinque-Seicento - è il sacrificio per amore: la storia, per ridurla all'estremo, è quella di un re al quale il vaticinio di un oracolo predice la morte a meno che qualcuno non prenda il suo posto. Il re è Admeto, la sua sposa è Alceste: l'opera è la storia di questo sacrificio per amore. Ma io, darei la mia vita per amore? Oggi, ci si può porre ancora di fronte a questo dilemma, e come potremmo o sapremmo rispondere? Nella problematicità di questa prova, ecco perché dico che il tema di Alceste non solo è molto attuale, ma che è fonte di molti interrogativi». Nella classica bellezza della musica di Gluck, nell'inquietante modernità delle domande che la sua vicenda ci pone sta l'attualità della proposta del Regio di Parma di un'opera come Alceste, che sembra saldare la frattura degli oltre due secoli che ci separano dalla sua creazione con la forza intatta del capolavoro. Una vicinanza sottolineata dalla scelta della Cavani di spostare la vicenda ai primi anni del Novecento: «Volevo attualizzarla - è sempre la regista a parlare - quel tanto che potesse essere sufficiente a renderci partecipi, ma senza arrivare all'oggi. Alceste è una vicenda di re e regine, e il primo Novecento è l'ultima epoca nella quale la monarchia in Europa era realmente e vastamente presente. Avvicinarla oltre mi avrebbe fatto pensare a quelle modernizzazioni "alla moda" che alla fine non hanno un reale significato». Con questa nuova produzione di Alceste ancora una volta il Teatro Regio di Parma si presenta al suo pubblico, un pubblico che da tempo ha travalicato i confini della "petite capitale" per diventare sempre più internazionale - e che oggi con l'insediamento della sede dell'Authority per la sicurezza alimentare rinnova la propria vocazione europea - con la sua storia, che è anche il suo patrimonio, un insieme di tradizione e di innovazione la cui unione è la chiave della sua unicità.
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