Dall’India un progetto tra musica, colori e vibrazioni. Per la pace
di Silvia Turrin Niente accordi, né modulazioni, ma svara, cioè "suono" inteso come il principio creatore. È questo l'elemento fondante della tradizione classica musicale indiana. Già nei Veda, antico testo sacro dell'induismo, si parla del suono come fonte da cui tutto ha avuto origine. La musica, secondo questa concezione, va oltre la dimensione artistica, ed è parte integrante della sfera spirituale attraverso i kirtan (canti devozionali) e i mantra (invocazioni di buon auspicio). I raga costituiscono l'aspetto centrale della tradizione musicale dell'India: rappresentano una successione di note che veicolano la melodia e costituiscono il tema del componimento. I raga superano lo stesso concetto di musica, per accedere a livelli meno tangibili e visibili. Come ha fatto notare la scrittrice Namita Devidayal nel bel libro La stanza della musica:«La teoria dell'Occidente si fonda su principi razionali e accessibili ai nostri sensi, principi che la mente umana è in grado di cogliere, riconoscere e dimostrare. La musica indiana affonda le sue radici in un presupposto diverso». Le note, fa notare la Devidayal, sono tra loro interconnesse attraverso sottili aggregati di suoni. I raga, strutture melodiche basate su una sequenza di note, sono numerosi e ognuno viene utilizzato a seconda della stagione, dell'ora del giorno o della notte, e della circostanza. Molte teorie e approcci, anche legati alla musicoterapia, sviluppati in Occidente, derivano le loro basi dalle conoscenze musicali (e non solo) originarie proprio dell'India. Si pensi al massaggio sonoro al pianoforte, una metodologia che lavora sulle vibrazioni musicali e sui benefici che queste hanno sul corpo e sulle energie interiori. Molti musicoterapeuti parlano di risonanza, di processi vibrazionali, di relazione tra suoni, emozioni, psiche e struttura fisica. In Oriente questo tipo di relazione è conosciuta e adottata da molto tempo. Un progetto interessante che si rifà proprio a questi principi è denominato VIBGYOR, realizzato da un collettivo di musicisti di Mumbai, i Perfect Octave. A concepire il progetto VIBGYOR è stato il violinista del gruppo, Ratish Tagde, partendo dall'interrelazione tra le 7 note musicali, i 7 colori dominanti dello spettro dell'arcobaleno, i 7 centri d'energia principali del corpo umano, 7 musicisti e 7 composizioni. Ad affiancarlo, sono Pt Vijay Ghate, Rakesh Chaurasia, Abhijit Pohankar, Mukul Dongre, Shaunak Abhisheki e Runa Rizvi. Il collettivo indiano unisce la cromoterapia e la musicoterapia, attraverso l'impiego di determinati raga, cui a ognuno corrispondono colori specifici. Se si ricerca l'etimologia esatta del termine raga si scopre che deriva dalla parola sanscrita ranga, che significa proprio "colore". L'esperienza acustica e vibrazionale sviluppata dai Perfect Octave viene unita a un processo visivo-cromatico: le loro composizioni evocano un particolare colore e una reazione emotiva conseguente. VIBGYOR è un progetto fondato su una precisa successione di composizioni; il termine non è altro che l'acronimo delle iniziali (delle parole inglesi Violet, Indigo, Blue, Green, Yellow, Orange, Red) dei colori impiegati. Ratish Tagde ha definito questo "esperimento sonoro", una nuova terapia che unisce appunto musica e colori per toccare le corde vibrazionali dei 7 centri d'energia (chakra) principali presenti nel corpo umano. Per esempio, l'armonia, l'evoluzione e la pace interiore vengono stimolati attraverso il colore verde e la nota Fa, mentre l'entusiasmo e l'energia si attivano con l'interrelazione fra la nota Do e la visualizzazione del colore rosso. Secondo Ratish Tagde, che discende da una famiglia di musicisti – padre, nonno e zio sono stati grandi violinisti – il progetto VIBGYOR ha la capacità di diffondere vibrazioni sonore positive che invitano a sviluppare sentimenti volti al dialogo e alla pace: «L'India – ha sottolineato – ha bisogno di pace e ciò è possibile solo unendo tra loro note e colori». Un pensiero che forse può nascondere una metafora equiparabile alla necessità di comprensione e di unione fra i vari popoli che abitano il sub-continente, attraversato negli anni da attentati di stampo apparentemente religioso. Un messaggio, quello di Ratish Tagde, che va oltre i confini indiani e supera la dimensione musicale, come il progetto da lui concepito.
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