Jorge Alfano e la “musicoterapia iniziatica”

L'intervista con il polistrumentista statunitense




di Silvia C. Turrin

Il percorso di questo musicista americano sui generis è decisamente versatile. Polistrumentista (oltre al flauto, suona vari strumenti a corda), Jorge Alfano ha perfezionato i suoi studi al Conservatorio "Lopez Buchardo" (Argentina), poi ancora presso Mannes School of Music (NY USA) e ha inoltre appreso le tecniche sia della musica indiana (con i maestri G.S. Sachdev e Aashish Khan), sia della musica giapponese zen (con R. Nyogetsu Reishin Seldin Sensei e Kurahashi Yoshio Sensei). Questo eclettismo lo ha portato a suonare con artisti di grande spessore internazionale, tra cui Astor Piazzolla, Mercedes Sosa e Diane Krall. Tra gli aspetti più interessanti del suo cammino è il lavoro che conduce nell'ambito della musicoterapia, in cui inserisce elementi legati all'ipnoterapia e alle conoscenze ancestrali connesse alle tradizioni rituali-sonore dei popoli antichi: per questo nel suo caso si parla di "musicoterapia iniziatica", essendo le sue composizioni ispirate a culture ataviche, come quelle connesse ai popoli delle Ande. In Italia, ha anche pubblicato un volume intitolato "Sentieri del Cuore" (Verdechiaro edizioni) in cui sottolinea la forza della verità nascosta negli insegnamenti delle culture andine. Una saggezza imperitura che Jorge Alfano utilizza nel suo lavoro. Su questo abbiamo voluto porre direttamente a lui qualche domanda per capire meglio i suoi progetti sospesi tra musica, spiritualità e terapia.

In base alla sua lunga esperienza di musicista e counselor, può spiegarci come la musica riesce a risolvere talune problematiche?
«La musica non è altro che "suoni organizzati" in un particolare modo. Al contempo il suono è vibrazione ed energia in movimento, atomi di sottile energia fluttuante attraverso l'aria e il corpo. Un "problema", come tu lo definisci, per me non è altro che energia stagnante. Suoni e musica contengono profonde strutture legate all'origine della vita, modelli di energia, scale e armonie. Attraverso la comprensione di come gli elementi della natura si muovano attraverso il nostro sistema mente-corpo, noi possiamo sciogliere le strutture di energia bloccata nel corpo, come pure le energie negative inconsce. In questo modo si può riattivare il sistema energetico in modo consapevole e riportarlo a una sorta di rinascita».

Esattamente, come utilizza la musica per aiutare le persone?
«Il fattore più importante è "l'intenzione" del paziente, che si predispone a imparare un nuovo modo di rapportarsi coi suoni. Il mio approccio di lavoro integra varie tecniche, dai metodi di rilassamento alla meditazione, dall'ipnosi attraverso la musica al lavoro vibrazionale sul corpo e sulla mente al fine di ristabilire un equilibrio, non solo fisico».

Lei ha collaborato anche con illustri pensatori, come Eckhart Tolle, filosofo tedesco, considerato uno dei più importanti maestri spirituali occidentali contemporaneiÛ
«Ho lavorato con molte persone – scrittori, medici, sciamani, terapeuti – alla ricerca di una via per raggiungere il cuore e l'anima della gente. Un cammino per ritrovare quell'Unità primigenia, di cui parlano quei popoli ancora legati a credenze e rituali antichi. Il mio compito è supportare l'attività di questi pensatori occidentali componendo specifici suoni capaci di stimolare percezioni ed energie. Per Eckhart Tolle, ho composto la musica per il secondo disco di Gateways To Now, creando brani come "Tibetan Moon" e "Rivers of Zimbabwe" che evocano luoghi intrisi di una pace profonda. Questo progetto di Tolle intende esplorare metodi per liberare le persone dalle loro prigioni mentali».

In questi ultimi 20 anni ha riscontrato cambiamenti, positivi o meno, riguardo al rapporto tra musica ed evoluzione dell'uomo?
«L'evoluzione non si può fermare, c'è e ci sarà sempre. La musica è uno strumento, un ponte che ci aiuta a risvegliarci e a condurci verso un'evoluzione spirituale».