Quando l'opera si fa resiliente

Fondatore dell'associazione VoceAllOpera, cantante e regista, Gianmaria Aliverta cerca di avvicinare il pubblico al melodramma, portando l’opera fuori dai soliti teatri





di Luisa Sclocchis

Come immaginate un'opera resiliente? Capace di adattarsi al cambiamento, forse. Di far fronte all'esiguità di mezzi e alle varie criticità del settore con positività. Di trovare opportunità di rinascita e nuovo slancio. Ecco, in periodo di low cost, anche l'opera si adegua. Un'opera anticonformista e in qualche misura rivoluzionaria, così si potrebbe definire quella proposta da Gianmaria Aliverta, trentatreenne milanese, regista, ma prima ancora cantante lirico. Alla domanda “come diffondere la cultura dell'opera oggi?” risponde proponendo questi e altri ingredienti. Parola d'ordine in sintesi: coinvolgere. Quanto al pubblico poi, l'idea è di rivolgersi non solo a chi può permettersi costosi biglietti ma anche, e soprattutto, a chi ha meno familiarità con le poltroncine di velluto. Per quanto riguarda gli aspetti legati alla produzione, poi, la sua scommessa è puntare sui giovani alle prime armi, desiderosi di cimentarsi con la difficile arte del teatro d'opera.

Queste le premesse da cui parte l'ambizioso progetto del Presidente dell'Associazione milanese VoceAllOpera Aliverta. «VAO rappresenta uno spazio per il debutto, per poter capire se sia possibile proseguire in questo difficile mondo. Il nostro slogan potrebbe essere “L'opera a tutti e tutti all'opera”, quasi un tweet da campagna elettorale», spiega Aliverta. Ma come nasce l'idea? «Risale al 2011, ero ancora impegnato con lo studio del canto e lavoravo in vari circuiti. Tante realtà proponevano progetti operistici con cantanti mediocri o a cui avevano accesso sempre gli stessi. Tutto è partito insomma dal desiderio di meritocrazia. Il progetto è nato sul Lago Maggiore poi ho pensato a Milano, una città capace di dare una possibilità a chiunque abbia qualcosa da dire. Una città che non tarpa le ali e dove tutto può accadere», prosegue Aliverta. Quella della regia è per lui una scelta appassionata successiva agli studi di canto, studi che definisce «utili per poter sapere ciò che per un cantante è adatto e necessario in scena».

La sua rilettura di alcuni dei più noti titoli d'opera si può quasi definire minimalista, fatta di allestimenti innovativi e contestualizzazioni contemporanee. Ma cosa pensa di regie tradizionali e innovative? «La parola regia evoca per tanti prevalentemente scene e costumi ma regia è drammaturgia, attenzione al racconto e alla ricerca di gesti propri di quella vicenda. Le didascalie spiegano l'ambientazione ma non le azioni dei protagonisti. Io credo nella possibilità di “svecchiare” senza stravolgere e mantenendo fede assoluta a testo e musica». I suoi progetti vogliono avere forte connotazione etica: rappresentano uno sforzo inclusivo, e sono caratterizzati da valenza meritocratica, «meritocratico ovviamente in base a ciò che il cantante rende in sede di audizione. Ma certamente il risultato delle selezioni prescinde dal curriculum. Non importa insomma se chi sostiene l'audizione canta o non canta quel ruolo per la prima volta; la valutazione non si basa sull'esperienza pregressa. Noi desideriamo donare opportunità, occasioni di debutto, desideriamo essere un possibile trampolino. Così VAO concepisce le selezioni per ogni figura professionale che contribuisca alla realizzazione di un'opera. Sia che si parli di cantanti e musicisti che di registi, scenografi o costumisti», conclude Aliverta.

L'inaugurazione della Stagione lirica 2017 si è tenuta allo Spazio Teatro 89 di Milano con Il Barbiere di Siviglia di Giovanni Paisiello. Si prosegue ora con Madama Butterfly, secondo titolo in cartellone, sempre nel teatro milanese, il 22 e 23 marzo.