Mariam Batsashvili il 20 maggio a Milano per Piano City





di Luisa Sclocchis

«Trasforma ogni frase musicale in qualcosa di speciale» e, ancora, «un’artista completa» dal «tocco meraviglioso» e ricco di «sincera emozione», queste le parole spese dalla stampa accreditata, dal quotidiano olandese NRC Handelsblad e dalla giuria internazionale del concorso per descriverla. Parliamo della pianista georgiana ventitreenne Mariam Batsashvili e del prestigioso Concorso Internazionale Franz Liszt di Utrecht in cui si è aggiudicata, nel 2014, il Primo Premio. Da allora la sua carriera è stata in rapida ascesa. Oltre a calcare le scene dei templi della musica classica è stata scelta per la Stagione 2016/17 dalla European Concert Hall Organisation (ECHO) come “Rising Star”. Si esibirà nelle più prestigiose sale da concerto d’Europa, tra cui Musikverein di Vienna, e Concertgebouw di Amsterdam, e debutterà alla Wigmore Hall di Londra e nella Sala della Filarmonica di San Pietroburgo. Sabato 20 maggio sarà a Milano, nella Sala da Ballo della Galleria d’Arte Moderna, ospite di Piano City per La Gioventù Musicale d’Italia. Suonerà musiche di Liszt, Bach, Beethoven e Chopin sul gran coda Tallone, primo pianoforte da concerto italiano costruito nel 1966 dall’accordatore e artigiano Cesare Augusto Tallone. Quest’ultimo, considerato uno dei più grandi accordatori viventi, fu imprescindibile riferimento di illustri pianisti come Alfred Cortot ed Arturo Toscanini. Incontriamo Mariam Batsashvili e le chiediamo di sé, della sua musica e del pianoforte.

Quando il pianoforte è entrato nella sua vita? 

«La Georgia è un Paese in cui c’è molta attenzione per la musica, quasi ogni famiglia ha uno strumento in casa. Nel mio caso si è trattato di un pianoforte i miei cugini prendevano lezioni private. A quattro anni, seguendo il desiderio di mia nonna, anch’io iniziai col frequentare una scuola di musica. Poco dopo decisi di diventare una pianista e scoprire che i tesori della musica erano qualcosa di essenziale ed estremamente importante per me».

Ha vinto Primo Premio, Junior Jury Award e Premio della Stampa nel 2014, in occasione della decima edizione del Franz Liszt Piano Competition di Utrecht. Può raccontarci qualcosa di questa esperienza?

«La musica di Franz Liszt ha sempre avuto un fascino particolare per me. Fin dall’infanzia ho suonato parecchia della sua musica. Il Concorso Liszt è stato quindi una perfetta opportunità per imparare altri pezzi di Liszt, di cui erano richieste complessivamente circa tre ore di musica. Vincere mi ha reso più motivata ed entusiasta e dato la possibilità di suonare più concerti in giro per il mondo. Ho impiegato un anno per prepararmi al concorso e amato quella musica ogni giorno di più. Il risultato mi ha davvero gratificato e appagato».

Come descriverebbe il rapporto con il proprio strumento?

«Direi che ho grande rispetto e ammirazione per il pianoforte. Il concerto è uno scambio reciproco tra me e lui. È come se il pianoforte rispondesse ai miei impulsi traducendo le mie parole in linguaggio musicale e consentendomi di trasmetterle al pubblico».

Come vive la carriera solistica?

«Sono molto felice di avere l’opportunità di esibirmi spesso. È sempre stato il mio sogno, viaggiare, conoscere nuove culture e portare la musica in tanti Paesi».

Il successo ha cambiato la sua vita?

«Ho iniziato a viaggiare parecchio dopo il Concorso Liszt. Mi sono sempre dedicata totalmente alla musica quindi l’unica cosa che è cambiata è il mio stile di vita. Raramente riesco a fermarmi per più di una settimana avendo un calendario concerti piuttosto fitto, ma è quel che ho sempre sognato quindi ne sono davvero felice».

Il Süddeutsche Zeitung la definisce «una pianista capace di creare una poesia scura, che appare sempre sensata e naturale». Può parlarci del suo personale modo di “far musica”?

«Cerco di essere il più fedele possibile alle indicazioni scritte sulla musica. Penso che la performance sia più convincente quando si riesce a dare seguito ad ogni minimo dettaglio riportato in partitura dal compositore. I suoi desiderata e ciò che lui esprime devono essere vivi e rinascere sul palco. Cerco quindi, mantenendo il massimo rispetto per l’autore, di cogliere la profondità delle idee musicali. Così come cerco di carpire la magia che racchiudono, rendendola comprensibile e fruibile per il pubblico».

Ha riferimenti tra i pianisti del passato?

«Non particolari, ma se proprio dovessi proprio citare qualcuno, questo sarebbe S. Richter».

Esiste un Concerto che ama particolarmente? 

«Amo ogni concerto che ho suonato, ma non solo questi. In particolare però direi un piccolo pezzo di F. Liszt, si tratta della 14° Rapsodia ungherese che egli stesso arrangiò per pianoforte e orchestra e chiamò Fantasia sulla musica popolare ungherese. Penso sia adorabile e davvero speciale».

Molti giovani pianisti sono oggi considerati grandi talenti. Ma quali caratteristiche fanno davvero un buon pianista?

«Creatività, chiarezza, sensibilità, umiltà, capacità tecnica e rispetto».

Sogni e speranze?

«Tutto quel che sto vivendo attualmente è sempre stato il mio sogno. E la diffusione dell’amore nel mondo è la mia più grande speranza. Sarei felice di vedere le persone amarsi e non odiarsi. Penso che forse la musica possa aiutare in questo».

Impegni imminenti e che aspetta con impazienza?

«Ho molti impegni programmati, recital solistici e concerti con orchestra. La prossima stagione suonerò le Variazioni Goldberg di J. S. Bach e la Sonata Hammerklavier di L. van Beethoven, sono molto emozionata all’idea!».