Johannes Moser e Gloria Campaner insieme in tour

Il duo composto dal violoncellista tedesco e dalla pianista italiana sarà il 27 aprile a Bergamo per la Società del Quartetto





di Luisa Sclocchis

Difficile, talvolta, non credere nel destino. Il loro è stato un incontro assolutamente casuale, a Lugano, in Svizzera. Casuale e buffamente burrascoso. Per lei in occasione di un periodo di studio e per lui di un Recital dopo la vittoria al Concorso Čajkovskij di Mosca. Molti anni di distanza e di singoli successi, poi la decisione, per ciascuno dei due, di unire il proprio sentire e l'esperienza in un progetto cameristico condiviso. Nasce così il Duo composto dal violoncellista tedesco Johannes Moser e dalla pianista italiana Gloria Campaner. Entrambi affermati solisti, protagonisti, per la prima volta in Duo, di un tour italiano che partirà da Bergamo il 27 aprile per la Società del Quartetto e terminerà a Modena il 13 maggio per la Gioventù Musicale Italiana, passando da Messina il 29 aprile, Palermo il 2 maggio, San Donà di Piave il 6 maggio, e Aosta il 9 maggio. Lui tedesco, lei italiana, propongono un programma che unisce un compositore tedesco Brahms, con la Sonata in mi minore n. 1 op. 38, e uno italiano Respighi, con l'Adagio con variazioni P 133/a, insieme alla Sonata in La maggiore di Franck. 

Come e quando vi siete incontrati?

G.: «Ho incontrato Johannes la prima volta nel 2003 ad un corso estivo in Svizzera, precisamente a Ticino Musica. Io avevo 16 anni e seguivo le lezioni di pianoforte di Bruno Mezzena e lui era stato invitato a tenere un concerto in seguito al suo recentissimo trionfo al Concorso Čajkovskij di Mosca. In realtà la situazione fu piuttosto buffa, perché ci incontrammo in un'aula dove io stavo gelosamente studiando (era difficilissimo infatti avere a disposizione pianoforti a coda per studiare) e quando lui mi chiese di lasciare la stanza per le sue prove mi arrabbiai, perché pensavo che si trattasse solo di un giovane studente di violoncello che avrebbe potuto provare anche altrove! Uscii dall'aula un po' seccata, e mi preparai per andare a sentire, quella sera, il concerto del “famoso violoncellista”, vincitore del concorso di cui tutti parlavano. Raggiunsi i miei colleghi tra il pubblico e al primo applauso vidi apparire proprio quel giovane ragazzo al quale non volevo cedere l'aula. Ricordo ancora l'imbarazzo e lo sgomento, rimasi senza fiato».

J.: «Era il 2003, dovevo suonare in Recital per il Ticino Music Festival. Mi diedero un'aula per riscaldarmi e suonare; ma era già occupata da una giovane pianista che studiava. Lei rimase davvero contrariata quando dovetti chiederle di lasciarmi l'aula. Era furiosa! La sera la giovane pianista venne al mio recital, e fu così che conobbi Gloria. Ridiamo ancora oggi di questo inizio burrascoso!».

Come è nata l’idea di suonare insieme?

G.: «Dopo quasi 15 anni abbiamo pensato che sarebbe potuto essere molto divertente e stimolante suonare insieme, condividendo idee musicali e raccontandoci dove la vita ci aveva condotto anno dopo anno. Tra l'altro già allora, in Ticino, avevamo letto, per divertirci, proprio la prima di Brahms!»

J.: «Tre anni fa (dopo aver perso i contatti per diversi anni), ho letto che Gloria ha vinto la Borletti Buitoni competition a Londra. Le ho inviato una email per congratularmi, e così abbiamo ripreso i contatti. Poco dopo, andai a sentire un suo concerto a Karlsruhe, in Germania: mi entusiasmò e così nacque il desiderio di suonare insieme». 

Impressioni dopo la prima prova insieme?

G.: «Stavamo suonando il meraviglioso Andante dalla sonata di Rachmaninov e mi sembrava che la musica fluisse da sempre, che non ci fosse spazio per le parole. Non servivano».

J.: «Fu un'occasione davvero spontanea! Stavamo festeggiando il Capodanno insieme e decidemmo di suonare il movimento lento della Sonata di Rachmaninov per famiglia e amici. Fin dalle prime battute sentii la profonda sincerità e la musicalità di questa talentuosa pianista».

Pensi che tra voi esista un particolare feeling?

G.: «Sicuramente. Il che per me è una condizione necessaria in ogni collaborazione musicale».

J.: «La mia sensazione in generale è che ci si completi a vicenda in maniera eccellente. Sono estremamente ispirato dalla personalità libera e dal magnifico senso del suono di Gloria. Se dovessi sintetizzare, ciò che sento è assoluta emozione per i nostri progetti!».

Cos’è la musica per te?

G.: «Per me la musica è il più potente mediatore energetico tra il mondo sensibile e quello spirituale».

J.: «La musica per me è comunicazione senza parole. Quando suono, comunico con il pubblico, il compositore e i musicisti sul palco. Credo che la musica mi renda capace di raggiungere le persone in modi altrimenti impossibili. E credo veramente che l'ascoltatore sia importante quanto il musicista: senza veri ascoltatori la musica è solo rumore, solo aria in movimento...»

Cosa pensi del violoncello?

G.: «Uno strumento meraviglioso, con una voce calda e avvolgente. Poi è bello vedere come chi lo suona debba letteralmente abbracciarlo e avvolgervisi attorno col proprio corpo».

Cosa pensi del pianoforte?

J.: «Il pianoforte può essere molte cose - uno strumento a percussione, o l'entità più adatta a cantare melodie. Mi rende sempre geloso la capacità dei pianisti di suonare le armonie in modo così completo (con il violoncello, si possono suonare solo 4 note allo stesso tempo...). Quando lavoro con i pianisti, cerco di bilanciare gli accordi in modo orchestrale per completare la musica che sto suonando. D'altro canto, nella musica tedesca di autori come Beethoven e Brahms, il violoncello spesso fa parte della partitura del pianoforte, io lo chiamo la "terza mano" del pianoforte».

Cosa apprezzi maggiormente di lui/lei?

G.: «Sicuramente la simpatia e il grande senso dell'umorismo. Come musicista (oltre alla simpatia anche in quest'ambito) apprezzo molto la sua chiarezza».

J.: «Gloria è veramente uno spirito libero, senza confini dati dall'inibizione e ha una grande attitudine alla musica e una grande etica del lavoro. La capacità di combinare libertà e sincerità è ciò che apprezzo maggiormente in lei. È una grande persona quanto una grande musicista».

Per il programma che sancisce l'inizio della vostra collaborazione avete scelto due autori significativi e rappresentativi delle vostre provenienze. Il tuo rapporto con Brahms?

G.: «È stato fantastico riscoprire questa Sonata attraverso la guida musicale di Johannes che, oltre a condividere con Brahms il nome di battesimo e i natali, ha una storia di reali legami familiari col grande compositore. Quindi è davvero un grande onore per me».

Il tuo rapporto con Respighi?

J.: «Per me Respighi è opera! È quanto di più vicino possa arrivare a un'aria di Puccini. Lascia cantare il violoncello nel modo più bello, e contemporaneamente impegna in una conversazione tra i due strumenti. Per me è veramente italiano: ricco di bellezza e canto puro!»

Entrambi avete un'attenzione particolare per la divulgazione della musica classica e vi dedicate a progetti che contemplino anche altri generi. Qual è la vostra visione del futuro della musica classica?

G.: «La musica classica ha accompagnato l'umanità per secoli e secoli e spero che si possa rinnovare continuamente e nutrire i popoli per altrettanti millenni».

J.: «Il futuro è adesso! In tutto il mondo il pubblico cresce grazie all'effetto di programmi di sensibilizzazione ed educazione alla musica. Inoltre, non c'è mai stata una tale quantità di giovani musicisti di talento e di così sorprendente capacità. I Conservatori sono ricchi di talento! E allo stesso tempo, oltre all'attenzione per i giovani musicisti, penso che non dovremmo dimenticare di essere incredibilmente grati al pubblico più anziano! Loro hanno grande esperienza, grande conoscenza e apprezzamento per l'arte della musica. Tengo molto a questa parte del mio pubblico! 

Si sente più a suo agio nel ruolo di solista o musicista dedito al repertorio cameristico?

G.: «Difficile dirlo. Per me oggi la condivisione musicale è diventata di primaria importanza perché mi aiuta soprattutto a crescere nel mio quotidiano lavoro di maturazione artistica. E anche quando suono da sola, cosa che comunque amo fare infinitamente, devo molto a ciò che imparo da ogni singola collaborazione con altri musicisti».

J.: «Sento molta musica da camera quando suono da solista con l'orchestra: comunico con il concert master, con il direttore d'orchestra e cerco un'intesa con gli strumenti a fiato. E allo stesso modo porto il suono del suonare in orchestra nella musica da camera. La contaminazione tra le due forme d'arte per me è essenziale. Suono più come solista che come camerista, per questo è per me un privilegio speciale suonare questa serie di recital con la sorprendente pianista Gloria Campaner».

Quale pensate sia il vostro segreto per incantare il pubblico?

G.: «Non ho mai pensato di avere un segreto! Di sicuro quello che sento è che la musica è il mio modo di comunicare con chi è in ascolto, e con chi è pronto a condividere un messaggio».

J.: «Il mio segreto...è un segreto anche per me! - sorride - Non penso esista un ingrediente segreto per il successo nella musica, se non il duro lavoro e una mente aperta. Tuttavia, da quando non credo che il pubblico sia qualcosa di cui essere preoccupati, ma una parte importante e essenziale di ogni performance, il mio approccio ai concerti è drasticamente cambiato. Il pubblico può percepire la mia grande considerazione, e sa di essere una parte essenziale del percorso che chiamiamo musica. Alla fine, questo è ciò che noi esseri umani cerchiamo di essere: parte di un qualcosa di più grande del semplice noi stessi».