Irina Lungu: l'opera è viva

Il canto fa parte della sua vita da sempre. Dieci anni fa ha debuttato alla Scala nel ruolo di Violetta (che le è rimasto nel cuore). Oggi il soprano russo è conteso dai teatri più prestigiosi: dal 16 al 21 dicembre sarà Mimì nella Bohème al Teatro





di Luisa Sclocchis

Una voce smagliante e di bel peso” dotata di “luminosità”, “espansione e calore”, così la descrive il New York Times. Irina Lungu, soprano russo, è ormai contesa dai più prestigiosi teatri del panorama internazionale. Dal Metropolitan al Teatro alla Scala, dalla Royal Opera House Covent Garden alla Staatsoper di Berlino, calca le scene conquistando i favori di pubblico e critica. Dopo il recente successo al Teatro Regio di Torino sarà ancora Mimì ne La bohème al Teatro di San Carlo di Napoli dal 16 al 21 dicembre 2016. Studi di pianoforte e direzione corale poi di canto al Conservatorio di Stato di Voronež sotto la guida del baritono Mikhail Podkopaev. Il successo in concorsi internazionali importanti, tra cui Voci verdiane a Busseto e Operalia, l’Accademia del Teatro alla Scala con insegnanti prestigiosi fra cui Leyla Gencer. Ancora allieva dell’Accademia, è scelta da Riccardo Muti per il ruolo di Anaï in Moïse et Pharaon di G. Rossini, per l'inaugurazione della stagione scaligera 2003/2004. Ed è ancora alla Scala che nel 2007 debutta nel ruolo di Violetta in La traviata sotto la direzione di Lorin Maazel per la regia di Liliana Cavani. Ruolo che la vedrà ancora protagonista nel 2008 e nel 2013 nella nuova produzione di Dimitri Tcherniakov diretta da Daniele Gatti.

L'incontro con il canto?
«È stato quasi casuale, non sono stata io a cercare il canto ma è stato lui a trovare me. Il canto fa parte della mia vita da sempre, dall'esperienza nei cori da bimba allo studio della direzione corale. Il canto lirico e solistico, invece, è arrivato grazie all'incontro con un appassionato Maestro di canto all'età di diciotto anni. Così è nato l'amore per il canto lirico».

Se non fosse stata un'affermata cantante?
«Avrei comunque scelto qualcosa di inerente alla musica. Studio musica da quando avevo sei anni, prima pianoforte poi direzione di coro, e ho lavorato con bimbi e cori amatoriali».

Un ruolo che sente più suo?
«Certamente quello di Violetta, non occorre neppure dirlo. Si tratta di un ruolo con cui vivo una perfetta simbiosi. Una sorta di amore della vita. Ricordo quando assistetti per la prima volta ad una rappresentazione de La traviata: mi trovavo in una città russa la sera di una giornata fatta di viaggi per via dei concorsi di coro. Ero particolarmente stanca e mi addormentai durante il secondo atto. Pensai quanto fosse noiosa e non si creò alcuna empatia con il personaggio. Per questo motivo ho sempre cercato di evitarla. Poi sono stata chiamata al Teatro alla Scala dopo un'audizione per cover e cantai per Maazel. Fui scelta...avevo 26 anni e a 27 ci fu il debutto in Scala nel ruolo di Violetta. Insomma, come il canto mi ha trovata così è avvenuto anche per Violetta».

Primedonne e capricciose dive, stereotipi ancora attuali?
«Oggi esiste molto meno il mito intorno alla figura del soprano. Il sistema è cambiato così come è cambiata la sensibilità delle persone. Non esistono più dive sul piedistallo poiché l'esigenza principale è diventata quella di comunicare con il pubblico. Non bastano le locandine ma per accorciare le distanze è necessario utilizzare la rete e i social. Ormai anche tutto questo fa parte del mestiere, è un modo di far teatro e bisogna stare al gioco. Non mi sento affatto una diva ma le persone a volte vogliono che appaia così e gioco talvolta a far la diva. L'importante è non prendersi troppo sul serio».

Personaggi incontrati durante il suo percorso professionale a cui deve tanto?
«Due cantanti con cui è iniziata la mia passione, Renata Scotto e Montserrat Caballè. Della prima non posso dimenticare le arie da La sonnambula e della seconda le opere rare. Ricordo i dischi in vinile trovati dal mio Maestro riversati su cassette ascoltate fin quasi a consumarle. Ma ci sono altre grandi interpreti a cui devo tanto, Beverly Sills per esempio, per non parlare della Callas e delle grandi cantanti russe tra cui Galina Višnevskaja, moglie di Rostropovich, e il mezzosoprano Elena Obraztsova».

Se dovesse convincere brevemente un “profano” a seguire uno spettacolo operistico?
«Partirei dall'assunto che il teatro non è un luogo esclusivo o per intenditori ma per tutti. Il teatro come genere esiste da più di 2000 anni, se ha resistito fino ad oggi ed è vivo significa che per l'essere umano è necessario vedere la sua vita rappresentata in palcoscenico. In teatro si va per ridere, piangere, emozionarsi e provare empatia».

Un'esperienza professionale indimenticabile?
«Sono tanti i momenti indimenticabili ma credo sia La traviata alla Scala. Fino ad oggi l'ho cantata per tre volte, la prima come cover, poi nel cast insieme alla Devia che sostituii per la prima perché malata e per l'ultima produzione dell'apertura del 7 dicembre con Diana Damrau e Daniele Gatti in cui fui chiamata 24 ore prima per una sostituzione la terza sera. Si trattava di uno spettacolo discusso, non conoscevo le scene, né avevo fatto alcuna prova. Ricordo che durante quella giornata trascorsa in attesa che arrivasse la sera devo aver perso 5 anni di vita, ma nel terzo atto dopo “Addio del passato” sull'ultimo suono sentii un applauso scrosciante. Dovevo, per indicazioni di regia, stare sotto una coperta e ricordo che piansi senza tregua fino a ritrovare la calma nel finale».

E una che l'ha messa a dura prova?
«Quella che ho appena raccontato è stata certamente una dura prova, terminata però con grande successo. Tendo a dimenticare le esperienze negative».

Suggerimenti per chi muove i primi passi.
«Non ho suggerimenti specifici per quel che riguarda il canto, è un percorso individuale e non uguale per tutti. Non esiste una soluzione immediata come un Elisir d'amore e chi la promette rischia di apparire un truffatore. Occorre approfondire la conoscenza della musica, così come di altre forme d'arte, e di tutto ciò che sensibilizza, poiché compito degli artisti è trovare il segreto per emozionare».

Impegni imminenti?
«Sarò a gennaio alla Staatsoper di Vienna nel ruolo di Donna Anna in Don Giovanni. Poi sarà la volta di un tour de force di quattro opere di belcanto, Capuleti di Bellini a Verona, Puritani a Modena, Piacenza e Reggio Emilia, Anna Bolena ad Avignone e Lucia di Lammermoor a Bologna».