Il duo Luciani-Motterle sbarca in televisione

Dal 2 al 30 dicembre su Classica HD Fulvio Luciani e Massimiliano Motterle saranno protagonisti di 5 appuntamenti dedicati alle Sonate per violino e pianoforte di Beethoven. È lo stesso Luciani che ci racconta l’esperienza





di Luca Pavanel


La valanga Ludwig non si ferma. Dopo i recital in Auditorium, le lezioni all’università, la prossima tappa è la tv, per il duo Luciani-Motterle. Ma è anche tempo di (primi) bilanci, alla vigilia dell’ultima sfida beethoveniana già registrata per Classica HD (Sky canale 138) con il sostegno di Fondazione Bracco, dove la “loro versione” delle Sonate per violino e pianoforte scritte dal gigante di Bonn andrà in onda ogni venerdì dal 2 al 30 dicembre (ore 21.10; si comincia con la n. 4 e la n. 5, quest’ultima altrimenti detta: La primavera).

Che dire dunque: dieci lavori portati in scena al Mac di Milano nel corso di un anno; l’ultimo appuntamento sarà domenica 18 dicembre. E ora l’impegno per il piccolo schermo; a questo punto si può definire una fatica titanica, o no? «Beh, prima di affrontare un’altra montagna così, la prossima probabilmente si chiemerà Mozart, ci vorrà un break, un po’ di riposo – sorride Luciani, 55 anni, ex leader dello storico Quartetto Borciani e da una decina di anni in pista come solista, in duo stabile con l’ottimo pianista bresciano Massimiliano Motterle –. Non possiamo che essere soddisfatti. Abbiamo visto crescere il pubblico giorno dopo giorno, crescere l’interesse verso la nostra proposta (l’ultimo recital nella sala era sold out, ndr). Tra le tante cose avvenute durante questo viaggio, anche delle scoperte personali, interessanti».

Per accennarne una soltanto, il modo di predisporsi, affrontare ed eseguire la Sonata n.9 "a Kreutzer"; «il compositore non fece a tempo a finirla e per completare la Sonata più rivoluzionaria della storia prese l’ultimo tempo di un’altra sua Sonata, forse la sua più innocente e rivolta al passato: non ci si fa mai caso, invece io credo che nella nostra lettura si senta, ma ce ne siamo accorti solo a cose fatte». Poi quel procedere in parallelo con autori del Novecento (Bartok, Berg, Stravinkij eccetera) che sono stati accostati alle sonate beethoveniane ogni volta, arrivando alla conclusione «che questo repertorio ci è apparso più ricco di quello da cui proviene come evoluzione, storicamente, quello ottocentesco». E ancora, i mercoledì precedenti ai recital domenicali, i giorni degli incontri alla Bicocca. «All’inizio sono partiti come delle lezioni – spiega il Maestro –; poi si sono trasformati in rapporti diretti col pubblico, con  un lavoro di scavo, un confronto serrato ed entusiasmante. Penso a quando sotto la lente abbiamo messo il trillo, un ornamento della musica che per Ludwig diventa un vero e proprio elemento compositivo».
 

Il violinista Fulvio Luciani e il pianista Massimiliano Motterle durante la registrazione per Classica HD


E ora l’avventura televisiva, con l’opera integrale beethoveniana per violino e pianoforte proposta in un’altra situazione ancora. Ciak musica, si gira. «Una bella operazione, nuova. Hanno disposto la telecamera quasi come per entrare nel “duo”. Ritraendo anche gli atteggiamenti fuori-controllo durante il recital, mettendoci a contatto con l’ascoltatore». Ci ha pensato il regista Amerigo Daveri, che è anche fine musicista, precisamente violoncellista. Ciak, la musica continua. E l’avventura anche; e in questo senso Luciani ha certamente da raccontare: ex leader del Quartetto Borciani, nei primi anni Duemila «l’esperienza è finita» e dunque si è trovato a decidere su che cosa poteva/doveva fare “da grande”: «Dopo quel pezzo di vita così importante - considera - non ho mai pensato di riprodurre quell’esperienza. Ho incontrato Massimiliano Motterle, un incontro straordinario che si è subito tradotto in sintonia massima». La domanda sorge spontanea, come si può trovare un quartettista senza il suo quartetto. «Quel viaggio si è concluso ma di quel viaggio mi sono portato dietro tutto. E a parer mio non c’è nessuna differenza: suonare in quartetto o da solista, è suonare. Non credo che ci sia un diverso modo». E la tv è una prospettiva diversa ancora e ora, giura il Maestro, «io e Motterle stiamo già vivendo una specie di travaglio nel riguardare le immagini delle registrazioni. Nel senso che la prossima volta che suoneremo quei brani sarà tutto diverso». Già, proprio così, «è come se ogni volta si capisse qualcosa in più».

Potere della grande musica, una lezione per i giovani, logicamente attratti dalla musica del loro tempo, l’elettronica in testa. C’è da scommetterci: quanti si domandano: perché ascoltare Beethoven… La risposta di Luciani è questa: «La grande musica, come la grande letteratura o il grande cinema, ti costringe a guardarti dentro: cosa c’è di più attuale di te stesso?».