I “Notturni” secondo Anna Kravtchenko

Come una grande pianista affronta le composizioni di Chopin: l’abbiamo chiesto alla musicista ucraina





di Alessandro Tommasi

Dopo il concerto dell’8 dicembre tenutosi a Padova presso l’Auditorium Pollini per il Festival Pianistico Bartolomeo Cristofori, incontro la pianista ucraina Anna Kravtchenko per scoprire la storia che la lega all’impegnativo programma e all’autore cui è dedicato: Fryderyk Chopin.

Giovedì hai eseguito i diciannove Notturni di Chopin presso il Festival Cristofori di Padova, nel particolare ordine creato dal pianista Alexis Weissenberg. Come sei arrivata alla scelta di questa integrale dei Notturni? Come hai scoperto la versione di Weissenberg?
«In realtà avevo già suonato alcuni Notturni di Chopin in passato, ma è stata una riscoperta. Soprattutto con il Notturno op. 9 n. 3, che suonai già da piccola e portai sia al Concorso Busoni a Bolzano che al concorso per ottenere la cattedra a Lugano. Poi li ho letti tutti e diciannove e mi sono chiesta: perché non suonarli tutti? In pubblico ne avevo suonati solo alcuni, ma poi uno tira l’altro e l’appetito mi è venuto suonando!
Ho lavorato tutte le melodie una a una e ne ho curato tutti i caratteri emotivi, per comprenderne non solo la struttura compositiva ma anche cosa rappresentano dal punto di vista umano, emotivo. Proprio per questo ho scelto di farne l’integrale, è emotivamente coinvolgente, dotata di una straordinaria gamma di chiaroscuri: si può trovare di tutto lì dentro! Per l’ordine Weissenberg, devo ringraziare il mio manager, Alberto Spano. Prima non conoscevo questa versione, ma l’ho trovata davvero molto interessante. Weissenberg li ordina sulla base degli umori, creando un collegamento che potremmo dire di vita. L’integrale comincia con un Notturno felice e quasi spensierato, l’op. 15 n. 2, e termina con uno dei più tragici, l’op. 37 n. 1, che però contiene un’ultima speranza e chiude con quel Si conclusivo che è come uno sguardo al cielo. C’è come una sorta di regia in quest’ordine, che li rende meno facili per l’esecutore ma più interessanti e vari, anche per il pubblico».

Non è semplice affrontare un programma dedicato a Chopin di questa importanza. Hai potuto affrontarlo perché eri già un’interprete chopiniana, oppure questo studio approfondito è servito a renderti tale e a comprendere meglio l’autore?
«Direi tutte e due le cose. Naturalmente con l’età si matura, si approfondiscono i pensieri e si possono riconoscere degli effetti dentro di noi quando incontriamo ciò che conosciamo. Chopin mi dà una sensazione di famigliarità, perché quando ero piccola mi ha fatto scoprire molte cose di me stessa. Lavorando sui suoi brani scoprivo ogni volta con grande gioia qualcosa di nuovo su di me. Sia come pianista che come persona, le cose vanno insieme. Dopotutto essere pianisti non è solo una professione per noi, è ciò che siamo. Su di me hanno un grande effetto soprattutto i cromatismi e sentire quella risonanza che ti creano nell’anima è sempre una grande emozione. Percepirlo poi ti salva dalla volgarità: è facile su Chopin cadere in un’interpretazione un po’ manieristica e superficiale, lasciandosi andare alle bellissime melodie con il semplice accompagnamento della sinistra. Non saprei dire come interprete chopiniana, però sicuramente affrontare quest’integrale diverse volte in concerto mi sta facendo crescere molto come persona. Da un punto di vista tecnico trovo i Notturni abbastanza semplici. La cosa difficile è semmai trovare la chiave di ognuno di essi. Questo è veramente difficile, sì! Trovarne ogni chiave di lettura di modo che sia tutto armonico e che io mi possa sentire davvero felice suonandoli. Arrivare a questa felicità ti prende più tempo che studiare il singolo passaggio tecnico, una volta trovata l’idea le mani si adeguano, tutto va insieme».

Adesso ti stai dedicando al progetto monografico sui Notturni, ma quali altri progetti e programmi vorresti affrontare nel futuro prossimo?
«Mi piacerebbe moltissimo fare un programma con tutti i Preludi di Debussy. Mi piacerebbe molto fare anche un programma interamente dedicato a Sonate di Mozart. Sarà il periodo, prima facevo singoli pezzi di vari stili! In questo periodo mi interessa invece andare nel dettaglio su un singolo autore, su una singola forma. Voglio conoscere più musica dello stesso tipo su cui si è cimentato il compositore e studiarla. Lo trovo davvero formativo per me. Sai, ci sono periodi in cui uno compra un vestito solo e uno in cui uno compra tanti vestiti: adesso io sono guidata da una certa curiosità. Voglio non solo leggere, ma portare sul palco i brani e vederli crescere man mano che li si suona. Questo è il mio approccio al momento!».