Il 53° Festival di Nuova Consonanza

Una kermesse densa di appuntamenti e di novità: intervista a Lucio Gregoretti





di Rossella Spinosa

Dal 12 novembre al 20 dicembre 2016 ha avuto luogo a Roma il 53° Festival dell’Associazione Nuova Consonanza. L’obiettivo annunciato era quello di dare vita a un viaggio nelle diverse forme del suono di oggi, con teatro musicale, concerti, performance, audio e videoinstallazioni, incontri, seminari e altro ancora. Un festival vario e articolato che, senza vincoli di genere o di linguaggio, ha ruotato quindi intorno a compositori e musicisti creativi del nostro tempo, in un ideale rapporto di scambio con i grandi maestri delle generazioni precedenti.
Il Festival ha previsto per questa edizione più di venti appuntamenti in diversi spazi della capitale (Teatro Palladium, MACRO di via Nizza, Teatro Vascello, Goethe-Institut Rom, Teatro Centrale Preneste, Conservatorio di Santa Cecilia), rinsaldando la collaborazione con le principali accademie e istituzioni della città.

Ho chiesto a Lucio Gregoretti, compositore e presidente di Nuova Consonanza, di raccontarci degli eventi promossi nell'ambito di questa speciale sinergia.
«Circa un mese fa si è concluso a Roma il 53° Festival di Nuova Consonanza. L'edizione di quest'anno ha registrato una straordinaria attenzione da parte dei mezzi di comunicazione e una presenza di pubblico insolitamente ampia. Il merito del successo è probabilmente da attribuirsi a una moltitudine di fattori concomitanti tra cui proprio la rinnovata collaborazione con il MACRO (Museo Arte Contemporanea Roma) che tu stessa citi, Rossella. Qui, Nuova Consonanza ha individuato una sede ideale che, ospitando la maggior parte delle manifestazioni del festival, ha finito per costituire una sorta di luogo di riferimento per la musica contemporanea. Alcuni importanti appuntamenti si sono svolti in altre sedi prestigiose come il Goethe Institut, il Teatro Vascello e il Teatro Palladium che continuano a essere fondamentali in particolare per i progetti di teatro musicale, confermando una collaborazione che continuerà in futuro. Decisiva per la riuscita di questa edizione è stata anche la collaborazione con il Festival Romaeuropa, culminata nella coproduzione del progetto New Ghetto Songs. Di tale collaborazione Nuova Consonanza si è giovata in termini di risonanza e partecipazione pubblica, fornendo dal proprio canto una sorta di "contributo scientifico" ad alcuni prestigiosi appuntamenti di Romaeuropa attraverso l'istituzione di un ciclo di incontri di introduzione alla nuova musica intitolato Music Insid(i)e. Nel Festival di Nuova Consonanza appena concluso state eseguite decine di opere di autori viventi di tutto il mondo, spesso in prima assoluta, cercando di valorizzare al massimo i compositori più giovani dando loro spazio negli appuntamenti che comprendevano organici ampi come l'orchestra sinfonica e inserendo i loro lavori all'interno di programmi che prevedevano musiche dei maestri più affermati delle generazioni precedenti. Tutto ciò attraverso una programmazione curata (mi si permetta la poca modestia) con molta attenzione dal nucleo direttivo di NC, cercando di guardare al mondo della musica di oggi attraverso le sue espressioni più vivaci a livello mondiale, svincolandosi da un rapporto troppo stretto con le realtà musicali locali, rapporto importantissimo che persiste nelle nostre attività, ma che desideriamo non limiti la prospettiva di uno sguardo verso quanto di più interessante avviene in campo internazionale nella creatività musicale di oggi intesa nel senso più ampio, senza vincoli di scuole, correnti, stili. Ed è proprio in quest'ottica di apertura all'esterno che abbiamo cercato di valorizzare al massimo anche quelle che potremmo definire le "risorse interne" di Nuova Consonanza e cioè alcuni tra gli oltre quaranta prestigiosissimi soci che costituiscono la linfa vitale dell'associazione. Quest'anno è stata la volta di Marcello Panni, Daniele Lombardi e Ennio Morricone, a ciascuno dei quali è stato dedicato un appuntamento monografico. Di Panni è stata rappresentata in forma scenica, in un teatro Palladium stracolmo, l'opera Hanjo su testo di Mishima (è motivo di particolare orgoglio il fatto di essere riusciti a portare a termine una vera e propria produzione di teatro musicale con le magre risorse che abbiamo a disposizione, e continueremo certamente su questa strada). Daniele Lombardi ha partecipato anche in veste di interprete di un affascinante concerto che lo vedeva protagonista sia come compositore che come artista visivo, mentre a Ennio Morricone è stato dedicato un concerto con il coro Goffredo Petrassi e l'Orchestra Roma Sinfonietta».

L’evento del 6 dicembre scorso ha visto, altresì, la presenza di Ennio Morricone; quali erano, secondo te le aspettative del pubblico e come si è svolto l’evento?
«Naturalmente la generosità con cui il grande Ennio Morricone (socio di Nuova Consonanza fin dal 1964) si è concesso a interviste, riprese video e incontri con il pubblico ha contribuito non poco all'attenzione che il festival ha avuto da parte dei media. Come molti sanno, parallelamente all'attività di compositore di musica per il cinema (culminata nel conseguimento di ben due premi Oscar) che lo ha reso celebre nel mondo, Morricone ha sempre dedicato un grande impegno alla composizione di musica da concerto, una musica raffinata e complessa, caratterizzata da elementi fortemente innovativi e di ricerca. È principalmente in questa musica che il compositore ha sempre dichiarato di riconoscersi ed è attraverso un concerto in cui si sono percorse alcune tappe fondamentali della sua produzione cameristica e corale che Nuova Consonanza ha reso omaggio a uno dei suoi soci più illustri. Il pubblico ha partecipato numerosissimo sia all'incontro con il compositore che al concerto seguente (si è dovuta chiudere la prevendita già una settimana prima, fatto a dir poco inconsueto per un concerto di musica contemporanea a Roma), e la cosa emozionante è che il pubblico era chiaramente composto in gran parte di persone che non avevano mai messo piede prima a un concerto di Nuova Consonanza, e forse non ne avevano mai neanche sentito parlare. L'accoglienza da parte degli ascoltatori, assiepati dovunque all'interno del MACRO, è stata straordinariamente positiva, confermando la teoria per cui non esiste musica facile o difficile, ma solo musica bella o brutta. E quella di Morricone è sempre bella musica».

Un progetto di particolare interesse per i media e per gli operatori è stato sicuramente New Ghetto Songs... puoi raccontarci qualcosa in più, anche in merito alla recezione da parte del pubblico?
«In realtà son stati due appuntamenti del festival abbastanza insoliti e su cui vorrei soffermarmi, ovvero Ginc Remix e New Ghetto Songs. Nel concerto Ginc Remix è stata realizzata un'interazione tra mondi musicali diversi, che fonde, e in un certo senso armonizza, l'improvvisazione sperimentale di derivazione "postweberniana" con l'attività di odierni "artisti del suono" e DJ. Il concerto è stato realizzato dal duo di sound artists britannici Deamdike Stare che che hanno rielaborato dal vivo alcune registrazioni audio inedite, realizzate negli anni '80 dal GINC (il Gruppo di Improvvisazione di Nuova Consonanza, composto allora da Egisto Macchi, Ennio Morricone, Antonello Neri, Alessandro Sbordoni, Fernando Grillo, Giovanni Piazza). L'idea è nata dall'aver constatato che le registrazioni "storiche" del GINC, pubblicate a suo tempo in vinile e ora ristampate in CD da diverse "labels" (come RCA/BMG o Die Schachtel), godono oggi di grande seguito da parte di giovanissimi appassionati di musica di tutto il mondo (è possibile che ciò sia indirettamente correlato alla riscoperta di certa cultura italiana degli anni '60 e '70 attualmente in atto in Europa e negli USA, soprattutto in campo cinematografico). Ci è sembrato quindi importante porre all'attenzione del pubblico e mettere a disposizione di "artisti del suono" giovani e internazionali il patrimonio di Nuova Consonanza consistente nelle suddette registrazioni inedite del GINC, che sono state rielaborate dal duo Deamdike Stare. La partecipazione del pubblico è stato anche in questo caso ampia, in un clima molto particolare dovuto anche alla presenza di alcuni rappresentanti del Ginc (Sbordoni, Piazza, Morricone, Schiaffini) intervenuti ad assistere alla performance dell'emozionatissimo duo Deamdike Stare che si è esibito davanti agli autori/improvvisatori "storici" dei quali stava rielaborando l'opera.

In alto, da sinistra: Alessandro Sbordoni, Ennio Morricone, Giovanni Piazza, Giancarlo Schiaffini; in basso, Miles Whittaker e Sean Canty (Deamdike Stare) (© Marta Cantarelli - Nuova Consonanza)

Una particolare fusione di modalità creative musicali apparentemente lontane è stata molto rilevante anche nel concerto New Ghetto Songs (realizzato in coproduzione con il Festival Romaeuropa). Si tratta di un interessantissimo progetto del compositore americano Yotam Haber il quale alcuni anni fa, durante un soggiorno a Roma come borsista alla American Academy, scoprì negli archivi della Sinagoga dei nastri degli anni '50 con registrazioni inedite di canti ebraici intonati da Rabbini. La rielaborazione per ensemble di queste musiche tradizionali della comunità ebraica, insieme alla voce di Raiz (del gruppo Almamagretta) che per l’occasione ne ha rivisitato e riscritto i testi (talvolta in napoletano), ha dato luogo a un concerto dalle sonorità nuove e inaspettate, dal sapore atavico e allo stesso tempo attualissimo e inedito».

Naturalmente, non meno rilevanti son stati gli appuntamenti più abituali – ma comunque di sicuro pregio artistico nella panoramica di programmazione di Nuova Consonanza – come il concerto del pianista Emanuaele Arciuli (Premio Abbiati 2011) incentrato sui nuovi compositori americani, quello del trombonista Michele Lomuto (interprete prediletto da Berio e socio da sempre di Nuova Consonanza), o ancora il concerto dedicato al compositor Derek Bermel (autore di opere commissionate dalla Los Angeles Philharmonic) che ha tenuto anche la masterclass di composizione "De musica”. Chiediamo a Lucio Gregoretti, qualche anticipazione sulla prossima edizione 2017…
«Stiamo naturalmente già preparando il festival 2017 e il programma è quasi pronto. Quello che posso dire è che proseguiremo il nostro viaggio nelle diverse forme del suono di oggi nelle più varie modalità di espressione, intorno ai più interessanti compositori e musicisti creativi del nostro tempo posti in un ideale rapporto di scambio con i grandi maestri delle generazioni precedenti».