Anna Clementi: un prisma di personalità musicale

Intervista alla cantante-attrice-performer italiana sulla sua professione e la carriera



di Rossella Spinosa

Chi è Anna Clementi? Ho avuto il piacere di conoscerla personalmente solo nel settembre 2016, in occasione del Festival Liederiadi a Milano: un incontro fuori dal comune.
Con sincerità. Una vera personalità musicale, una cantante talmente cantante da non rispondere a nessuno dei cattivi clichè dei cantanti, una vocalità fuori dal comune, una capacità interpretativa folgorante, una sensibilità acuta senza fragilità, ma al contempo senza alcun tipo di supponenza. Insomma, un’artista. La sua voce ha dato spazio e vita a tanta musica nuova di grande qualità e ho immaginato potesse essere interessante conoscerla più da vicino per i lettori della Rubrica.
Nella moltitudine dei progetti seguiti da Anna nel tempo, le ho chiesto quindi di parlarci di alcuni percorsi – passati e futuri - di particolare interesse per lei.

Anna Clementi

«Ci sono stati due progetti che mi hanno dato particolare soddisfazione: la recente collaborazione con il New MADE Ensemble che mi ha fatto finalmente trovare i compagni di viaggio ideali per un lavoro a cui tengo moltissimo e nel quale mi identifico particolarmente. Il Pierrot Lunaire di Arnold Schönberg. È stata una bellissima esperienza sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista umano e sono felice del fatto che questa collaborazione avrà un seguito. Un altro lavoro che ha significato molto per me è stata l'esecuzione degli Indianerlieder di Karlheinz Stockhausen con Nicholas Isherwood alla fondazione Vedova di Venezia. Mi ritengo molto fortunata di avere avuto la possibilità di lavorarci con Nicholas, che a sua volta ha eseguito questo pezzo molte volte e che ha alle sue spalle una lunga collaborazione con Stockhausen. Chi meglio di Nicholas Isherwood mi avrebbe potuto trasmettere le esigenze di Stockhausen stesso e chi meglio di Nicholas poteva guidarmi in questa avventura? Come scrive Stockhausen nell'introduzione: il pezzo può essere eseguito solo quando ci si immedesima completamente nel lavoro. Ecco, è ciò che è successo. Mi sono sentita trasportata in un'altra dimensione. Per quanto riguarda i progetti futuri, me ne vengono in mente due. The Mark on the Wall di Stepha Schweiger. Opera basata sul racconto omonimo di Virginia Woolf e scritto quasi su misura per me. In questo lavoro reciterò, canterò e danzerò. L'anteprima si farà al tête à tête festival di Londra, mentre il debutto vero e proprio si svolgerà a Berlino all'Acker Stadt Palast. Un altro lavoro molto interessante sarà Back into Nothingness, opera composta da Núria Giménes-Colman su libretto di Laure Gauthier. Debutteremo a marzo del 2018 al festival di Villeurbanne. Anche qui avrò modo di esprimere vari aspetti della mia ricerca sulla voce. Il lavoro sarà quasi interamente recitato, ma la voce recitante sarà usata in maniera musicale e ci saranno ovviamente anche passaggi cantati».

Vale la pena ricordare che Anna Clementi pur cresciuta a Roma (figlia del compositore Aldo Clementi) – dove ha studiato flauto traverso, recitazione e canto – si è poi formata a Berlino, città in cui ha studiato con Dieter Schnebel alla Hochschule der Künste. Proprio qui a Berlino, ha poi avviato una importante collaborazione con Schnebel e con il gruppo da lui creato Die Maulwerker; ha approfondito il lavoro sull'opera vocale e teatrale di J. Cage, incidendo un cd con musiche di John Cage Voice and Piano insieme al pianista Steffen Schleiermacher. Si è continuamente interessata alle possibilità di fusione tra canto, improvvisazione, parola, gesto e teatro e, proprio per questa ragione, il suo repertorio musicale si è sempre mosso tra musica elettroacustica, contemporanea, chanson e cabaret, club-music, sprechgesang, jazz, dodecafonica e sperimentale. Per tutto quanto premesso, non potevo non chiederle un parere sulla valenza della sinestesia delle arti oggi.

«Io credo che oggi più che mai sia presente una sinestesia delle arti. Anzi, penso che faccia parte integrante della vita artistica attuale. Con l’aiuto delle nuove tecnologie si possono trasformare suoni in elementi visivi, movimento in suoni o immagini, si possono creare connessioni e fusioni fra suono e segno, forma, struttura visiva o acustica, ritmo, frequenza, spazio. Credo che ci siano infinite possibilità per tentare di stabilire equivalenze visive tramite la stimolazione contemporanea plurisensoriale estendendo i livelli percettivi ad altre forme espressive.
Recentemente ho visto l’installazione “Manifesto”di Julian Rosenfeldt. 12 filmati della durata di 12 minuti vengono proiettati simultaneamente in loop in una sala suddivisa in 3 spazi con 12 schermi cinematografici. Cate Blanchett interpreta 13 personaggi molto diversi tra loro che recitano vari manifesti. Manifesti fluxus, dada, futuristi, antidogma eccetera vengono declamati da questi vari personaggi. La simultaneità di mondi, suoni, immagini, contraddizioni crea un universo di suoni e di atmosfere che si influenzano a vicenda anche se nettamente separati. Lo spettatore viene risucchiato dallo spazio, da frammenti di discorsi e vaga nel buio di questa enorme sala. Ci sono dei punti prestabiliti in cui tutti personaggi recitano le stesse frasi contemporaneamente. Come un ritornello di una canzone. Ed è sorprendente come questo momento di riconoscimento dia una sorta di sollievo a chi si aggira tra gli schermi. Per me questa è stata senza dubbio una delle esperienze di sovrapposizione delle percezioni più forti che ho avuto nel contesto di un’opera artistica».

L’anticatalogazione in Anna Clementi. Fiduciosi di riascoltarla ancora presto in Italia, in una delle sue poliedriche e personali interpretazioni della musica del 900 e contemporanea.