Otello e le sue musiche

Intervista a Silvia Colasanti, impegnata nell’”Otello” di Elio De Capitani in Elfo Puccini a Milano





di Rossella Spinosa

In questi giorni si può assistere a Milano, dal 24 ottobre al 13 novembre, ad una produzione dell’Elfo Puccini, con la regia di Elio De Capitani e Lisa Ferlazzo Natoli: Otello di William Shakespeare, nella traduzione di Ferdinando Bruni. Le musiche di scena sono state affidate ad una compositrice italiana, ben nota nell’ambito della musica da concerto, ovvero Silvia Colasanti; a cui ho chiesto di rispondere ad alcune domande, curiosa di ricevere un suo feedback su questa esperienza professionale, ovvero scrivere musiche per il teatro.

Parlaci del tuo rapporto con il regista/i
«Seguo e amo da sempre il lavoro di Elio De Capitani, che ho conosciuto personalmente più di un anno fa, condividendo uno stesso modo di intendere non solo il teatro o la musica, ma l'arte in genere: qualcosa di complesso e stratificato, ricco di memoria recente ma anche molto lontana, e nello stesso tempo intriso di una potenza evocativa e di una forza espressiva che deve arrivare dritta al pubblico. È stato quindi per questo particolarmente piacevole aver ricevuto la sua proposta di scrivere delle musiche di scena per questo Otello, di cui mi raccontava da tempo del progetto e della nascente collaborazione con Lisa Ferlazzo Natoli. Dagli incontri con lui e con Lisa sono nate delle idee di atmosfere emotive da presagire o da amplificare con la musica, che in una tragedia della psiche, come è questa, sembra dover nascere proprio nella testa dei personaggi».

Quali scelte strumentali ed espressive hai compiuto?
«Saranno quattro voci a rievocare The Willow Song - canzone di un amore infelice che Desdemona ricorda con Emilia in un momento di tesa malinconia - in un linguaggio contemporaneo che frammenta l'originale del tardo '500 e lo rielabora, sovrapponendone e sfumandone le arcaiche armonie. E saranno queste stesse note a risuonare in forma di carillon dall'organetto di un clown, presagio di future sventure, che così diventa alter ego di Desdemona e della sua sorte. La massa orchestrale di un mio precedente lavoro, Chaos, aumenta l'impatto sonoro, la tensione e la concitazione nella scena della tempesta che introduce il secondo atto. Un quartetto d'archi e percussioni inquieto, lirico e teso, è infine protagonista nell'introdurre un momento – quello dell'ingresso di Desdemona nella scena del Salice con Emilia - di oscurità e sospensione che presagisce il drammatico finale».

Quali interpreti hai scelto per il tuo lavoro?
«Son stata davvero lieta di lavorare con artisti di spessore, come il Quartetto Guadagnini e Leonardo Ramadori (rispettivamente archi e percussioni), Gianluca Giganti al violoncello, Arianna Vendittelli come voce solista e il Quartetto vocale: Elisa Paglialunga , Antonello Dorigo, Giorgia Bruno, Anita Rufini, con maestro concertatore Roberto Ciafrei. Inoltre, si è rivelata importante la collaborazione con Giuseppe Marzoli che si è occupato del suono nello spettacolo, ruolo che sembrerebbe esclusivamente tecnico, ma che in realtà ha assunto una valenza drammaturgicamente davvero rilevante. L’esperienza e la qualità del lavoro di Marzoli è noto e son stata davvero lieta di collaborare sinergicamente con lui per questa produzione».

La presentazione dello spettacolo dell’Elfo è realmente esplicativa dello spettacolo: «Mettere in scena Otello oggi – dicono i registi - è un modo per fare i conti con la singolare attrazione che la vicenda del Moro esercita in tutti noi, come un congegno misterioso messo lì per “innescare” una risposta emotiva sui presupposti ideologici e i fantasmi dell'inconscio collettivo con cui una società costruisce i propri parametri proiettando “fuori di sé”, sullo straniero, tutto ciò che ha di inconfessabile: moralismo puritano, voyerismo sessuale e sessuofobia, per dare fondamento e giustificazione alla propria xenofobia, alla misoginia e alle tante forme d'intolleranza sociale e privata di cui si compone…Una lettura tutta contemporanea che si fonda sulla nuova traduzione di Ferdinando Bruni, sensibile alla bellezza dell'endecasillabo, ma libera da ogni inclinazione letteraria e tanto attenta all'alternanza di lingua alta e bassa da avvicinarsi alla viva fluidità del parlato. E sulla dicotomia di chiari e scuri, di luci e ombre che le scene di Carlo Sala moltiplicano attraverso le grate, gli ori e le trasparenze di grandi sipari. E sul sensibilissimo contributo musicale di Silvia Colasanti.»

Non ci resta che seguire lo spettacolo… senza ombra di dubbio.