Construction dans l’espace et le silence

Intervista a Paolo Tarsi, sul video artwork in scena lo scorso 27 settembre nel Regno Unito





di Rossella Spinosa

Lo scorso 27 settembre è andata in scena la video-opera “Construction dans l’espace et le silence”, frutto della collaborazione tra l’artista Emiliano Zucchini e il musicista Paolo Tarsi. L’opera, che prende il titolo da una composizione di Tarsi, è stata presentata a Kalejdoskop East-West come parte del progetto “From East to West with Love” presso la Herbert Art Gallery & Museum di Coventry nel West Midlands (Regno Unito).

Paolo Tarsi ci spiega: «Questo lavoro a quattro mani prende forma dalla creazione dello spazio e del silenzio dal nulla. Lo sfondo a scacchiera bianca e grigia nella computer grafica rappresenta il livello alfa/zero, la dimensione da cui parte l’immagine dove materia e natura virtuale trovano il loro punto d’incontro. Le musiche sono tratte dal disco “Furniture Music for New Primitives” e vedono la collaborazione di Paolo Tofani (Area International POPular Group) che con la sua trikanta veena accompagna la formazione d’archi Quartetto Maurice su interferenze elettroniche a cura di Roberto Paci Dalò».

Chiedo a Paolo di spiegare meglio il titolo della sua produzione discografica (“Furniture Music for New Primitives”), titolo che richiama la musique d’ameublement, espressione coniata da Erik Satie per definire l’ultima fase della sua produzione (letteralmente “musica da arredamento”, talvolta tradotta con “musica da tappezzeria). «Il concept dell’album ruota attorno al romanzo Le città della notte rossa (1981) di William S. Burroughs, punto di riferimento sul piano formale per costruire i capitoli di questo lavoro e primo volume tratto da The Red Night Trilogy (1981-87), la trilogia dello scrittore Beat che comprende anche Strade morte e Terre occidentali. L’album vuole rappresentare un ritorno alle origini del minimalismo e vede dialogare tra loro musica contemporanea, rock sperimentale e improvvisazione in un percorso arricchito dalla presenza di tantissimi ospiti. Dai Junkfood al duo composto dall’ex Afterhours (ora nei Calibro 35) Enrico Gabrielli e Sebastiano De Gennaro (percussionista e ricercatore musicale in forza alle band di Daniele Silvestri, Le Luci della Centrale Elettrica e Baustelle), fino all’organista jazz Gianni Giudici. L’album è al tempo stesso specchio e metafora di un mondo, quello in cui viviamo, completamente saturo di segnali e modi di comunicare, popolato da creature virtuali che sembrano muoversi come dei nuovi primitivi di fronte alle possibilità tecnologiche del XXI secolo».

Dell’esperienza inglese, Paolo racchiude il feedback in poche parole: «Sia io che Emiliano Zucchini, abbiamo cercato di essere attenti a far sì che il nostro lavoro non venisse accolto come qualcosa di autoreferenziale o solo per addetti ai lavori. Per noi la cultura ‘alta’ deve essere in grado di viaggiare su più livelli, un po’ come sta succedendo da tempo oltreoceano, dove anche il pubblico non abituato al linguaggio delle sperimentazioni contemporanee si sente coinvolto e affascinato dalle nuove proposte. E questo senza doversi preoccupare in alcun modo di assecondare i gusti del pubblico».