Bologna Modern: un passo verso il futuro

Il compositore e direttore artistico Nicola Sani, ci parla della prima edizione del festival per le musiche contemporanee, svoltosi dal 14 al 23 ottobre scorso





di Rossella Spinosa

Da venerdì 14 a domenica 23 ottobre scorso, ha avuto luogo a Bologna la prima edizione di “Bologna Modern. Festival per le musiche contemporanee”, promosso dal Teatro Comunale. Un’edizione seguita e che ha suscitato forte interesse tra gli operatori del settore.
Ringrazio il direttore artistico del Teatro Comunale, il compositore Nicola Sani, per averne parlato con noi e aver risposto dettagliatamente alle mie domande.

Il Teatro Comunale di Bologna garantisce una priorità alla musica contemporanea - più di altre fondazioni liriche - già nella programmazione ordinaria; quali sono le ragioni sottese al sorgere del Festival Bologna Modern?
«Bologna Modern nasce dopo una serie di felici esperienze, avviate con sistematicità dal 2011 (anno in cui ho assunto la guida della programmazione artistica del Teatro Comunale) nel campo della musica del nostro tempo, a cui Bologna, capitale della Musica UNESCO e città aperta alle proposte sul contemporaneo, ha risposto molto positivamente; solo per ricordarne alcune cito il progetto biennale "The Schoenberg Experience", il progetto "Cento Cage", nel centenario della nascita di John Cage, "Pour Bruno", dedicato a Bruno Maderna o ancora "Resistenza Illuminata", dedicato a Luigi Nono. Il Teatro Comunale ha portato poi avanti in questi ultimi anni anche una politica di forte sostegno al contemporaneo, producendo ogni anno uno o due titoli di teatro musicale nella propria Stagione, come ad esempio Jakob Lenz di Wolfgang Rihm, Divorzio all'italiana di Giorgio Battistelli, Il suono giallo di Alessandro Solbiati e tanto altro ancora, che non mi dilungo qui a elencare. Con Bologna Modern, però, siamo riusciti a far sì che - per la prima volta - il grande repertorio sinfonico contemporaneo entrasse di diritto, con una serie di concerti dedicati, nella programmazione di una fondazione lirica del nostro Paese. Questo ritengo sia stato un passo davvero importante».

Quali sinergie con altre realtà territoriali e culturali hanno avuto modo di trovare spazio in questo Festival? La sinergia ha rappresentato un modo per creare nuovi eventi non possibili nelle specifiche singole programmazioni?
«Rispetto ad altri progetti ad ampio spettro, quali quelli che ho citato in precedenza, "Bologna Modern" è più focalizzato sul Comunale, che ha collaborato con quattro partner principali: "Musica Insieme" di Bologna, presieduta da Bruno Borsari, che ha consentito al Festival di arricchire la programmazione con due concerti di eccezionale interesse e spessore: David Krakauer con Ancestral Groove ed il Trio jazz Dejohnette - Coltrane - Garrison; la "Fondazione Golinelli", che ha sponsorizzato il Festival ed ha curato la presentazione dell'iniziativa presso il nuovo "Opificio Golinelli"; "TEDx", di cui abbiamo ospitato l'evento 2016 sul tema "Transition",  in una giornata affollatissima di giovani e studenti; "Robot Festival" che ha curato l'evento finale con un closing party guidato da uno dei più interessanti dj dell'attuale scena internazionale. Non avremmo certamente potuto rendere "Bologna Modern" un'iniziativa così rilevante, ricca e articolata, senza la sinergia con questi partner».

Un ruolo importante e focale quello dell’Orchestra del Comunale, con la programmazione di autori importanti della contemporaneità, come György Kurtág, Giacinto Scelsi, Toshio Hosokawa, Georg-Friedrich Haas, Friedrich Cerha, Salvatore Sciarrino, Franco Oppo, John Adams e Wolfgang Rihm.
Al contempo vi è stata la possibilità di ascoltare lavori di compositori italiani, come Alberto Caprioli, Paolo Perezzani e Martino Traversa. La interessante scelta è avvenuta in funzione di un progetto compositivo accomunante e/o di particolarità stilistiche specifiche, oppure per semplice valenza speciale dei lavori proposti dagli stessi compositori?

«Abbiamo voluto presentare tre nuovi lavori in prima assoluta, da noi commissionati a tre compositori che lavorano e operano al più alto livello nella città di Bologna e nella nostra Regione, perché volevamo mettere in risalto il ruolo del Teatro e della nostra orchestra come risorsa fondamentale per la nuova creatività e come punto di riferimento imprescindibile quale centro di produzione del territorio. Ci è sembrato giusto partire da lì. Caprioli, Perezzani e Traversa sono tre ottimi compositori, che solo raramente (e per di più all'estero!) hanno avuto l'opportunità di esprimersi attraverso le possibilità messe a disposizione da un vasto organico orchestrale e soprattutto da un'orchestra di grande prestigio. Penso che il ruolo di una fondazione lirica sia anche quello di mettere a disposizione le proprie risorse per la crescita culturale del territorio a cui appartiene e per lo sviluppo della creatività dei principali artisti che vi operano. Questo naturalmente non in via esclusiva. Prova ne sia che abbiamo inserito nel programma un ampio numero di autori contemporanei - tra i maggiori di oggi - italiani e stranieri, la cui presenza ha certamente costituito uno stimolo importante per gli autori delle tre nuove composizioni da noi commissionate. Abbiamo discusso assieme con i compositori gli organici e il taglio compositivo di ciascuna composizione. Lo abbiamo fatto lasciando loro la più assoluta libertà, aprendo uno scambio proficuo tra di noi, ma senza in nessun caso condizionare le scelte creative, completamente autonome, degli autori».

Il titolo di teatro musicale del nostro tempo prescelto è stato quello delle Conversazioni con Chomsky 2.0 del catanese Emanuele Casale, un lavoro multimediale che si è avvalso della regia e dei video di Fabio Scacchioli e della direzione d’orchestra di Yoichi Sugiyama.  Quale è stato il riscontro del pubblico e della critica sull’opera e quali le particolarità rilevate dalla direzione artistica ai fini della scelta di questo unico titolo per il teatro musicale all’interno del festival?
«Il Teatro musicale contemporaneo abita in molte parti della programmazione del Teatro Comunale; basterà ricordare l’inserimento nella Stagione in abbonamento della nuova produzione dell'opera di Salvatore Sciarrino Luci mie traditrici, in coproduzione con la Staatsoper di Berlino, con la regia di Jürgen Flimm e la direzione d'orchestra di Marco Angius. Pertanto la scelta di inserire Conversazioni con Chomsky 2.0 nel programma di "Bologna Modern" quale unico evento di teatro musicale ha avuto il significato di dare una connotazione più specificamente sperimentale alla linea del Festival. Conversazioni con Chomsky 2.0 è infatti una video-opera e la collaborazione tra Casale e Scacchioli si inserisce all'interno di quella sinergia tra suono e immagine elettronica che da sempre è al centro dei miei interessi. La critica ha apprezzato questa operazione con giudizi estremamente positivi e il pubblico ha accolto la proposta con molto favore, riempiendo la sala dell'Arena del Sole, dove si sono svolte le due recite in programma e decretando a questa nuova produzione un convinto successo. Vorrei concludere sottolineando la straordinaria qualità di tutte le esecuzioni dell'orchestra del Teatro Comunale di Bologna, sia per quanto riguarda i quattro concerti sinfonici, diretti da Nikolaj Znaider, Marco Angius e Tonino Battista, che per l'opera di Casale, diretta da Yoichi Sugiyama, a testimonianza dell'eccellente livello raggiunto grazie ad un lavoro costante di affinamento sul repertorio contemporaneo portato avanti in questi anni, con il convinto sostegno del direttore musicale del nostro Teatro Michele Mariotti. Questo è un risultato non indifferente e tutt'altro che scontato per una formazione orchestrale di una Fondazione Lirico-Sinfonica del nostro Paese».