Cantante tra le più dotate emerse sulla scena internazionale in anni recenti, la tedesca Diana Damrau ha dalla sua notevoli doti naturali, tecnica di prim'ordine, espressività catturante, grande raffinatezza di gusto. È un soprano di coloratura, in grado di districarsi con scioltezza nelle agilità e di inerpicarsi su altezze siderali: è difatti la più entusiasmante Regina della Notte apparsa ai nostri tempi, non solo per l'apparente facilità delle sue evoluzioni vocali, ma per la capacità di infondere carattere ed eloquenza anche a passaggi che altre interpreti risolvono puntando soprattutto su uno sfoggio di meccanica abilità. Il timbro pieno, la linea di canto omogenea e l'ampia estensione, anche verso le note basse, completano il suo invidiabile corredo. Scintillante vetrina per le qualità di Diana Damrau, e non solo per il suo funambolismo vocale, è questo cd intitolato Coloraturas, dove la cantante passa dalla Juliette di Gounod a Gilda, da Zerbinetta alla Rosina rossiniana, da Anne Trulove alla Lauretta di Gianni Schicchi, arrivando a Oscar del Ballo in maschera, a Linda di Chamounix e a Ophélie dell'Hamlet di Thomas, per concludere con un'entusiasmante interpretazione di «Glitter and be gay» dal Candide di Bernstein. Notevole il trasformismo stilistico che permette alla Damrau di trovare accenti, colori e fraseggi impeccabili per ogni repertorio in cui si cala; ben la coadiuva Dan Ettinger con la sua direzione duttile e sicura, dal podio dell'efficientissima Münchner Rundfunkorchester.
Patrizia Luppi
Recensione: Agosto 2010
Alfonso X Cantigas del Mar Cantábrico
Música Antigua / Eduardo Paniagua
Pneuma / PN-1170
Distr.: Sound and Music / 2009 / DDD / Libretto: buono
Altri due volumi della registrazione delle Cantigas de Santa Maria che Eduardo Paniagua sta conducendo con determinata ispirazione e puntigliosa ricerca storica alla guida del suo gruppo Música Antigua. Altri due importanti tasselli di un ambizioso progetto che col passare del tempo si sta rivelando non solo come una straordinaria iniziativa musicale, ma anche come una specie di originale studio antropologico perpetrato attraverso le parole e i suoni, come un peculiare approfondimento dell'immaginario fantastico e visionario dell'uomo medievale e delle molteplici e inaspettate declinazioni sacre a cui viene sottoposto in questa celebre raccolta artistica incentrata sui prodigiosi miracoli della Vergine Maria. Ascoltiamo le Cantigas de Flandes (delle Fiandre, PN-1150) e le Cantigas del Mar Cantábrico (la porzione dell'Oceano Atlantico che bagna le coste Nord della Spagna e quelle Sud-Ovest della Francia). L'interpretazione conferma l'impressione che l'operazione discografica delle Cantigas col passare del tempo stia imprimendo un segno indelebile sul profilo d'artista di Paniagua e, di conseguenza, su quelli dei componenti del suo gruppo: un'ulteriore maturazione musicale contrassegnata da uno stile più sobrio, da soluzioni timbriche e ritmiche meno accese, più raffinate e ricercate, da una maggiore importanza riconosciuta alla parola.
Massimo Rolando Zegna
Recensione: Agosto 2010
Arcangelo Corelli / Francesco Geminiani Mr. Corelli in London
Maurice Steger / The English Concert / Laurence Cummings
Harmonia Mundi / HMU 907523
Distr.: Ducale / 2009 / DDD / Libretto: buono
Della fortuna artistica di Arcangelo Corelli e, in particolare, della sua opera V giustamente spesso si è scritto e si è registrato: in ragione del modo con cui il compositore di Fusignano seppe imporsi all'Europa del tempo come modello assoluto di una nuova musica. Riconosciuto da alcuni come il più importante virtuoso di flauto diritto dei nostri giorni, lo svizzero Maurice Steger (nato a Winterthur nel 1971) propone qui uno spaccato del successo londinese della musica di Corelli, accompagnato da The English Concert – gruppo storico della musica antica d'oltremanica – diretto da Laurence Cummings. La selezione non è solo il tramite per apprezzare le portentose e assieme finissime qualità tecniche di Steger, che mai intaccano le proporzioni di uno stile fluido e immacolato, ma anche di verificare la vitalità della vita musicale ed editoriale della capitale inglese in età settecentesca attraverso un gioco di specchi, verrebbe da dire peculiarmente barocco nella sua spregiudicata capacità illusionistica. In sostanza, si ascoltano i pirotecnici interventi, massimamente di ornamentazione, che alcuni compositori anglosassoni del tempo apportarono all'edizione orchestrale dell'opera V che Francesco Geminiani a sua volta aveva realizzato lavorando sulla partitura di Corelli: fuochi d'artificio che si riflettono su fuochi d'artificio. In alcuni track (ad esempio, la Gavotta del Concerto n. 10) allacciate le cinture di sicurezza prima di godervi lo spettacolo.
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