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I CD 5 STELLE DI AMADEUS (Febbraio 2012)


Johann Sebastian Bach
Sei Concerti per il cembalo concertato Wq 43
Andreas Staier / Freibuerger Barockorchester / Petra Müllejans
Harmonia Mundi / 2 cd / HMC 902083.84
Distr.: Ducale / 2010 / DDD / Libretto: buono


Un doppio, strepitoso cd per sfatare un gruzzoletto di luoghi comuni. Per esempio che Carl Philipp Emanuel Bach – della talentuosa genia del sommo Johann Sebastian – incarnò anni di mutazione tra lo stile barocco e quello classico: un periodo dai contorni stilistici un po' debitori e un po' creditori. Niente affatto. I suoi 6 Concerti per cembalo concertato, frutto di un intenso lavoro risalente al biennio 1770-1772, in nessuna maniera permettono di incasellare la poetica del maestro in un'ideale transizione fra due epoche. Piuttosto, dalla fascinosa mezza dozzina – ove un cembalo oltremodo tosto non si fa intimidire da archi, flauti e potenti corni assumendo a volte nei loro riguardi un baldanzoso ruolo oppositivo – emerge un artista dalla sensibilità febbrile, irrequieta, sghemba e visionaria. Se sostituissimo il cembalo col fortepiano, potrebbe sortire il Mozart dei concerti per tastiera più avanzati, o addirittura il primo Beethoven. E se d'altro canto isolassimo la sola parte di cembalo, le assonanze con certe irruenze dell'epoca della "meraviglia" – qui di avida esplorazione tastieristica – dimostrerebbero quanto sangue barocco scorre ancora nelle vene del compositore. Ecco, stiamo cascando nella trappola dei crediti/debiti stilistici! Errore da non fare, perché Carl Philipp merita un posto tutto suo, specie se a interpretarne l'estro è un cembalista di classe come Andreas Staier, che con la Freibuerger Barockorchester inquadra la retorica dell'autore con coraggio ardito e ben oltre l'apparenza.

Nicoletta Sguben

Recensione: Febbraio 2012


Josquin Desprez
Masses De beata virgine, Ave maris stella
The Tallis Scholars / Peter Phillips
Gimell / CDGIM 044
Distr.: Sound and Music / DDD / Libretto: buono


Fondato nel 1973 da Peter Phillips, protagonista di una carriera a dir poco gloriosa, The Tallis Scholars è uno dei più conosciuti e affidabili ensemble che si dedicano all'ambito sacro della musica polifonica rinascimentale. Un'attività che dal marzo 1980 è stata affiancata da una serie di incisioni che hanno fatto la storia dell'interpretazione del repertorio del '400 e del '500. Cd pubblicati da Gimell: la casa discografica che Phillips ha fondato con il produttore Steve Smith. Senza data di registrazione, la Gimell presenta una produzione in cui il gruppo esegue due delle più significative Messe che Josquin Desprez ha basato su un tema gregoriano. Si tratta della Missa De beata virgine – lavoro tardo che, con tutta probabilità, fu il più conosciuto e il più eseguito vivente l'autore – e la Missa Ave maris stella: composizione di straordinaria compattezza e limpidezza contrappuntistica, esplicito esempio dell'arte dell'età di mezzo di Desprez, certamente ideato prima del 1505. Opere differenti, per più aspetti, ma accomunate dalla maturità stilistica, dal senso di perfezione, oltre che dall'instancabile e imprevedibile desiderio di sperimentare che contraddistingue molta dell'arte del compositore piccardo. Nel corso degli anni The Tallis Scholars si è fatto campione senza mezzi termini di un modello interpretativo basato su chiarezza e trasparenza assolute, sul senso di una bellezza algida: qui non nega questa suo dna ma lo ammanta, in maniera fruttuosa, con una austera e quasi smaltata ieraticità.

Massimo Rolando Zegna

Recensione: Febbraio 2012


Gustav Mahler
Symphony No. 6
Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia / Antonio Pappano
Emi / 2 cd / 0 84413 2
Distr.: Emi Music Italia / 2011 / DDD / Live / Libretto: buono / Italiano


Nel repertorio tra Otto e Novecento che l'Orchestra di Santa Cecilia sta affrontando sotto la direzione di Antonio Pappano in concerto e di riflesso in sede di registrazione c'è la Sesta sinfonia di Mahler, che la moglie Alma chiamò «tragica» (con una definizione forse accettata dallo stesso compositore ma che avrebbe più creato che risolto problemi critici). Della partitura s'ascolta qui un'interpretazione smagliante che con arte mirabile sa rendere ragione anzitutto dell'ampio respiro, che diventa immane nel finale lungo quanto una sinfonia classica, e del peso di segnali se non tragici certo inquietanti e inequivocabilmente associabili, sul piano semantico, all'avanzare e all'incombere ineluttabile di un minaccioso destino di morte. Ma in una lettura molto attenta a trovare il proprio tracciato e il proprio stesso equilibrio sul dipanarsi dello svolgimento musicale, Pappano sa dare il giusto rilievo a tutti i tasselli che vengono a costituire il mondo composito della Sesta: i contrasti violenti, le ambiguità, le sottigliezze espressive che giungono sino all'irruzione di suoni estranei al codice sinfonico (i campanacci, i colpi di martello). D'altro canto il senso di vitalità, l'autentica tensione narrativa e la spettacolarità che Pappano sa infondere non danno mai l'impressione di essere generiche, bensì di corrispondere a un'intima necessità e coerenza che non scaturisce soltanto dall'eccitazione dell'esecuzione dal vivo ma dallo studio e dalla finezza della concertazione.

Cesare Fertonani

Recensione: Febbraio 2012


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